ilva

COSA SUCCEDE SE L’ILVA CHIUDE? - SAREBBE LA FINE PER DECINE DI AZIENDE CHE LAVORANO PER L’IMPIANTO DI TARANTO FORNENDO PRODOTTI E SERVIZI - UN INTERO MICROCOSMO INDUSTRIALE (CIRCA 5000 OPERAI) CHE SCOMPARIREBBE INSIEME ALLA PIÙ GRANDE ACCIAIERIA D'EUROPA E AI SUOI 10.700 ADDETTI DIRETTI - I PROBLEMI SI SCARICHEREBBERO ANCHE SULLE IMPRESE MANIFATTURIERE ITALIANE CHE COMPRANO L'ACCIAIO COLATO A TARANTO…

Marco Patucchi per “la Repubblica”

 

di maio ilva

«Siamo spiacenti comunicare che la scrivente azienda è impossibilitata ad erogare gli emolumenti di ottobre». Per capire cosa significherebbe un'Italia senza l' Ilva, si può partire da qui, dalla lettera che ieri mattina la Giant, azienda dell' indotto siderurgico di Taranto, ha spedito ai rappresentanti sindacali. Niente stipendio per i lavoratori perché l'impresa, che fa manutenzioni meccaniche nello stabilimento, non si è vista saldare le fatture da ArcelorMittal.

 

L'inizio della fine per decine di aziende che esistono e lavorano esclusivamente per l' Ilva fornendo prodotti e servizi. Un intero microcosmo industriale (circa 5000 operai) che scomparirebbe insieme alla più grande acciaieria d' Europa e ai suoi 10.700 addetti diretti. E senza alcuna speranza di riconversione.

 

giuseppe conte contratto ilva

Superfluo spiegare il dramma sociale ed esistenziale per questi 15.000 lavoratori, per le loro famiglie, per interi territori. Ma il sisma della fine di Ilva, scaricherebbe scosse letali anche "a valle", con danni alle imprese manifatturiere italiane che comprano l' acciaio colato a Taranto. Un esempio didascalico: oggi un' automobile tedesca d' alta gamma monta per il 40-50% componentistica prodotta da aziende del nostro Paese. Una leadership conquistata anche in virtù della convenienza (economica e logistica) di rifornirsi all' Ilva: grazie a quel prezzo competitivo, le imprese italiane vendono componenti ai produttori di auto applicando a loro volta tariffari insostenibili per la concorrenza.

 

sciopero all'ilva

Ecco, se e quando l' Ilva non ci sarà più, scomparirà il vantaggio competitivo e la componentistica straniera sottrarrà quote di mercato, con effetti pesanti su un settore centrale nel sistema produttivo nazionale. E non solo su quello.

 

In base ai dati più recenti (precedenti comunque alla gestione di ArcelorMittal), ad acquistare l' acciaio Ilva sono per il 18% le aziende automotive (Fca su tutte), per il 17% quelle attive nelle infrastrutture (edilizia, grandi opere, oil&gas), il 15% finisce nel settore dei fusti, il 10% è rappresentato dalle lamiere (ad esempio il comparto dei cantieri navali), per il 7% lo utilizzano i produttori di elettrodomestici e per il 3% l' agroalimentare con la banda stagnata impiegata per i barattoli.

sciopero all'ilva 2

 

Resta una quota del 30% che finisce a distributori e trasformatori (tra questi, il gruppo Marcegaglia produttore di tubi) che a loro volta forniscono i settori auto, infrastrutture e meccanica. Dunque un'Italia senza Ilva, oltre ad abdicare dal ruolo di secondo produttore siderurgico europeo (in particolare, nel ciclo integrale degli altiforni insostituibile per le forniture più redditizie), vedrebbe depauperato anche l'intero sistema industriale, con evidenti effetti economici e occupazionali (i 3,5 miliardi di impatto annuo sul Pil stimati dallo Svimez).

 

«Nell' immediato non ci sarebbero particolari traumi - spiega Carlo Mapelli, docente al Politecnico di Milano - anche perché i clienti di Ilva già da qualche anno, a fronte delle evidenti difficoltà dell' azienda, si sono riposizionati sul mercato dei fornitori.

 

ilva

Consideriamo, in questo se nso, che già adesso l' Italia è importatore netto di 3 tonnellate all' anno di acciaio piano. Ma in prospettiva perdere un polo logisticamente strategico come Taranto sarebbe letale per la competitività di tutta l' industria italiana».

 

Un concetto che Davide Lorenzini, esperto di Siderweb, spiega con due estremi: «Se un' azienda italiana compra acciaio in Cina, dall' ordine alla consegna possono trascorrere anche due mesi, con i costi di trasporto che annullano il vantaggio competitivo del prezzo. Da Taranto o da Genova invece passa solo qualche giorno e, così, l' impianto pugliese diventa per le nostre imprese una sorta di magazzino pronto all' uso». E quel deposito potrebbe non esistere più in primavera quando, dicono gli analisti, il mercato siderurgico rialzerà la testa.  

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...