oleg mandic

“NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ TORNO AD AUSCHWITZ” - OLEGO MANDIC È L’ULTIMO BAMBINO A USCIRE VIVO DAL CAMPO DI CONCENTRAMENTO: “ARRIVAI CHE AVEVO 11 ANNI, MI ASSEGNARONO IL TRIANGOLO ROSSO DEI PRIGIONIERI POLITICI” – ORA HA 87 ANNI E GIRA PER LE SCUOLE PER RACCONTARE LA SUA STORIA: “MENGELE NON MI CONSIDERAVA, FACEVA ESPERIMENTI SUI GEMELLI. NEL SUO REPARTO MANGIAVO MEGLIO. LA SOPRAVVIVENZA? IL 5% È STATO MERITO MIO, IL 15 DELL’AMORE DI MIA MADRE E L’80%...” – VIDEO

 

 

 

Riccardo Bruno per il “Corriere della Sera”

 

oleg mandic 1

Oleg Mandic arrivò ad Auschwitz nell' estate del 1944. Aveva 11 anni, con lui c' erano la madre Névenka e la nonna Olga. Gli tatuarono sul braccio sinistro il numero 189488 e gli assegnarono un triangolo rosso. «Prigioniero politico. A 11 anni!» sorride oggi amaramente. Fu liberato dall' Armata Rossa nove mesi dopo. «Mio nonno e mio padre si erano uniti ai partigiani jugoslavi, facevano parte degli alti ranghi vicini a Tito. I russi volevano portarci a Mosca, ma non c' erano voli. Evacuarono tutti dal lager, rimanemmo soltanto noi». Così Oleg è passato alla storia come l' ultimo bambino uscito vivo da Auschwitz.

 

oleg mandic con la mamma e la nonna ad auschwitz

Adesso è un uomo corpulento di 87 anni, uno sguardo dolce e una stretta di mano robusta. Ad Auschwitz-Birkenau è ritornato tredici volte. La prima nel 1969. «L' anno in cui scomparve mia madre. Anche lei voleva tornarci ma non fu possibile, le promisi sul letto di morte che l' avrei fatto io. Andai poco dopo. Quando arrivai stavano proiettando un filmato. Mi prese un colpo, mi alzai e gridai: "Quello sono io!". Per tre giorni mi fecero una grande festa».

 

È un documento in bianco e nero straordinario, il momento in cui gli ufficiali russi comunicano a lui e alla sua famiglia che l' incubo è finito, che possono tornare a casa.

oleg mandic 2mengele

Oleg (quando t' incontra ti chiede subito di dargli del tu) ha avuto un figlio, si è laureato in legge, ha lavorato nell' import-export e in un' impresa editoriale, come giornalista e nel marketing. La sua famiglia, di origine slava, viveva ad Abbazia, vicino a Fiume, che allora era italiana, e infatti ad Auschwitz gli venne associata la sigla «It». Si sente però croato, ama l' Italia e ha vissuto per trent' anni a Milano, prova che i confini sono soltanto sulle carte geografiche.

mengele

 

Da quando è in pensione gira per raccontare le atrocità che nessuno, soprattutto un bambino, dovrebbe mai vedere. «Il genio tedesco ha condensato millenni di conoscenze per creare un' industria, un nastro trasportatore che aveva come prodotto finale la morte. Dopo otto mesi arrivava in modo automatico».

 

oleg mandic 5

Calcola di essere sopravvissuto «il 5 per cento per merito mio, il 15 per l' amore di mia madre, l' 80 per fortuna». All' arrivo venne lasciato nel reparto femminile, anche se dopo i dieci anni non avrebbe potuto. Quando lo scoprirono e decisero di trasferirlo gli scoppiò la febbre. «In quel posto dove ogni giorno venivano uccise sistematicamente migliaia di persone, la febbre era un problema». Così venne «isolato» nel terribile reparto del dottor Mengele. E per lui fu ancora buona sorte. «Faceva esperimenti sui gemelli, a me non mi considerava. Anzi lì mangiavo meglio».

 

oleg mandic 3auschwitz 24

Tra i tredici ritorni al lager, ne ha contati cinque che definisce «per ragioni terapeutiche». «Nei momenti di difficoltà prendo l' auto, faccio il pieno e parto. Arrivo alle 7 di sera, quando i visitatori sono andati via, mostro il numero al braccio, il mio pass, entro, vado sulla rampa di Birkenau e sto seduto sui binari. Molto è cambiato, ma c' è ancora un albero come allora. Fa parte della mia vita, il punto d' incontro con il mio passato, con il mio destino, poter stare con le anime di chi non ce l' ha fatta».

