mario draghi joe biden emmanuel macron olaf scholz vladimir putin boris johnson guerra in ucraina

“IMPOSSIBILE FIDARSI DEI LEADER UE” – IL CREMLINO VUOLE TENERE GLI EUROPEI FUORI DAI NEGOZIATI E VIETA LORO L’INGRESSO IN RUSSIA – MA PUTIN NON AVEVA ASSICURATO A DRAGHI DI VOLERE L’ITALIA COME “GARANTE” DELL’INTESA CON L’UCRAINA? IL MINISTRO DEGLI ESTERI LAVROV: “GLI EUROPEI SI SONO RIVELATI UN TOTALE FALLIMENTO COME GARANTI DELL'ACCORDO TRA VIKTOR YANUKOVICH (ALL'EPOCA PRESIDENTE UCRAINO) E L'OPPOSIZIONE" – LE PRESSIONI DELL’OCCIDENTE SU CINA E INDIA

Francesca Sforza per “la Stampa”

 

VLADIMIR PUTIN

Russia al contrattacco, stavolta nei confronti dell'Unione Europea, e con un obiettivo preciso: depotenziare qualsiasi tentativo occidentale di imporre una presenza in Ucraina e di gestire l'ordine postbellico. In risposta alle sanzioni, infatti, il ministero degli Esteri russo ha vietato, come aveva già fatto per gli americani, l'ingresso nel Paese ai leader dell'Ue: «Le restrizioni si applicano ai vertici, ai commissari europei, a funzionari e rappresentanti dei governi, ai capi delle strutture militari, e a tutti quei parlamentari, personaggi pubblici e rappresentanti dei media che promuovono politiche anti-russe», si legge nella nota del Mid.

 

draghi putin

La decisione è maturata nei giorni scorsi, ed è stata illustrata con una certa chiarezza dal ministro Lavrov nel corso di un'intervista con i media serbi. «Gli europei hanno già dato prova della loro capacità di risoluzione della crisi sia nel febbraio 2014 in Ucraina, sia l'anno dopo a Minsk - ha detto - Si sono rivelati un totale fallimento come garanti dell'accordo tra Viktor Yanukovich (all'epoca presidente ucraino, ndr) e l'opposizione, che la mattina dopo ha sputato sul compromesso costringendo la diplomazia Ue a ingoiare un boccone amaro. Oggi - ha concluso - è impossibile fidarsi di loro».

 

 

macron putin

La rappresaglia nei confronti delle autorità comunitarie - a cui si aggiunge la decisione di trattenere in Russia tutti gli aerei stranieri rimasti nel paese, anche per fronteggiare la scarsità di aeromobili nazionali - fa parte non soltanto di una strategia finalizzata ad attaccare frontalmente gli europei, ma anche a mostrare che il "nuovo ordine mondiale", di cui Russia e Cina parlano da tempo e che è stato proprio ieri riconfermato ai massimi livelli, è già in preparazione. E prevede un asse asiatico che dalla Russia attraversi Cina, India e Turchia, con l'intenzione di espandersi fino ai Balcani.

 

Non è un caso, infatti, che alla domanda di un giornalista serbo sulla possibilità che Belgrado diventi uno dei luoghi su cui intavolare un negoziato di pace, Lavrov abbia risposto: «E' una grande città dal punto di vista della posizione e dello status, adesso siamo in Turchia, ma siamo pronti a considerare altre località, compresa Belgrado». Al di là della cortesia d'occasione, il disegno è chiaro: l'importante è che gli occidentali (americani e europei) restino fuori dai tavoli che contano, e che si allarghi il consenso a Est.

 

VLADIMIR PUTIN OLAF SCHOLZ

Operativamente, i russi non hanno ancora formulato una controproposta alla delegazione ucraina, ma dal fronte turco si continua a registrare ottimismo. «Sono determinato a intrattenere colloqui sia con Putin che con Zelensky - ha detto ieri il presidente Erdogan - e a entrambi dirò che il nostro obiettivo è farli incontrare il prima possibile». Gli incontri di Istanbul, secondo Erdogan, «hanno impresso un impulso positivo al processo di pace» e soprattutto hanno ritagliato per la Turchia uno spazio interessante: «Possiamo essere uno dei paesi garanti della sicurezza dell'Ucraina».

 

A Kiev non è sfuggito il disegno di Mosca, e in questa chiave va letto l'intervento di Zelensky ieri al parlamento belga: «Aiutateci - ha detto nel corso di un collegamento video - Fateci avere la possibilità di diventare membri dell'Unione Europea, la pace è più preziosa dei diamanti e degli accordi con la Russia, delle navi russe nei porti, del petrolio e del gas di Mosca».

LAVROV E WANG YI

 

L'Unione Europea domani ha in agenda un incontro con la dirigenza cinese, a cui cercherà di strappare un endorsement più esplicito a favore dell'Ucraina, sollevando il fantasma di un eventuale isolamento commerciale (l'interscambio con gli europei rappresenta il 13,7% degli scambi globali di Pechino, contro il 2,4% con la Russia). Anche americani e inglesi stanno muovendosi per fronteggiare la rete di alleanze a Est che Mosca sta tessendo da settimane, e hanno cominciato a fare pressing sull'India.

 

xi jinping joe biden

Sergej Lavrov è arrivato ieri a Delhi per sondare la posizione degli indiani rispetto alla crisi ucraina, e ci ha trovato anche il Sottosegretario agli esteri britannico Liz Truss, col mandato di chiedere al governo Modi di «ridurre la propria dipendenza strategica da Mosca». Il terreno della visita inglese era stato preparato dal Sottosegretario Usa Antony Blinken, che in una telefonata con il suo omologo indiano, lo ha informato del peggioramento della situazione in Ucraina e dell'importanza di «promuovere uno scambio libero e aperto per un prospero Indo-Pacifico» (anche in chiave anti-cinese, si intende).

BIDEN XI JINPINGlavrov putin

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…