iperopia poveri poverta

POVERI NOI! – SEMPRE PIÙ PERSONE SOFFRONO DI IPEROPIA: L’ANSIA DI SPRECARE SOLDI E NON AVERE SOTTO CONTROLLO IL PROPRIO FUTURO ECONOMICO – PANICO, TRISTEZZA, TACHICARDIA, NON C’ENTRA LA CRISI O LA NECESSITÀ REALE. SI FINISCE IN UN VORTICE DI PRIVAZIONI E CI SI NEGA OGNI PIACERE, FINO A FINIRE SUL…

Massimo Sanvito per “Libero quotidiano

 

poverta'

Matteo ha 19 anni e un pensiero che lo tormenta: è ossessionato dai soldi. Esce coi compagni di università, spende 10 euro per una pizza e una bibita, si diverte, ma quando torna a casa sta male.

 

Passa ore ad autoconvincersi che non è uno spendaccione. Si affligge. E la fissazione di spendere sempre meno lo porta persino a privarsi della compagnia degli amici. Ogni volta che fa la spesa, o quando deve pagare l' affitto, l' ansia lo stritola. Una morsa che lo spinge dritto nel tunnel della depressione.

 

Giulia, invece, ha un' attività commerciale. Tutte le volte che deve pagare fornitori, bollette e tasse, le manca l' aria. Le viene la tachicardia. Ha paura di diventare povera da un momento all' altro. Poi c' è Grazia, che non tira mai lo sciacquone per non sprecare acqua, e non usa il telecomando della tv per non scaricare le pile. Teme di rimanere senza soldi durante la vecchiaia, risparmia su tutto. Soffre, piange, si deprime.

 

poverta' 1

Nomi di fantasia, storie reali. Non si tratta di avidità né di avarizia: gli psicologi americani l' hanno ribattezzata iperopia, come l' incapacità a distinguere oggetti vicini pur vedendo perfettamente quelli lontani. Una sindrome che ti porta a pensare di non avere sotto controllo il futuro economico.

 

E offusca la mente a tal punto da creare panico, tristezza, ansia, stress e persino depressione. Attenzione, nulla centra con la necessità di risparmiare, o di cambiare stile di vita magari per via della crisi economica di questi anni. Questa preoccupazione diventa patologia quando si finisce in un vortice di privazioni per inseguire un futuro tranquillo, dimenticandosi però del presente.

 

poveri

Si pensa al risparmio facendosi mille paranoie su quello che succederà magari fra dieci anni, e ci si nega ogni piacere, e a volte anche bisogni effettivi, nell' immediato. Un disturbo ossessivo-compulsivo che porta sul lettino dello psicoterapeuta.

 

«Bisogna distinguere la dimensione patologica in senso stretto da situazioni di risparmio ordinario - spiega Bruno Mazzara, psicologo e professore di psicologia dei consumi all' università La Sapienza di Roma -. In una condizione di fragilità psicologica, con l' aggravante di uno stato economico non dei migliori, l' insorgere dell' iperopia è favorito.

 

poveri 2

La cosa peggiore è l' incapacità di godere di quello che si ha nel quotidiano. Il danno più grosso che ne consegue è l' ansia per il futuro». Altri fattori che possono caricare ulteriormente la patologia sono la scarsa autostima e la mancata realizzazione affettiva. Ma anche chi sta bene economicamente può finire nel burrone dell' iperopia. «Dipende dall' origine. Naturalmente una persona con un equilibrio personale fragile e instabile cade più facilmente nella patologia.

iperopia

 

Non c' entra la condizione economica. Certo, a parità di condizioni psichiche, questa fa la differenza». A incidere è anche il contesto socio-culturale: le sindromi da risparmio evolvono più facilmente dov' è maggiore la competitività.

«Chi si sente meno dotato nella gara al successo, è più a rischio» spiega Mazzara.

Una patologia, quella del risparmio a oltranza, che è l' opposto dello shopping sfrenato e compulsivo, quella necessità ingovernabile di comprare ogni cosa pur senza averne bisogno.

 

Ma è l' altra faccia della stess ansia: «La spinta continua a spendere crea condizioni di ansia che poi possono evolvere nell' opposto».

poveri 1

 

La faccenda si fa seria quando il risparmio viene portato all' inverosimile nelle attività quotidiane, come il mangiere e l' igiene. Come detto, non si tratta di parsimonia: l' iperopia potrebbe essere collegata anche a quello che gli psicologi chiamano il "rimorso del consumatore", sensazione di malessere che colpisce le persone che si rendono conto di aver comprato qualcosa che si è poi rivelato inutile.

 

Ma se nella maggior parte dei casi il rimorso si esaurisce nel giro di poco, sono i piaceri persi per pensare troppo presto al futuro a causare i maggiori disagi. E a far sprofondare nel baratro i malati di risparmio.

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…