 

oleg mandic con la mamma, la nonna e gli ufficiali russiauschwitz 23

È di questo che parla nei suoi incontri, in particolare con gli studenti, come qui a Treviso chiamato da Chiara e da altri genitori dell' istituto scolastico Felissent. «I ragazzi sono i più importanti, sono loro che dovranno ricordare quando noi non ci saremo più». È preoccupato dalla nuova ondata di antisemitismo, ma soprattutto dall' indifferenza, lui che non è ebreo ma fu vittima della stessa sorte. «A chi tace in questi momenti dico: guai a stare zitto, dovresti ricordarti che negli anni Trenta, quando vennero a prenderti, non c' era nessuno a difenderti perché quando presero gli altri tu tacevi».

oleg mandic al teatro kino europa di zagabria

 

A casa usa come fermacarte una pietra del crematorio numero 2. «Ogni volta che vado prendo un piccolo frammento. Fa parte della mia vita. Può scriverlo». Gli spettri del passato non lo abbandonano mai, eppure riesce a descriverli con leggerezza, perfino ironia. «A dodici anni avevo visto il male assoluto. Quello che mi aspettava da quel momento sarebbe stato un valzer. Grazie ad Auschwitz la mia vita è stata bellissima».

josef mengele

Poi però gli citano un film che ha provato ad usare gli stessi toni lievi e lui si irrigidisce all' improvviso, perde il sorriso, come se sprofondasse di nuovo ad allora. «Io ero lì, io posso farlo. Chi non c' era non può permettersi di scherzare sull' orrore».

oleg mandicauschwitz 22auschwitz 17TATTOO AUSCHWITZAuschwitz a colori 2auschwitz 13auschwitz 15auschwitz 14auschwitz 16auschwitz 21auschwitz 20auschwitz 18auschwitz 3auschwitz 2auschwitz 19oleg mandic 6

Ultimi Dagoreport

matteo piantedosi claudia conte

TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO? LA GIORNALISTA E “PRODUCER” DEI SUOI AFFARI SI È RESA CONTO DI AVER MESSO IN DIFFICOLTÀ IL PREFETTO IRPINO, E PURE SE STESSA (I SUOI INCARICHI PASSATI E FUTURI SARANNO PASSATI AL SETACCIO) – CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? IL BOCCOLUTO CONDUTTORE DI RADIO ATREJU SI È ACCORTO CHE LA NOTIZIA SAREBBE STATA UNA BOMBA SU PALAZZO CHIGI? – INFINE, LA DOMANDA DELLE DOMANDE: QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX "RAGAZZA CINEMA OK"? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

parolin papa leone xiv prevost pena parra barbara jatta franceaca francesca immacolata chaouqui

DAGOREPORT - GRRRRR! LA ZAMPATA DI PAPA LEONE: IN SOFFITTA L’ERA BERGOGLIO, PIENI POTERI A PAROLIN - PREVOST HA RESTITUITO IL FAVORE DELLA SUA ELEZIONE AL TRONO DI PIETRO CONCEDENDO, FINALMENTE IL GOVERNO DELLA CHIESA A PIETRO PAROLIN - PER 13 ANNI IL SEGRETARIO DI STATO E' STATO INFATTI IGNORATO E UMILIATO, PREFERENDO IL PAPA ARGENTINO FARSI RIMBAMBIRE DAL DISCUSSO EDGAR PEÑA PARRA, UNA SORTA DI RASPUTIN NELLE STANZE DI SANTA MARTA - COME NUOVO SOSTITUTO AGLI AFFARI GENERALI DELLA SEGRETERIA DI STATO ARRIVA PAOLO RUDELLI, MENTRE PEÑA PARRA VIENE ACCANTONATO COME NUNZIO IN ITALIA MA PARE CHE DURERÀ POCO: IL SUO NOME È DESTINATO A RIENTRARE NELLE CARTE DEL PROCESSO BECCIU - CON PAROLIN LA CURIA TORNA AD ESSERE UN'ISTITUZIONE CATTOLICA. E FORSE PER QUESTO C’È GRANDE AGITAZIONE TRA “LE CARDINALESSE” DELL'ERA BERGOGLIO, PRIVE DELLO SCUDO  DELLO SCUDO DI PEÑA PARRA: SUOR RAFFAELLA PETRINI, PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO VATICANO; BARBARA JATTA, DIRETTRICE DEI MUSEI VATICANI; L’AVVOCATO CANONICO LAURA SGRÒ, PALADINA DI CAUSE MOLTO MEDIATIZZATE E FRANCESCA IMMACOLATA (SI FA PER DIRE) CHAOUQUI...

matteo piantedosi claudia conte

FLASH – FERMI TUTTI: MATTEO PIANTEDOSI E CLAUDIA CONTE SI CONOSCEVANO GIÀ PRIMA CHE IL PREFETTO IRPINO DIVENTASSE MINISTRO! IL 16 DICEMBRE 2021, PIANTEDOSI PARTECIPÒ ALLA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, “LA LEGGE DEL CUORE”. UN EVENTO PATROCINATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA, ALLORA GUIDATO DA “SU-DARIO” FRANCESCHINI – GLI “ADDETTI AI LIVORI” “DATANO” L’INIZIO DELLA RELAZIONE TRA I DUE AL 2023, QUANDO CLAUDIA CONTE MODERÒ UN CONVEGNO SULL'EREDITÀ DI ALDO MORO AL SENATO, A CUI PARTECIPAVA IL MINISTRO DELL'INTERNO. AVEVANO INIZIATO A FREQUENTARSI PRIMA?

claudia conte

DAGOREPORT - COME MAI I CAMERATI VIA DELLA SCROFA HANNO MESSO SU UNA SCENEGGIATA PER SPUTTANARE LA LIASON TRA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MATTEO PIANTEDOSI E LA CURVACEA CLAUDIA CONTE? - SAPETE CHI E' STATO AD INTERVISTARLA? NIENTEMENO CHE IL SOCIAL MEDIA STRATEGIST DI FRATELLI D’ITALIA ALLA CAMERA, MARCO GAETANI, UN BOCCOLUTO DONZELLIANO TENDENZA ARIANNA - BENE: SE TUTTO È STATO CUCINATO IN VIA DELLA SCROFA, PERCHÉ STENDERE IL TAPPETO ROSSO ALLA DICHIARAZIONE D'AMORE DELLA "PREZZEMOLONA" DEI PALAZZI ROMANI, METTENDO IN MUTANDE IL NUMERO UNO DEL VIMINALE? - PERCHE' LA SUA POLTRONA È DA ANNI RICHIESTA VIGOROSAMENTE INDIETRO DA MATTEO SALVINI, DI CUI PIANTEDOSI ERA ALL'EPOCA IL SUO FIDO CAPO DI GABINETTO, POI PASSATO SOTTO L'ALA DELLA MELONA ACCHIAPPATTUTTO? - VISTO CHE È IN VENA DI RIVELAZIONI, PERCHÉ CLAUDIA CONTE NON CI DICE DA QUANTO TEMPO VA AVANTI LA SUA AFFETTUOSA AMICIZIA CON IL MINISTRO DELL'INTERNO? ''TRE ANNI DI PIANTEDOSI'', COME QUALCHE "ADDETTO AI LIVORI" SUSSURRA? PERCHÉ - MA GUARDA TU IL CASO! - È PROPRIO DA TRE ANNI CHE LA STELLA DI CLAUDIA HA INIZIATO A SBRILLUCCICARE NEI CIELI TRICOLORI - VIDEO

donald trump roberto cingolani

FLASH! – L’INCAZZATURA DI MELONI CON ROBERTO CINGOLANI? FOLLOW THE MONEY! L’IRRITAZIONE DELLA PREMIER CON L’AD DI LEONARDO NON SI DEVE A QUESTIONI POLITICHE O AL SOLO DESIDERIO DI FARE PIAZZA PULITA DOPO LA BATOSTA REFERENDARIA. LA “COLPA” DI CINGOLANI È DI AVER PROGETTATO IL SOFISTICATISSIMO SCUDO ANTI-MISSILE “MICHELANGELO DOME”. DAGLI STATI UNITI SI ASPETTAVANO CHE L’ITALIA, COME LA GERMANIA, RICORRESSE AL COLLAUDATO SISTEMA ISRAELO-AMERICANO “IRON DOME”, A CUI IL PROGETTO ITALIANO FAREBBE UNA BELLA CONCORRENZA…