soldati russi ucraina buriazia

“MAD VLAD” MANDA I POVERI IN UCRAINA COME CARNE DA MACELLO – LA MAGGIOR PARTE DEI SOLDATI DI MOSCA ARRIVA DALLE PROVINCE PIÙ POVERE E REMOTE DEL PAESE, LONTANE SIA GEOGRAFICAMENTE CHE CULTURALMENTE DALL’UCRAINA - MOLTI VENGONO DALLA BURIAZIA, UNA REPUBBLICA DELLA FEDERAZIONE RUSSA AL CONFINE CON LA MONGOLIA - ESPERTI MILITARI UCRAINI AVEVANO NOTATO CHE GIÀ NEL 2014 MOSCA CERCAVA DI INVIARE NEL DONBASS SOLDATI DELLE MINORANZE ETNICHE DELLA RUSSIA, PREFERIBILMENTE DI RELIGIONE MUSULMANA. IL MOTIVO…

Anna Zafesova per “la Stampa”

 

soldato russo

Il cartello con la scritta «No alla guerra» è talmente grande da coprire Irina Ochirova dai piedi quasi fino al mento, quando lei lo srotola sotto il monumento a Lenin in una delle piazze centrali di Ulan-Ude, la capitale della Buriazia. Suo figlio Sergey, 25 anni di cui 7 nell'esercito russo, è caduto prigioniero in Ucraina, in quella guerra che il Cremlino proibisce di chiamare guerra. 

 

Il video nel quale lui ammette davanti a una telecamera di aver guidato un camion carico di munizioni delle truppe russe che hanno invaso l'Ucraina è finito anche nei social russi, ma è stato bollato dalle autorità come un falso della propaganda di Kiev. 

 

soldati russi

La madre però l'ha riconosciuto. È andata in piazza per dimostrare a tutti che «quello non è un fake, quello è mio figlio». Ma al ministero della Difesa non le hanno risposto, e anche la lettera che ha scritto a Vladimir Putin non ha suscitato nessuna reazione, e Irina teme che suo figlio possa venire archiviato come un «fake». Il numero reale dei caduti e dei prigionieri russi, dopo dieci giorni di guerra, continua a restare un segreto. 

Soldati russi prigionieri 3

 

Volodymyr Zelensky parla di 10 mila soldati russi uccisi, un'enormità (in dieci anni di invasione dell'Afghanistan le perdite ufficiali dell'Armata Rossa non hanno superato i 15 mila uomini), il ministero della Difesa russo ha ammesso due giorni fa 498 caduti, le Ong che monitorano la stampa russa (posta sotto censura) stimano i caduti menzionati nei media in un migliaio. 

 

Molti vengono dalla Buriazia, una repubblica della Federazione Russa che dista circa 6500 chilometri da Kiev, al confine con la Mongolia: almeno otto militari, quasi tutti della 11sima brigata speciale d'assalto, sono morti e numerosi altri sono stati catturati. Le liste dei militari uccisi o catturati pubblicate dagli ucraini - Zelensky ha ordinato l'istituzione di un numero verde e di un sito dove le madri russe potevano reclamare i loro figli - non sono accessibili in Russia, e spesso le famiglie e gli amici vengono a sapere loro notizie solo quando Kiev pubblica i video dei prigionieri. 

BURIAZIA

 

Ma chi ha avuto modo di leggerle, come il capo del team d'indagine giornalistica Bellingcat Christo Grozev, ha notato una notevole quantità di cognomi non slavi. Potrebbe ovviamente trattarsi di una coincidenza, ma la quota di soldati catturati o uccisi che non hanno cognomi russi sembra sproporzionata. 

 

BURIAZIA

Come Rafik Rakhmankulov, un carrista catturato dopo essere stato abbandonato insieme al suo carro rimasto a secco, che ora sua madre Natalia cerca di recuperare dall'Ucraina. Come Nurmagomed Gadzhimagomedov, del Daghestan, Konstantin Mandzhiev, della Calmucchia, e Ilnur Sibgatullin, del Tatarstan, o Viktor Isaikin, della Mordovia, commemorati ufficialmente dai capi delle loro regioni.

 

Esperti militari ucraini avevano notato che già nel 2014 Mosca cercava di inviare nel Donbass soldati delle minoranze etniche della Russia, preferibilmente di religione musulmana. Il motivo è la parentela, linguistica, culturale, ma spesso anche di sangue tra russi e ucraini: nella parte europea della Russia è difficile trovare qualcuno che non abbia familiari dall'altra parte del confine, e comunque sparare a persone che parlano la stessa lingua può sembrare più faticoso. 

 

Soldati russi 5

La frase di Putin che si è vantato, due giorni fa, di essere «daghestano e ceceno, inguscio e tataro, ebreo, mordvino e osseto», suona inquietante in questo contesto. Anche perché i ragazzi benestanti delle grandi città russe evitano la caserma, o iscrivendosi all'università, o pagando mazzette. Ad andare al fronte, dice Grozev, sono i figli delle province più remote e povere, di famiglie disagiate e poco istruite. 

 

soldati russi in bielorussia

Il politologo Abbas Galyamov scrive di fare fatica a credere a un livello di cinismo che scelga la carne da cannone per etnia, ma ammette che «un piano del genere potrebbe essere efficace: un morto in un villaggio sperduto della Yakuzia farebbe diventare nera di dolore la madre, farebbe ubriacare ai funerali i compaesani, e poi?». 

 

Molte famiglie non avrebbero il coraggio e gli strumenti per protestare, a volte nemmeno per scrivere un post di denuncia. E molte famiglie potrebbero addirittura non ricevere un corpo da piangere: gli ucraini sostengono di non riuscire a restituire le salme dei russi al loro comando.

soldati russi diretti in kazakistan Soldati russisoldati russi in bielorussiasoldato russo

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…