scattone ferraro russo

I MISTERI DEL DELITTO MARTA RUSSO – SONO PASSATI 25 ANNI MA CI SONO ANCORA OMBRE SULLO SPARO CHE UCCISE LA STUDENTESSA ALLA "SAPIENZA" – SCATTONE E FERRARO CONDANNATI PER OMICIDIO COLPOSO SONO ENTRAMBI CONVINTI DI ESSERE VITTIME DI UN CLAMOROSO ERRORE GIUDIZIARIO. IL RESIDUO DI POLVERE DA SPARO TROVATO SULLA FINESTRA DELL'AULA NUMERO 6 FORSE NON ERA POLVERE DA SPARO - LA PISTA ALTERNATIVA: QUELLA DEI DIPENDENTI DELL'IMPRESA DI PULIZIE CHE AVEVANO UN BAGNO AL PRIMO PIANO E…

Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

scattone ferraro

Umidità. Segni neri del tempo. Passaggio degli anni sulla targa per Marta Russo.

«Voi conoscete la sua storia?».

 

Le ragazze stanno sdraiate su un'aiuola al sole e mangiano un panino davanti all'ingresso dell'Università La Sapienza. «No, chi era?». Marta Russo, 22 anni, studentessa di Giurisprudenza, campionessa di fioretto, figlia di Aureliana Iacoboni e di Donato Russo, sorella di Tiziana, uccisa con un colpo di pistola sparato dall'aula 6 dell'istituto di di Filosofia del diritto il 9 maggio del 1997.

 

Uccisa a caso. Mentre andava a lezione.

 

Sono passati venticinque anni e nessuno ha ancora trovato pace per quel delitto senza movente.

scattone ferraro marta russo

«La stanza di Marta è rimasta identica», dice adesso il padre Donato Russo. «Abbiamo tenuto tutte le coppe. Ho avuto la fortuna di essere il suo maestro di scherma quando ha vinto il titolo italiano a 11 anni. Quello per me è il ricordo più felice, e lì che vado a cercare conforto. Ma poi Marta era cresciuta, voleva diventare magistrato. Era molto sensibile e portata per lo studio, bravissima. E noi eravamo felici per lei».

 

I genitori di Marta Russo questo lunedì torneranno sotto la targa all'Università.

 

«Andremo al mattino. È sempre difficile passare là sotto. Bisogna farsi coraggio e certe volte il coraggio non basta. Fa ancora male stare nel punto esatto dove è successo il dramma».

vittorio pezzuto marta russo

 

Marta Russo, che camminava in un vialetto della città universitaria a fianco all'amica Jolanda Ricci, si è accasciata all'improvviso. Il proiettile passato dall'orecchio sinistro si è conficcato nella nuca. È morta dopo quattro giorni di coma. I suoi organi sono stati donati, come lei stessa aveva detto di voler fare dopo aver sentito in televisione la storia di Nicholas Green. Dunque, oggi, Marta Russo vive altrove. Mentre tutti gli altri protagonisti del delitto sono rimasti prigionieri di quel tempo. È uno di quei casi in cui la storia di un processo non diventa storia.

 

Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro si sono sempre dichiarati innocenti e ancora lo fanno. Sono stati condannati a 8 e 6 anni di carcere per omicidio colposo e per favoreggiamento e porto abusivo d'arma. Erano due assistenti universitari. Erano amici, appassionati di calcio, uno della Juve e l'altro del Toro. Ancora lo sono. Il primo fa traduzioni dall'inglese e dallo spagnolo, il secondo insegna chitarra e pianoforte, scrive canzoni e lotta per i diritti dei carcerati. Sono entrambi convinti di essere vittime di un clamoroso errore giudiziario. Giovanni Scattone abita all'Eur, nella stessa casa della sua famiglia in cui andarono ad arrestarlo: «Ho deciso di non rilasciare più interviste, perché tanto è inutile». Salvatore Ferraro vive con la moglie accanto all'Università La Sapienza: «Sono sempre rimasto qui. Accetto volentieri di parlare, ma solo se possiamo fare un lavoro organico su tutte le carte processuali. Altrimenti, va bene lo stesso». Così aveva detto in aula: «Non posso confessare nulla, perché non ho fatto nulla».

marta russo

Tutti i dubbi sono già stati messi in fila durante questi anni. Per esempio nel podcast Polvere, firmato da Cecilia Sala e Chiara Lalli per l'HuffPost.

 

Il residuo di polvere da sparo trovato sulla finestra dell'aula numero 6 forse non era polvere da sparo: la particella bario più antimonio potrebbe essere altro. La testimonianza ritrattata dell'impiegata Gabriella Alletto, che tuttavia diventerà il caposaldo dell'accusa: «Io in quell'aula non c'ero! Lo volete capire? Lo giuro sulla testa dei miei figli! Io non ho visto nulla». «Si sforzi. Deve per forza ricordare qualcosa».

scattone ferraro

 

E sì, alla fine Gabriella Alletto ricorderà: 36 giorni dopo il delitto. Ma perché hanno sparato? L'assenza di movente fu la ragione stessa dell'omicidio: dimostrare di saper compiere un delitto perfetto. Per questo Scattone e Ferrara l'hanno ideato. Per una specie di «superomismo» nietzschiano, per dimostrare a loro stessi di esserne capaci. Infine, il dubbio più grande, la pista alternativa: quella dei dipendenti dell'impresa di pulizie che avevano un bagno al primo piano sulla stessa ala dell'università, bagno da cui avevano sparato per gioco e che chiamavano «il deposito delle munizioni».

 

Due dipendenti di quella impresa di pulizie andavano a esercitarsi al poligono. Il padre di Marta Russo sa tutto questo, e lo sa con rammarico: «Purtroppo la verità giudiziaria non è mai diventata anche la verità fuori dall'aula. Eppure gli investigatori erano fra i più bravi in circolazione, poliziotti finiti ai vertici nazionali. Ci sono stati cinque gradi di giudizio e sentenze, nonostante questo sempre qualcuno mette in discussione la verità». Le fa male questa solitudine?, domandiamo al padre di Marta Russo.

 

marta russo

«Può dispiacermi, ma se dopo un quarto di secolo quelle due persone non hanno provato un sentimento di compassione per nostra figlia io non so cosa dire, mai abbiamo ricevuto una parola da Scattone e Ferraro». L'aula 6 adesso è «un'aula seminari». Ma il numero è scritto ancora in alto con un pennarello nero. Da quella finestra è partito il colpo di pistola. «Mia madre venticinque anni fa era una studentessa, è lei che mi ha spiegato la storia di Marta Russo, è grazie a lei se adesso so quello che è successo», dice lo studente di Filosofia del diritto Massimo D'Angelo. La finestra è aperta: una ragazza con lo zainetto rosso sta passando lungo lo stesso vialetto, alla medesima ora. È lo specchio rotto d'Italia, dove i pezzi non si ricompongono mai.

marta russo

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO