frecciarossa lodi mario dicuonzo giuseppe cicciu'

LA MORTE CORRE SUI BINARI – I DUE MACCHINISTI DECEDUTI NEL DERAGLIAMENTO DEL FRECCIAROSSA DI LODI SONO GIUSEPPE CICCIÙ, 51 ANNI, E MARIO DICUONZO, 59. IL PRIMO ERA UN SINDACALISTA MOLTO ATTENTO AL RISPETTO DELLE REGOLE. IL SUO ULTIMO POST SU FACEBOOK:  “PRIMA LA SICUREZZA” - DICUONZO ERA STATO UNO DEI PRIMI A PRENDERE IL COMANDO DEI TRENI AD ALTA VELOCITÀ E STAVA PER ANDARE IN PENSIONE – VIDEO

 

1 – «UNO SCAMBIO APERTO PER ERRORE»

Cesare Giuzzi per il “Corriere della Sera”

 

frecciarossa deragliato a lodi 1

Lo scambio lasciato «aperto» verso un binario morto. Un errato via libera alla circolazione comunicato alla centrale operativa e l' ok al tracciato per il Frecciarossa.

È in questa incredibile catena di errori e coincidenze che si nasconde la causa del deragliamento dell' Etr 9595 e del disastro lungo l' Alta velocità.

 

Per gli investigatori a innescare lo «svio» dai binari è stato l' errato posizionamento del «deviatoio numero 05». Lo scambio, infatti, doveva essere in posizione «chiusa». In pratica rivolto in modo da consentire il passaggio del treno senza deviazioni lungo il suo itinerario. Anche perché si tratta di uno scambio che porta a un binario senza uscita, usato solo per consentire ai mezzi di manutenzione di entrare e uscire dalla linea.

 

il frecciarossa deragliato a lodi

Invece gli investigatori del Nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer lo hanno trovato «aperto», in una posizione attiva per deviare la corsa del convoglio verso sinistra e quindi in direzione del deposito dei mezzi di manutenzione. Una circostanza che non si sarebbe mai potuta verificare in condizioni normali, visto che la rete è protetta da un sistema di sensori e segnalamento indispensabile per avere il via libera al movimento dei treni superveloci.

 

Ma nella notte tra mercoledì e giovedì proprio su quello scambio posizionato al chilometro 166+771, sono stati effettuati lavori di manutenzione. Interventi che secondo Rete ferroviaria italiana sono stati di routine e di semplice «manutenzione ordinaria ciclica». Ma sui quali ora si concentra l' attenzione del procuratore di Lodi, Domenico Chiaro. Alcuni viaggiatori già mercoledì pomeriggio avevano notato uno strano sobbalzo al passaggio in quella tratta.

frecciarossa deragliato a lodi 3

 

Non c' è dubbio che il «punto zero», l' inizio del deragliamento, sia in corrispondenza dello scambio incriminato. Ma perché il deviatoio è stato lasciato in posizione attiva quando invece doveva essere chiuso? La spiegazione si trova in un fonogramma - pubblicato nel pomeriggio dal sito del Fatto Quotidiano - nel quale il deviatoio viene indicato in posizione corretta al termine dei lavori di manutenzione. Il messaggio, inviato alla centrale alle 4.45 (50 minuti prima dell' incidente) dice testualmente: «Deviatoio 05 disalimentato e in posizione normale...». Indicazione che ha fatto scattare il via libera al transito del Frecciarossa senza alcuna limitazione. Ma perché nessuno si è accorto che lo scambio era nella posizione sbagliata? Tutto si spiegherebbe con la manovra di «disalimentazione» effettuata dagli operai nella notte. Il deviatoio sarebbe stato «isolato» dal resto della rete impedendo agli addetti alla centrale e al software di rilevare l' errato posizionamento.

 

frecciarossa deragliato a lodi 2

Il sospetto degli investigatori è che il tutto sia avvenuto per un banale errore di chi, in realtà, doveva accorgersi che lo scambio dopo la manutenzione non era tornato in posizione corretta. Per questo gli inquirenti hanno interrogato la squadra di operai Rfi che ha lavorato sul «deviatoio oleodinamico morsettato». C' è l' ipotesi che durante la manutenzione lo scambio o alcune sue parti siano state riposizionate in modo sbagliato. Ma per accertarlo serviranno analisi approfondite anche sulle scatole nere del treno.

 

giuseppe cicciu'

Per quale motivo lo scambio è stato isolato dal resto della rete? Probabilmente i lavori di manutenzione non erano stati risolutivi e i tecnici avevano così deciso di «togliere alimentazione» e impedire che potesse essere aperto da remoto (a mano è impossibile spostarlo). Manovra frequente, ma che ha impedito un secondo controllo di sicurezza.

 

2 – GIUSEPPE, L'EX BOY SCOUT CHE NEL SINDACATO LOTTAVA PER LA SICUREZZA

Giampiero Rossi per il “Corriere della Sera”

 

Quando è partita la catena di telefonate tra ferrovieri e sindacalisti, negli uffici della Fit Cisl il primo pensiero allarmato è andato a lui: «Oddio, Giuseppe è partito oggi alle 5.10...». Ma l' intervallo di tempo per alimentare le speranze è stato breve. Poco dopo la notizia dell' incidente è arrivata la conferma della morte di due colleghi.

 

sequenza del deragliamento del frecciarossa a lodi

E uno dei due è Giuseppe Cicciù, 51 anni, padre, marito, attivista sindacale, volontario nel sociale, uomo ricco di interessi e passioni. A partire dal lavoro. Figlio di un ferroviere, originario di Reggio Calabria, si era trasferito molti anni fa a Milano, dal popoloso quartiere San Giorgio, zona Sud del capoluogo calabrese, a Cologno Monzese, nell' hinterland Nord della metropoli lombarda. Ma alla sua città natale è rimasto molto legato: ogni volta che poteva tornava «giù» a trovare la madre e a tifare per la Reggina, oltre che per l' Inter. In terra ambrosiana si è sposato, si è separato e si è risposato. E quattordici anni fa è nata sua figlia.

