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IN MEDIA STAT MOLESTIA – L’85% DELLE GIORNALISTE ITALIANE SOSTIENE DI AVER SUBITO MOLESTIE SUL LAVORO: I RISULTATI DEL SONDAGGIO DELLA “FNSI” – BATTUTE, SGUARDI, INSULTI, SVALUTAZIONI, MA NESSUNO DENUNCIA PER PAURA DELLE CONSEGUENZE: I MANDRILLONI SONO QUASI SEMPRE I SUPERIORI…

Francesca Sforza per ''La Stampa''

 

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«Avrei dovuto denunciare e non l' ho fatto per paura delle conseguenze, che purtroppo ci sono state. Il problema è che se chi molesta poi viene 'tutelato' dall' editore perché dovrebbe pentirsi di quello che ha fatto? Io ho una memoria depositata da un notaio sull' accaduto». È questo uno dei commenti lasciati a margine del questionario diffuso dalla Federazione Nazionale della Stampa tramite la sua Commissione Pari Opportunità che ha coinvolto oltre mille giornaliste e i cui risultati sono stati presentati ieri a Roma da Linda Laura Sabbadini, che si è occupata della cura scientifica.

 

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La prima indagine italiana sulle molestie nei confronti delle donne nel mondo dei media racconta di vite professionali costellate di molestie nell' 85% dei casi. Quasi tutte hanno sperimentato battute verbali, sguardi, insulti, svalutazioni, ma il 59,1% ha ricevuto anche inviti insistenti, pressioni via social, pedinamenti, richieste esplicite.

 

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Per arrivare al dato più grave in assoluto, che registra la presenza di ricatti sessuali nel lavoro per il 35,4% delle colleghe di cui l' 1,3 nell' ultimo anno. Come ha osservato una collega, sempre in forma anonima: «Le molestie spesso - almeno per la mia esperienza - sono molto più sottili di quanto prevedesse il questionario, battutine, ammiccamenti, comunque fastidiosi, anche se non da denuncia. E poi la costante penalizzazione delle donne incinte e mamme. A me è capitato e non ho mai avuto l' appoggio del cdr o del sindacato».

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La maggior parte delle donne molestate lavora nei quotidiani e nelle tv, e ha un contratto a tempo indeterminato. Nella maggior parte dei casi si è trattato di un singolo episodio, ma c' è un 18% che ha ammesso di aver subito molestie per più di un anno. Soprattutto all' interno delle redazioni, spesso davanti ad altri colleghi, e a tutte le età (la maggioranza nella fascia 27-30 anni).

 

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Gli autori sono in maggioranza uomini (nel 98,6% dei casi, mentre è una donna nell' 1,4%) e superiori, di età compresa tra i 45 e i 60 anni. Il 26,9% ha subito molestie dal suo diretto superiore, il 16,7 da un collega con maggiore anzianità, il 14,8 da direttore o vicedirettore e l' 11,3 da un superiore non diretto.

 

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Dice molto, inoltre, del clima che si respira in alcune redazioni, il fatto che in quasi un terzo dei casi, altri colleghi hanno assistito a episodi di molestie senza intervenire, forse per "accettazione" o per scarsa consapevolezza della gravità delle molestie. «Quando mi è accaduto l' episodio più grave - ha scritto una giornalista sempre nei commenti a margine - da parte di un collega che era molto stimato e che oggi è un giornalista molto noto, un altro collega (amico del molestatore e oggi noto opinionista) mi ha convocato nel suo ufficio per dirmi che le molestie non erano tali, ma andavano considerate come un normale "corteggiamento". Ho scritto che i due colleghi sono oggi giornalisti e opinionisti famosi per sottolineare che il loro modo di pensare può influenzare la vita nelle redazioni che dirigono».

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Alla domanda «perché non hai presentato denuncia?», la maggior parte ha risposto che si è trattato di un episodio isolato (42,8%) che era inutile (22,7) o che aveva paura di essere giudicata male o non creduta (10,8). Contro l' autore non vengono presi provvedimenti nel 90,6% dei casi, anche se, a conoscenza delle intervistate, nel 25% dei casi le molestie si sono ripetute nei confronti di altre donne. E dopo le molestie? Il 50% ha dichiarato di aver continuato a lavorare come se nulla fosse, un 15,8 ha detto invece di essersi sentita penalizzata, il 5% è andato via, il 4,9% ha rinunciato alla carriera, il 4% ha cambiato lavoro.

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