fiume misa maltempo marche

CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA – IL FIUME MISA, CHE È ESONDATO ANCORA UNA VOLTA CAUSANDO MORTI E DANNI NELLA ZONA DI ANCONA, POTEVA ESSERE MESSO IN SICUREZZA. I FONDI PER INTERVENIRE SUGLI ARGINI SONO STATI STANZIATI 36 ANNI FA MA NESSUNO LI HA MAI UTILIZZATI – SONO PROSEGUITE PER TUTTA LA NOTTE, SENZA ESITO, LE RICERCHE DEI DUE DISPERSI: IL PICCOLO MATTIA, 8 ANNI, E BRUNELLA CHIÙ, 56 ANNI – VIDEO

 

1 – MALTEMPO MARCHE, VIGILI DEL FUOCO: PROSEGUE RICERCA DEI DISPERSI

silvia mereu e il figlio mattia

(askanews) - Sono andate avanti per tutta la notte, ma ancora senza esito, le ricerche del piccolo Mattia, di 8 anni, e di Brunella Chiù, 56 anni, che risultano ancora dispersi nel nubifragio che ha riguardato le Marche. Le ricerche - secondo quanto riferito dai Vigili del fuoco - si concentrano nella zona di Contrada Coste, nel comune di Barbara, e si estendono a tutta l'area coinvolta dall'ondata di maltempo.

 

Sono 250 i vigili del guoco impegnati nella zona di Ancona, 100 in quella di Pesaro e Urbino. "Sono stati effettuati 600 e 300 interventi rispettivamente nelle due aree", si aggiunge. Nelle prossime ore, grazie al miglioramento delle condizioni meteo, si continuerà a scadagliare il fiume Nevola ed a rimuovere gli ostacoli presenti nel letto del corso d'acqua.

 

 

2 – I FONDI STANZIATI NELL’86, TUTTO FERMO ANCORA OGGI. COSÌ IL FIUME MISA È RIMASTO AREA A RISCHIO

Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”

 

FIUME MISA 1

Trentasei anni per assistere impotenti ad almeno tre alluvioni, costate una ventina di morti e danni per milioni di euro, e a una miriade di episodi minori collegati comunque a ondate di maltempo che non sono stati sufficienti per spingere chi avrebbe dovuto a mettere in sicurezza il fiume Misa.

 

Un corso d’acqua «a carattere torrentizio» che — come l’ingegner Alessandro Mancinelli, già consulente del comune di Senigallia aveva spiegato tempo fa in una sua relazione sul Piano straordinario di individuazione delle aree a rischio idraulico — è capace «di portate nulle nel regime di magra e di piene di centinaia di metri cubi». Anche senza bombe d’acqua, evidentemente.

 

È in particolare dal 1986, quando sono stati stanziati miliardi per la messa in sicurezza degli argini del Misa con i Fondi per gli investimenti e l’occupazione (Fio), che si comincia a parlare di cantieri da aprire a Senigallia per evitare le alluvioni che si sono susseguite numerose fin dal 1765: solo dal Novecento sono già state 13, le ultime tre in soli 16 anni.

 

FIUME MISA 2

Tutto ruota attorno alla creazione delle aree di laminazione, che servono a invasare le acque della piena e impedire che escano dagli argini e vengano mandate a valle. «Si tratta di milioni di metri cubi d’acqua», spiega Erasmo D’Angelis, ora segretario generale dell’Autorità di bacino del Tevere ma che nel 2014 — proprio all’indomani dell’alluvione del 3 maggio che aveva colpito sempre Senigallia provocando quattro morti — era il coordinatore della struttura di missione di Italia sicura, il programma del governo Renzi che aveva stanziato 45 milioni di euro degli otto miliardi complessivi, proprio per la costruzione della cassa di espansione per il Misa.

 

FIUME MISA 3

«Immensi contenitori, vasche enormi — spiega D’Angelis — che servono a immagazzinare l’acqua per frenarla. Il governo Conte ha cancellato Italia sicura e quel progetto, ma analoghe iniziative già finanziate a Genova e Firenze sono andate avanti». Anche questa avrebbe seguito la stessa strada, se tutto non si fosse fermato nel settembre 2020. «Per una questione di espropri — aggiunge — la procedura si è bloccata ancora per un anno e solo nel febbraio scorso, dopo le pressioni dei sindaci del territorio, c’è stata la consegna dei lavori, ma ancora non è partito nulla. Sono state sistemate solo alcune arginature».

 

Già il progetto del 1986 della Regione Marche non aveva visto la luce perché bocciato in quanto prevedeva un enorme cassone in cemento armato che non solo era stato considerato dagli esperti un errore dal punto di vista idraulico, ma avrebbe anche avuto un impatto negativo sull’ambiente.

 

MALTEMPO MARCHE

Il successivo progetto, che prevedeva l’impiego di altri materiali, con la terra battuta, era stato invece inserito nel piano di Italia sicura. «Vi avevano partecipato tutti, dall’Autorità di bacino alla Protezione civile, e poi il Comune e la Regione — ricorda D’Angelis — non se n’è fatto nulla, eppure quel progetto non era politico ma una necessità per il territorio, come si vede oggi. Le casse di espansione, due delle quali sono già state progettate, erano necessarie. In questo campo il tempo fa la differenza, se lo sprechi corri dei rischi».

 

Senza contare che già nel 2009 la Regione aveva avviato gare per i lavori di messa in sicurezza del fiume perché ritenute «urgenti e prioritarie» ma anche in questo caso, nonostante i fondi fossero a disposizione, solo una minima parte degli interventi sul Misa è stata portata a termine.

 

maltempo marche

Un caso di mala-burocrazia che si è trascinato fino al 2018 con i primi bandi, gli appalti assegnati ma solo per un tratto di Misa, con il blocco dei lavori a causa di problemi collegati alla valutazione di impatto ambientale. La modifica del progetto è durata altri tre anni, fino al 2021 quando finalmente i 900 mila euro stanziati per il posizionamento delle vasche di espansione hanno un loro utilizzo in un cantiere che viene aperto, appunto, pochi mesi fa. In questo caso in località Bettolelle.

 

Eppure sono state proprio le Marche a considerare il Misa un’area «a rischio idrogeologico molto elevato» (R4) nel Piano di assetto idrogeologico regionale. L’alluvione del 2006 ha portato alla progettazione di interventi con il posizionamento di casse di espansione in vari punti del fiume, come nel bacino del rio Scaricalasino.

 

maltempo marche

Ma a tutt’oggi gli interventi hanno riguardato, solo quando è stato possibile, la bonifica del letto del fiume e il dragaggio per cercare di rimuovere i detriti dell’alluvione del 2014. Troppo poco, evidentemente. Senza contare il nodo della pulizia dei terreni colpiti dall’ondata di siccità di quest’estate, che non hanno opposto resistenza all’acqua uscita dagli argini, come evidenziano ancora oggi dalla Protezione civile, che fa notare anche l’importanza fondamentale di mantenere i fiumi puliti e che le abitazioni non si trovino proprio a ridosso dei corsi d’acqua già a rischio.

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