contagio epidemia coronavirus

DA NORD A SUD IL VIRUS NON ARRETRA PIÙ: AUMENTANO I FOCOLAI - SOTTO OSSERVAZIONE LAZIO, TOSCANA, EMILIA, LOMBARDIA E CAMPANIA - CRISANTI: “IN ITALIA SI VEDE UN PO' DI RILASSAMENTO. PER FORZA, I CITTADINI HANNO AVUTO MESSAGGI CONTRADDITTORI DAI POLITICI. PRIMA SI DICE CHE SIAMO IN PERICOLO, POI CHE BISOGNA SBRIGARSI A RIAPRIRE TUTTO PERCHÉ L'ECONOMIA È LA COSA PIÙ IMPORTANTE. QUI IN VENETO UN GIORNO SI CHIEDE DI FAR RIPARTIRE LE DISCOTECHE E QUELLO DOPO SI INVITA A STARE ATTENTI…”

1 - NUOVI FOCOLAI DA NORD A SUD IL VIRUS NON ARRETRA PIÙ

Michele Bocci per “la Repubblica”

 

amore ai tempi del coronavirus

L'epidemia non è finita. Ci sono ancora casi e alcuni focolai da tenere sotto controllo. La nuova valutazione della cabina di regia di ministero alla Salute e Istituto superiore di sanità riguarda la settimana scorsa ma sembra anticipare anche quanto sta succedendo in queste ore, tra Bologna e Mondragone. Sono due focolai importanti, uno, quello in Campania, che preoccupa e spinge il governatore De Luca a dire che verranno fatti 3-4mila tamponi e se si arriverà a 100 casi chiuderà la città.

 

Gli esperti hanno concluso la loro analisi della settimana scorsa, sulla base dei parametri del monitoraggio disposto dal ministero, e sono arrivati alla conclusione che se anche i numeri restano contenuti, i dati dell'epidemia hanno smesso di scendere. O meglio, si vedono indici di trasmissione che non calano, e appunto focolai che si accendono. Questo crea un effetto altalena: magari nel corso di una settimana ha problemi una Regione e poi, quella dopo, registra qualche guaio un'altra.

LA VIDEOCHIAMATA DI UN ANZIANO MALATO DI CORONAVIRUS AI PARENTI

 

Sempre in base alle rilevazioni finite nel monitoraggio sono stati un centinaio i nuovi focolai della settimana scorsa. Come ormai noto molti di questi sono piccolissimi, magari con un solo contagio (il marito che ha trasmesso il virus alla moglie o la collega al collega). Però ce ne sono anche alcuni più grandi e preoccupanti, come ad esempio quello al San Raffaele a Roma, ormai quasi spento. In più, accanto a quelli nuovi, vanno tenuti sotto controllo i focolai iniziati nelle settimane passate e ancora attivi.

 

Non è un caso che ieri il ministro alla Salute Roberto Speranza, che da sempre dice alla cabina di regia di misurare bene le parole perché teme che gli italiani si spaventino, abbia deciso di dire la sua, anche se in modo stringato e senza riferimenti all'attualità di queste ore: «I piccoli focolai segnalati nelle ultime ore ci dicono che la battaglia non è ancora vinta e che serve gradualità e prudenza nelle prossime settimane ».

terapia intensiva

 

Sempre riguardo al monitoraggio della cabina di regia, uno dei dati presi in considerazione è l'Rt, cioè l'indice di replicazione della malattia. Il limite entro il quale devono stare le regioni è 1. Per la seconda settimana di seguito solo il Lazio lo ha superato, probabilmente sempre a causa del focolaio del San Raffaele. Ci sono poi tre regioni a 0,9 cioè con un dato vicino al livello di guardia ma comunque un po' sotto.

 

Si tratta di Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, la realtà italiana di gran lunga più colpita, dove il dato dell'Rt è più o meno lo stesso da settimane. Anche questa volta, comunque, la cabina di regia guidata dal presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro userà parole misurate per descrivere la situazione. Sono sempre meno i dati del monitoraggio che vengono diffusi.

 

coronavirus terapia intensiva bergamo

Ad esempio, di solito, non sono elencati i nuovi focolai, che sono ancora presenti un po' in tutto il Paese anche se come visto spesso sono molto piccoli. Allo stesso tempo però i tecnici vogliono far capire ai cittadini, molti dei quali sembrano ormai poco intimoriti dal coronavirus, che il rischio c'è an cora. Lo dimostra il fatto che i contagi continuano (ieri ne sono stati registrati 296) e certe regioni, anche se i numeri assoluti dei nuovi positivi sono bassi, vedono salire il loro Rt.