 

deragliamento frecciarossa lodi

La militanza giovanile con gli scout gli aveva lasciato la voglia di impegnarsi nel sociale e anche sul lavoro. Gli piaceva guidare quelle macchine capaci di divorare i chilometri e appena fu possibile passò ai convogli ad alta velocità. Ma aveva anche abbracciato l' impegno sindacale. Una delle battaglie sulla quale si è speso molto è quella su ritmi e carichi di lavoro: «Perché sapeva sulla propria pelle quanto possano essere pesanti certi orari di lavoro per un macchinista e quanto sia delicato questo aspetto per la sicurezza di tutti, oltre che per la salute dei lavoratori», ricorda Giovanni Abimelech, segretario regionale lombardo della Fit, il sindacato dei trasporti della Cisl.

 

frecciarossa deragliato a lodi 6

Era un volto noto tra i colleghi e nell' apparato sindacale. «Alle ultime elezioni per le Rsu non si era ricandidato, anche se a malincuore - racconta Abimelech - perché voleva dedicare più tempo alla sua famiglia. Ma lo vedevamo spesso, qui, o nelle nostre sedi alla stazione Garibaldi e in Centrale». E tutti quelli che lo hanno incrociato lo descrivono come «una persona positiva, un amicone, uno che portava buonumore».

 

Mentre arriva il cordoglio ufficiale dei sindaci e il lutto delle sue due città, Cologno Monzese e Reggio Calabria, e dei governatori di entrambe le Regioni, nella sede della Fit Cisl continua il via vai di colleghi increduli. «Lo conoscevo da 25 anni, era una persona senza ipocrisie, ben voluto da tutti, solare, disponibile - dice Fortunato Foti, ferroviere e a sua volta e componente della segreteria lombarda del sindacato -. Amava questo lavoro, lo svolgeva con serietà ed era molto attento alla sicurezza». Quattro mesi fa sulla sua pagina Facebook aveva scritto: «La prevenzione è da sempre l' arma migliore!».

frecciarossa deragliato a lodi 5

 

3 – MARIO, TRA I PIONIERI DELL'ALTA VELOCITÀ ERA VICINO ALLA PENSIONE

Giampiero Rossi per il “Corriere della Sera”

 

L' ultimo viaggio è durato 35 minuti. E la Milano-Salerno di ieri mattina sarebbe stata un' altra tappa di avvicinamento alla pensione. Perché per Mario Dicuonzo, 59 anni, ferroviere di lungo corso, era ormai questione di mesi: perché lungo i binari della Penisola lui ha macinato migliaia di chilometri per una vita.

 

Sposato, con un figlio, era un veterano delle locomotive e un pioniere dell' Alta velocità.

Uno dei primi a prendere il comando dei nuovi treni capaci di accorciare le distanze tra le città. «La sua professionalità era riconosciuta - ricorda Luigi Ciracì, della segreteria regionale della Filt Cgil -, ammirata dai colleghi e apprezzata dall' azienda». Era nato a Capua, in Campania, ma da anni viveva a Pioltello, a Est di Milano, proprio la località dove il 25 gennaio 2018 si era verificato un altro drammatico incidente ferroviario.

mario dicuonzo

 

I colleghi lo descrivono come un «vero professionista» delle locomotive, iscritto al sindacato ma senza mai assumere incarichi di rappresentanza. Un uomo appassionato del proprio mestiere. Fu questo a condurlo a superare le selezioni per arrivare a prendere il comando di quei primi convogli in grado di raggiungere velocità un tempo impensabili. E negli anni successivi è stato tra i più attivi nella formazione delle nuove generazioni di macchinisti: sono stati suoi «allievi» molti tra quelli che oggi fanno viaggiare i Frecciarossa e tanti altri convogli sulla rete italiana.

 

Nelle ore successive alla terribile notizia dell' incidente e della morte di Dicuonzo, nei ritrovi dei ferrovieri nessuno riesce ancora a parlarne come se davvero non ci fosse più: «Un collega molto ben voluto da tutti, sempre disponibile ad ascoltare e a spendere una parola, ma mai banale, uno empatico», mormora Ciracì.

 

frecciarossa deragliato a lodi 4

Anche suo fratello Maurizio è ferroviere e - fanno notare i colleghi - vive a Piacenza, dove nel 1997 si verificò il primo incidente dell' allora giovane Alta velocità. L' altro fratello lavora nell' amministrazione del Comune di Capua, che ha esposto bandiere a mezz' asta e ha proclamato il lutto cittadino per oggi. E lo stesso ha deciso il sindaco di Pioltello, Ivonne Cosciotti. Negli uffici del sindacato «oltre al dolore c' è la rabbia per una tragedia insopportabile», sintetizza Luca Stanzione, segretario lombardo della Filt Cgil. «Siamo, come tutti i lavoratori, sconvolti per quanto accaduto - aggiunge - e nonostante tutto migliaia di ferrovieri stanno svolgendo il proprio lavoro e il proprio servizio con dedizione e con un vuoto dentro.

LODI - TRENO DERAGLIATO

 

La nostra Italia, tutta, dovrebbe ringraziarli per quello che fanno tutti i giorni e per quanto stanno facendo». Voci rotte, abbracci e lacrime per un incidente che «non doveva succedere, non doveva». Lo ripetono come automi. Non si rassegnano all' idea che Mario Dicuonzo non abbia potuto condurre il suo treno fino alla stazione d' arrivo.

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”