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DIVORZIATI D’ITALIA, SVEGLIA! - CON IL NUOTO TESTO VOTATO ALLA CAMERA, CAMBIA TUTTO IN TEMA DI DIVORZIO: PER PERDERE L'ASSEGNO BASTERÀ UNA CONVIVENZA - ADDIO AL CRITERIO DEL TENORE DI VITA, IL GIUDICE POTRÀ PREVEDERE CHE IL MANTENIMENTO SIA A TEMPO DETERMINATO

Cristina Nadotti per “la Repubblica”

GENITORI DIVORZIO

 

Nessun voto contrario alla Camera per la proposta di legge sull'assegno di divorzio presentata dalla deputata Pd Alessia Morani. Il nuovo testo licenziato da Montecitorio con 386 voti favorevoli e 19 astensioni, e che dovrà ora passare al Senato, introduce due novità principali, perché l'assegno sarà slegato dal tenore di vita e potrà essere concesso anche soltanto per un periodo di tempo determinato, novità che fa parlare di un "assegno a tempo".

 

Le modifiche all' articolo 5 della legge in materia di divorzio 898/1970 prevedono che, nel valutare se concedere l'assegno dovuto al coniuge in caso di divorzio, il giudice dovrà calcolarne l'ammontare non soltanto in base al reddito del richiedente. Ai fini della concessione e della cifra conteranno infatti la situazione patrimoniale complessiva, la durata del matrimonio, l'età e la salute del richiedente, il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio di ognuno o di quello comune.

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Conteranno inoltre il patrimonio e il reddito netto di entrambi, il fatto che uno dei coniugi abbia un reddito ridotto anche in considerazione di studi interrotti o non fatti perché si è dedicato ai doveri coniugali o alla cura dei figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti. L'assegno non sarà più dovuto in caso di nuovo matrimonio, di convivenza o di unione civile e il giudice potrà predeterminarne la durata, valutando ad esempio una ridotta capacità di sostentarsi dovuta a ragioni contingenti o superabili.

 

La proposta di legge Morani arriva dopo diversi pronunciamenti della Cassazione a proposito del calcolo dell' assegno di divorzio sulla base del tenore di vita. Il caso più noto era stato quello dell' ex ministro dell' Economia Vittorio Grilli, quando, nel maggio del 2017, i giudici avevano respinto il ricorso dell' ex moglie del ministro, che reclamava l' assegno di mantenimento. Altre sentenze della Cassazione avevano in seguito indicato sempre più chiaramente che la valutazione dell' assegno non potesse prescindere da ciò che i coniugi avevano fatto, insieme, nel corso dell' unione, sia dal punto di vista economico, sia nella cura della famiglia.

 

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Alessandro Simeone, avvocato del comitato scientifico de "Il familiarista", solleva dubbi che la proposta di legge migliori quanto già indicato dalla Cassazione. «Il testo lascia grande discrezionalità ai giudici - osserva - che hanno ampio spazio di manovra nel valutare i parametri. L' originaria proposta della deputata Morani è stata ampiamente rimaneggiata e non mi stupirebbe se al Senato ci fossero ulteriori modifiche». Per il familiarista «la riforma proposta rischia di far venire meno quella chiarezza che, invece, sarebbe necessaria tutte le volte che si interviene sulla famiglia.

 

Nel 1987, proprio la legge sul divorzio era stata modificata per limitare la discrezionalità del giudice e la Cassazione nelle ultime sentenze aveva dato elementi chiarissimi.

Oggi si rischia di tornare indietro, per cui, magari, la stessa situazione a Roma sarà trattata diversamente da come lo p otrebbe essere a Milano».

 

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