guardia di finanza

DUE SUICIDI IN GUARDIA DI FINANZA NELLA SETTIMANA IN CUI SI E’ CELEBRATA LA FESTA DELLE FORZE ARMATE – UMBERTO RAPETTO: "AD OTTOBRE DEL 2018 SCRISSI UN PEZZO SU IL FATTO QUOTIDIANO: “SUICIDI IN GUARDIA DI FINANZA, IL MALESSERE È DIFFUSO. PERCHÉ?” A DISTANZA DI TRE ANNI QUEL QUESITO NON HA TROVATO RISPOSTA. A QUEL “PERCHÉ” VORREI AGGIUNGERE…"

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/01/suicidi-in-guardia-di-finanza-il-malessere-e-diffuso-perche/4662014/

 

Umberto Rapetto per infosec.news

 

 

Michele è l’ultimo di una lunga e interminabile serie, il secondo di questa settimana.

La mattina del 4 novembre si è alzato presto.

 

GUARDIA DI FINANZA

Giornata importante quella della Festa delle Forze Armate, piena di cerimonie e pubbliche celebrazioni. Lo sanno tutti. Michele però sa qualcosa di più. Qualcosa che forse non ha confidato, che non ha saputo spiegare, che non ha avuto il coraggio di tirare fuori, di cui nessuno è stato capace di accorgersi e di domandargli il banale e spesso di rito “Tutto bene?”

 

Giornata drammatica il 4 novembre. Per lui, per la famiglia, per chi lo conosceva, per chi gli voleva bene.

 

Michele deve partecipare ad uno degli eventi commemorativi ma ha ben chiaro che lo schieramento avrà un posto vuoto.

 

UMBERTO RAPETTO

Arriva al Ponte di San Vito a Ragusa e lì spicca il volo verso il cielo.

Non si conoscono le ragioni di quel gesto estremo e qualunque ne sia stata la radice non bastano le lacrime a sedare la rabbia che istintivamente fa urlare un tanto naturale quanto inutile “perché?”.

 

A dire il vero i “perché” sono più di uno. Non interessa soltanto la ragione del disperato salto nel vuoto, ma anche e soprattutto il motivo per il quale nessuno in ufficio (colleghi e superiori) si sia reso conto del disagio che stava tracimando e si accingeva a travolgere Michele…

 

guardia di finanza

Nel 1993 Michele è stato uno dei miei collaboratori. Faceva l’autista al Segretariato Generale del Ministero delle Finanze, quando io ero nello staff dell’indimenticabile Gianni Billia.

 

Fresco di corso alla Scuola Allievi Finanzieri, era solerte e disciplinato, forse poco espansivo (la poca esperienza fa esser timidi) ma certo non imperscrutabile. Era la mascotte di quella piccola unità “in divisa” nella pancia “civile” del Ministero, coccolato e simpaticamente sfottuto con l’affettuoso nomignolo di “Posalaquaglia” per la sua disponibilità a svolgere qualunque incarico gli venisse assegnato.

 

Mi è difficile credere che Michele sia riuscito a blindare il suo malessere al punto che nessuno lo potesse percepire.

 

UMBERTO RAPETTO

Ho fatto il comandante, l’ho fatto pretendendo dai miei “ragazzi” l’impossibile, facendo per loro tutto quel che era nelle mie possibilità e qualche volta pure di più. Mi bastava guardarli negli occhi per capire se qualcosa non andava e non potevo assolutamente permettermi che ci fossero preoccupazioni o problemi, quasi mi pesasse la responsabilità di esser capace di dar loro una mano.

 

Ero convinto (e lo sono tuttora) che il sentirsi chiamare “Comandante” fosse la più onerosa delle soddisfazioni. E’ una parola che – a mia volta – ho riservato ad una striminzita manciata di miei superiori meritevoli di un così gravoso appellativo, chiamando tutti gli altri con il “signor” seguito dal grado da loro rivestito. “Comandante” bisogna meritarselo e pochi ne hanno davvero diritto.

 

Comprendo sia difficile farsi carico dei “casini” degli altri, ma è proprio lì che sta la differenza tra un “Comandante” e un “superiore”. I superiori si dimenticano al primo cambio di incarico, i Comandanti – quei pochi – restano impressi nell’anima perché il loro cuore era capace di ospitare le paure, le difficoltà e i dolori di chi è alle dipendenze.

Michele è morto a due giorni di distanza di Francesco Saverio, maresciallo ordinario eufemisticamente “trovato senza vita” a Lodi. In comune non solo il doloroso epilogo, ma anche il 1991. Era l’anno di arruolamento di Michele, quello di nascita del giovane collega sottufficiale suicidatosi in Lombardia.

guardia di finanza

 

In comune hanno anche il messaggio a ciclostile con cui il Comando di appartenenza introduce con il consueto “A preliminare informazione si rende noto che…” e si conclude con la frase di rito “Sono in corso le procedure per attivare il supporto psicologico nei confronti dei familiari”.

 

In alcuni casi la solerzia degli incaricati alla redazione del “radiomessaggio” è tale da far sì che siano informate le “Superiori Gerarchie” prima dei genitori, come è successo con Francesco Saverio dove si legge che il Comandante Provinciale “sta contattando la famiglia del militare che risulta vivere a Napoli”…

 

Quel messaggio rimbalza spesso sulle chat dei gruppi di finanzieri che adoperano WhatsApp e il poveretto di turno ottiene finalmente quei 30 secondi di attenzione che magari avrebbe voluto nei giorni precedenti il drammatico togliersi la vita. Il suo nome, accompagnato al numero di matricola, per un istante diventa famigliare anche a chi non lo ha mai conosciuto, nome che chi lo aveva di fronte tutti i giorni probabilmente non abbinava ad un volto, ad una vita o ad un problema che meritava un briciolo di attenzione.

guardia di finanza

 

Ad ottobre del 2018 scrissi di queste cose in un mio pezzo su Il Fatto Quotidiano a ridosso della tragica scomparsa di un mio amico, il Colonnello Massimiliano Giua. Il titolo conteneva una domanda: “Suicidi in Guardia di Finanza, il malessere è diffuso. Perché?

 

A distanza di tre anni quel quesito non ha trovato risposta. A quel “perché” vorrei aggiungere “cosa è stato fatto nel frattempo” oltre al roboante “supporto psicologico nei confronti dei famigliari”?

 

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”