padre georg ratzinger

CHI C'E' DIETRO PADRE GEORG? – LA RIVELAZIONE DI UN CARDINALE ITALIANO: “C’È UN PIANO SEGRETO PER STRESSARE IL PONTIFICATO E SPINGERE FRANCESCO ALLE DIMISSIONI – PADRE GEORG HA VALORIZZATO DISTANZE E FRATTURE TRA I DUE PAPI, ANDANDO FRONTALMENTE CONTRO IL GESUITA ARGENTINO” - MA CHI E' CHE VUOLE LOGORARE IL PONTEFICE? FARI ACCESI SULLA POTENTE COMUNITA' CONSERVATRICE DEGLI STATI UNITI...

Gianluigi Nuzzi per “la Stampa”

MONSIGNOR GEORG GANSWEIN PAPA FRANCESCO

 

«Il piano segreto dev'essere articolato su più assi e fasi, ma coltiva un unico obiettivo: stressare il pontificato per arrivare alla rinuncia di Francesco, contando su un progressivo indebolimento del santo padre e su scelte dottrinali che creano sacche di malcontento da enfatizzare e raccogliere». 

 

Chi parla è un navigato cardinale italiano, fine conoscitore della curia romana dai tempi di Wojtyla: «Gli oppositori di Francesco sono consapevoli che oggi rappresentano una minoranza, quantomeno ai posti di comando. Hanno bisogno di tempo sia per conquistare consensi sia per indebolire Bergoglio. 

 

georg batzing papa francesco

Per questo si muovono su più livelli: chi nell'ombra trama per ostacolare le mosse del papa, incrinando ad esempio le potenziali candidature forti al vertice della Congregazione per la Dottrina della Fede o della Conferenza episcopale italiana, chi pubblicamente crea tensione e scompiglio sugli indirizzi teologici come monsignor Georg Ganswein, il segretario di Ratzinger che, consapevolmente o inconsapevolmente, in libri e interviste ha valorizzato distanze e fratture tra i due papi, andando frontalmente contro il gesuita argentino». 

 

Insomma, quelli de "l'altra Chiesa", come qualcuno sussurra nei sacri palazzi, sanno bene che siamo distanti anni luce dal 2011-2012 quando Benedetto XVI decise di rinunciare e che quella situazione, quell'humus non è replicabile.

 

papa francesco bergoglio e monsignor gaenswein

All'epoca la curia romana era italiano-centrica con una solida alleanza tra segreteria di Stato ed episcopato americano, alla guida le famose tre B (Bertone, Becciu e Balestrero), in sostanziale equilibrio con la vecchia guardia di area diplomatica (Sodano) e astri nascenti (Piacenza). Benedetto XVI era consapevole che il Papa entrante avrebbe azzerato quel blocco di potere, coagulatosi fin dai tempi di Paolo VI, come poi avvenuto, in una lotta quotidiana finora poco raccontata. 

 

E, infatti, oggi troviamo uomini voluti da Bergoglio con una frammentazione del potere, a iniziare dal ruolo più contenuto affidato al cardinale Pietro Parolin, rispetto ai predecessori segretari di Stato. È innegabile che quest' ultimo abbia un ascendente più ridotto sul papa regnante, rispetto a quello esercitato da Bertone - almeno fino a metà 2012 - su Ratzinger.

 

Padre Georg Ganswein bacia la bara di ratzinger

Questa situazione rafforza Bergoglio che ha ormai quasi concluso i cambiamenti e impone cautela tra le file dei suoi critici. In questa direzione vanno interpretate le parole dell'arcivescovo Timothy Broglio, il conservatore presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e che sicuramente fa parte di chi è scettico nei confronti di questo pontificato. In una intervista a Repubblica, prima ha criticato le fuoriuscite di Ganswein («Se abbiamo critiche da fare al Santo Padre non bisogna farle tramite i mass media ma direttamente a lui personalmente. 

 

E considero monsignor Ganswein come un amico»), poi ha ripreso un altro obiettivo caro ai critici di Francesco, normalizzare la rinuncia in modo da renderla un passo quasi normale, soprattutto per questioni di salute: «Forse la possibilità di un ritiro di Francesco sarebbe più fattibile adesso che non c'è più il Papa emerito Ho visto anche la difficoltà, il fatto che non celebra: sono tutti elementi di un lavoro pastorale normale che mancano». Del resto, Francesco lo scorso mese ha spento 86 candeline e in una intervista all'Abc ha ricordato di aver già firmato una rinuncia in caso di impedimento di salute forse ricordando come terminò il pontificato di Wojtyla.

benedetto xvi padre georg gaenswein

 

Il riflettore è quindi acceso sulla potente comunità degli Stati Uniti e le parole scelte da Broglio tranquillizzano, ma solo fino a un certo punto. La visione di Bergoglio di una Chiesa universale che torna alle origini con un Vaticano ridotto nelle marce di potere e un'interpretazione minimalista, pauperista, ed ecologista delle scritture agita quella comunità e anima le discordanze. Rimbalzano le preoccupazioni su questioni profonde come l'abolizione del celibato obbligatorio per i sacerdoti, i diritti delle coppie gay, la comunione per i divorziati, che vanno riammessi, e ancora e ancora. I critici conservatori aumentano e fanno rete. 

 

PADRE GEORG GANSWEIN BACIA LA BARA DI JOSEPH RATZINGER

Certo, è da qualche mese che non tuona come suo solito monsignor Carlo Maria Viganò contro la fede globalizzata e un papa eretico, nemico della Chiesa, ma è più chi trama dietro le quinte per arrivare poi a porporati di rango come i tedeschi Walter Brandmüller e Gerhard Ludwig Muller, che firmarono i "dubia" su Amoris Laetitia con i cardinali Raymond Burke e Carlo Caffarra fino al guineano Robert Sarah e al novantenne Zen Ze-kiun, che ha appena incontrato Bergoglio ma che da una vita coltiva posizioni distanti dalla linea di dialogo con le autorità di Pechino per la chiesa clandestina e ufficiale in Cina.

 

Immigrazione, Islam e sessualità sono altri temi che dividono e creano frontiere tanto che in questo scacchiere organizzazioni come Opus Dei, Cavalieri di Colombo e cavalieri di Malta, seppur per motivi assai diversi tra loro, patiscono un raffreddamento nei rapporti, rispetto ai predecessori.

 

PAPA BENEDETTO XVI MONSIGNOR GEORG GANSWEIN

E così nei sacri palazzi l'attenzione ora è massima, anche la recente firma del Papa sulla riforma del vicariato di Roma, segnata a San Giovanni in Laterano e non in Vaticano ha suscitato congetture. C'è anche chi ha letto la scelta come un segnale chiaro di valorizzazione della sua figura di vescovo della capitale rispetto a quella di monarca assoluto del piccolo stato e pontefice. Del resto, la fatidica data del prossimo 11 febbraio, giornata della prima apparizione della madonna di Lourdes e della firma dei Patti Lateranensi, si avvicina. 

 

benedetto xvi ratzinger e georg gaenswein 1

Verrà ricordata soprattutto per il primo decennale dell'annuncio di Ratzinger che sconvolse il mondo: «Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino». Parole che in diversi, in penombra e a mezza voce, sognano di riascoltare con quell'inconfondibile accento spagnolo.

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)