IL PEZZO PIU' LUCIDO SULLA QUESTIONE FEMMINICIDI LO HA SCRITTO (A SORPRESA) MICHELA MARZANO, CHE FINALMENTE ACCANTONA LE STUPIDAGGINI SUL PATRIARCATO E LE OSTILITA' DI GENERE: "NON BASTA INVOCARE LA PERMANENZA DEL PATRIARCATO O LA BRUTALITÀ DEL MASCHIO PER CAPIRE QUANTO ACCADE OGNI GIORNO IN TANTE CASE E IN TANTE FAMIGLIE. ORMAI ABBIAMO BISOGNO DI ANALISI PIÙ ARTICOLATE. ANCHE PERCHÉ GLI UOMINI VIOLENTI SONO SPESSO PERSONE DISTURBATE, DA CURARE" - ECCO, IL PROBLEMA NON E' "IL MASCHIO": LA RESPONSABILITA', ANCHE PENALE, E' PERSONALE...

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Michela Marzano per "la Stampa"

 

michela marzano michela marzano

Quanto vale la vita di una donna? Basta introdurre misure repressive sempre nuove per salvare una vittima? Da quando, nel 2013, fu ratificata la Convenzione di Istanbul, sono state tante le leggi approvate dal Parlamento per contrastare le violenze domestiche, i maltrattamenti, lo stalking, la diffusione illecita di immagini e video, i matrimoni forzati e i femminicidi. Norme molteplici e complesse che hanno via via modificato non solo il Codice penale, ma anche il Codice di procedura penale, aumentando le pene, costruendo nuove fattispecie di reati e introducendo corsie preferenziali per le denunce di stalking e le indagini preliminari.

 

FEMMINICIDIO FEMMINICIDIO

Ma allora com’è che, nel nostro Paese, le violenze e i femminicidi non diminuiscono? Ha ragione Michela Murgia quando scrive che “non trattiamo le denunce di stalking con gli stessi strumenti con i quali affrontiamo persecuzioni di altra natura”? Fa bene Antonio Padellaro ad attaccare la ministra Cartabia perché, in seguito alla sua riforma, uno stalker potrà essere assolto invocando il “reato tenue”? Sono ovviamente d’accordo con molte delle critiche di Murgia e Padellaro: di fronte alla quantità spaventosa di femminicidi – sette negli ultimi dieci giorni – non possiamo non arrabbiarci, non invocare pene sempre maggiori oppure anche l’intervento del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che agisce nei casi di minacce da parte della criminalità organizzata.

 

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Ma sono pure profondamente convinta che molte leggi approvate negli ultimi anni siano giuste, e che ciò che manca sia soprattutto una loro corretta applicazione. Quanti sono, d’altronde, gli uomini denunciati cui viene davvero impedito di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalle vittime? Quanti di questi uomini sono realmente controllati attraverso l’uso dei braccialetti elettronici?

 

Quanti soldi arrivano ai Centri antiviolenza? Quanti membri delle forze dell’ordine hanno seguito corsi di formazione e di sensibilizzazione? Se non si proteggono adeguatamente le vittime e non si agisce a livello culturale, possiamo anche continuare ad approvare nuove norme punitive, ma non cambierà mai niente. Nulla riporta in vita una donna ammazzata.

 

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Esattamente come nulla ripaga del dolore e delle umiliazioni subite coloro che, per anni, non sono state ascoltate o accudite o accompagnate o liberate. La violenza che alcuni uomini fanno subire alle donne non potrà essere efficacemente contrastata finché si continuerà a sottovalutarne le radici, le cause e le diramazioni. Non basta infatti invocare la permanenza del patriarcato o la brutalità del maschio per capire quanto accade ogni giorno in tante case e in tante famiglie.

 

Ormai abbiamo bisogno di analisi più articolate e di categorie leggermente diverse. Anche semplicemente perché gli uomini violenti sono spesso persone fortemente disturbate, persona da curare e accompagnare prima che commettano l’irreparabile. Insicuri e incapaci di sapere chi sono veramente, questi uomini si convincono pian piano che le responsabili di ogni loro fallimento siano le donne.

 

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Narcisisticamente fratturati, odiano tutte coloro che non riescono a ripararli. Frustrati e insoddisfatti, covano rabbia e violenza. Che riversano poi contro le donne, anche se poi, dopo averle distrutte, non resta loro altro che suicidarsi. Il dramma delle violenze contro le donne inizia molto presto. Ha radici nell’infanzia e nell’adolescenza e non è certo la paura della pena che può salvare le donne dalla furia dei propri persecutori. Fino a quando non si affronteranno in maniera seria la questione della presa in carico degli uomini maltrattanti e il tema della prevenzione, non si riuscirà a fermare nessuno di questi assassini né, tantomeno, a evitare che la violenza venga trasmessa da una generazione all’altra. —

 

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