 

2 - CRISANTI "LA MALATTIA VIAGGIA IN FRETTA E L'ITALIA RISCHIA NUOVE CHIUSURE"

Michele Bocci per “la Repubblica”

 

I focolai erano attesi e il rischio di dover chiudere di nuovo, almeno certe zone, c'è. Andrea Crisanti dirige la microbiologia dell'Università di Padova ed è l'uomo che ha spinto il Veneto ad usare in modo massiccio i tamponi. L'Italia non ne è uscita, dice, e invita ad osservare quanto succede negli altri Paesi per comprendere quanto il virus sia pericoloso.

ANDREA CRISANTI

 

Professore, è sorpreso da quanto succede nel nostro Paese?

«No, è ciò che avevamo previsto. Ci aspettavamo di avere a che fare, passata l'ondata principale della pandemia, con questi focolai. Del resto il virus non se ne è andato. Oggi (ieri, ndr ) ci sono stati quasi 300 casi. Qualcuno la malattia la trasmette».

 

Anche gli asintomatici?

«Sicuramente sì, anche loro. Sennò non avremmo ancora tutti questi casi. Poi se ci sono persone che si ammalano e hanno i sintomi, trasmettono ancora di più. Non capisco proprio come certi colleghi abbiano potuto fare affermazioni fuorvianti e non coerenti con le stesse direttive del ministero alla Sanità sul tema degli asintomatici. Si sono presi una grave responsabilità».

 

Nel mondo cosa sta accadendo?

test ai palazzi cirio di mondragone

«La malattia circola, in un giorno ci sono stati 180 mila casi. Chi non ha fatto il lockdown ha problemi. Basta vedere la Svezia. Oppure il Brasile, dove sta succedendo un disastro non paragonabile alla situazione italiana. Lì il problema è che troppe persone non hanno il medico. Paradossalmente è una situazione simile agli Usa, dove 50 milioni di cittadini non vanno dal dottore».

 

Anche dove il lockdown è stato fatto, come da noi, le cose non sono andate benissimo.

«Il problema con questa malattia è che si diffonde molto rapidamente. La chiusura deve essere tempestiva. La Germania, che ha avuto i problemi nei mattatoi, nel giro di tre giorni ha bloccato due distretti».

mondragone proteste per zona rossa

 

L'Italia non è stata rapidissima a chiudere.

«Forse potevamo farlo prima, ma abbiamo agito bene sul lockdown. Per questo ora siamo in una situazione migliore di molti Paesi».

 

Da noi si rischia di dover prendere decisioni come quelle dei tedeschi?

«Nessuno può dirlo ma ovviamente è nelle probabilità che succedano cose di questo genere».

crisanti

 

Adesso sono fondamentali le Asl, che devono trovare i casi e isolarli. Come stanno lavorando?

«Non stanno andando male. Ad esempio a Roma si è lavorato bene sul focolaio al San Raffaele. Vediamo cosa succede a Bologna, mentre Mondragone mi preoccupa di più. A parte queste situazioni, la gran parte dei casi sono intercettati presto e si fanno i tamponi. È confortante».

 

Nel Paese sembra essere diminuita la paura del virus.

«Si vede un po' di rilassamento. Per forza, gli italiani hanno avuto messaggi contraddittori dai politici, che non hanno dato il buon esempio. Prima si dice che siamo in pericolo, poi che bisogna sbrigarsi a riaprire tutto perché l'economia è la cosa più importante. Qui in Veneto un giorno si chiede di far ripartire le discoteche e quello dopo si invita a stare attenti. La gente ha bisogno di verità».

ircss san raffaele 1

 

E qual è?

 «Che il virus circola ancora ed esiste un certo livello di rischio, come i casi di questi giorni stanno a dimostrare».

 

Cosa si aspetta ad ottobre?

«Chiaramente il rischio aumenterà. Le persone staranno più al chiuso, le temperature saranno più basse, e l'umidità più alta. Poi c'è l'effetto confondente con altre malattie da raffreddamento. Per questo bisogna incoraggiare tutti a fare la vaccinazione anti influenzale. Pure su questo ci vuole verità. Sarebbe interessante capire quante dosi ha acquistato l'Italia. Siamo all'assurdo di prenotare 40 milioni di dosi di un vaccino che non esiste, quello per il coronavirus, e di non conoscere i numeri di quello per l'influenza».

 

Rischiamo casi non rilevati come all'inizio dell'epidemia?

«Secondo i nostri studi su Vo', il 21 febbraio circa il 5% della popolazione aveva il virus o lo aveva già avuto. I dati non saranno gli stessi in futuro ma il rischio di casi sotto traccia c'è sempre. Per questo a ottobre potremmo trovarci di fronte a focolai da zona rossa».

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