boccassini falcone

"GIOVANNI FALCONE FREQUENTAVA ILDA BOCCASSINI E ANCHE UNA GIORNALISTA ANCORA IN ATTIVITÀ" - FILIPPO FACCI ANNOTARLO NON È MANCANZA DI RISPETTO, MA SOLO UNA DIFFERENTE ANGOLATURA DA CUI INQUADRARE "L'EFFETTO SCORTA" CHE SOSPINGE O PRODUCE STRANI EFFETTI SU CHI LO SUBISCE O SU CHI NE È RAPITO: ROBERTO SAVIANO LO SA BENE…" - LE PAROLE TERRIBILI CHE LA BOCCASSINI RIVOLSE A GHERARDO COLOMBO E ALLA MAGISTRATURA MILANESE DOPO LA MORTE DI GIOVANNI FALCONE E I CONTRASTI CON BORRELLI: "ERO UNA "SELVAGGIA", OVVERO UNA GIOVANE DONNA CON IL VIZIO DI FARE DI TESTA SUA E DI DIRE A CHIUNQUE QUELLO CHE PENSAVA"

ILDA BOCCASSINI LA STANZA NUMERO 30

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

 

Non si leggono i libri in mezz'ora, o in un'ora, e neanche in due ore come fanno certi lettori «forti» a cui poi non rimane nul-la, o come fanno certi giornalisti che scorro-no le righe in apnea, senza il respiro che lo scrittore auspicava e ritmava assieme ai pensieri.

 

Oggi è il nostro penoso turno (ma ci rifaremo, il libro ci interessa davvero) e ieri invece è stato quello parimenti penoso del Corriere della Sera, dove Roberto Saviano ha palesemente scritto del libro senza leggerlo e dove Alfio Sciacca, sempre a pagina 23, circoscrive poco dignitosamente "la rivelazione" (capirai) che Ilda Boccassini e Giovanni Falcone ebbero un rapporto affettivo non solo professionale, nonché imperniato sul fatto che una è una donna e l'altro era un uomo.

giovanni falcone

 

Più che una rivelazione, è la conferma che Giovanni Falcone meritava certa altra fama che aveva: frequentava Ilda Boccassini, ovviamente frequentava la moglie Francesca Morvillo (dilaniata a Capaci con lui) e frequentava anche una giornalista ancora in attività: ci fermiamo qui. Annotarlo non è mancanza di rispetto, ma solo una differente angolatura da cui inquadrare "l'effetto scorta" che sospinge o produce strani effetti su chi lo subisce o su chi ne è rapito: Roberto Saviano lo sa bene.

 

Ciò posto, chissenefrega: è anche colpa del giochino demenziale delle case editrici che ancora giocano con "l'anteprima" di un libro e poi ne ricavano una paginata di gossip. L'autrice, Ilda Boccassini, ringrazi. Noi il libro ce l'abbiamo anche di carta, l'unica meritevole - nei giorni prossimi - di lettura autentica.

UNA GIOVANE ILDA BOCCASSINI

 

LA GIORNATA AL MARE

Nel frattempo eccoci a ripartire dalla fretta di scrivere e quindi di annotare il rapporto che legò Ilda (oggi 71enne) al giudice istruttore siciliano conosciuto negli anni Ottanta: «Me ne innamorai... Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana... il bisogno di vivere l'amore momento per momento.

 

Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto... non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato». Poi la giornata al mare all'Addaura nell'estate del '90 (Falcone aveva una casa) quando lui la invitò a tuffarsi e «io pensai alla messa in piega appena fatta».

 

ilda boccassini giovanni falcone

Il Corriere ci ha dato importanza, alla messa in piega: al pari dell'altra «rivelazione» sui capelli della Boccassini che sono di «un normale castano» e tinti di rosso con l'henné, come sanno anche i cornicioni del Palazzaccio di Giustizia. Poi nel libro, e sul Corriere, si legge del viaggio in Argentina con Falcone nel giugno del '91 (per interrogare un boss) e del supplizio di un «walkman con una cassetta di Gianna Nannini, che ho imposto a Giovanni per tutta la durata del viaggio».

 

L'estrapolazione sfiora il comico quando isola il loro rimanere «abbracciati perore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell'interrogatorio e ai possibili sviluppi dell'indagine. Che notte». Già, che notte. Ridicolizzata dalla sintesi giornalese che straccia il senso del tempo, della sequenza, del prima, del dopo, di quel «passo» che in ottanta righe non si può imprigionare.

ilda boccassini

 

LA STANZA IN PROCURA

Sempre meglio della Boccassini arrangiata dal non-lettore Roberto Saviano, che s' inventa una magistrata che tipicamente «punta ai mandanti» (proprio lei, che per prima, vanamente, smontò il falso processo per la strage di via D'Amelio, quella in cui morì Paolo Borsellino) ma senza precisare che i mandanti non erano la Spectre ola Trilaterale, bensì i vertici di Cosa nostra. Saviano poi ci spiega che Ilda aveva un modo di «scandagliare» i fatti «andando oltre la superficie» (che gergo originale) e divenendo così un personaggio «scomodo».

 

Scomodo. Magari controcorrente. Ultime due perle savianesche: 1) nella storia di Ilda troverete «il cuore pulsante della storia della nostra democrazia, quella che avrebbe potuto essere, quella in cui forse è ancora lecito sperare» (infatti siamo in lizza con la Corea del Nord per la dittatura peggiore); 2) immancabile il riferimento a quando, per un breve periodo, a Ilda «viene negata la scorta» come uno come Saviano non può concepire, visto che lo chiamano «sotto la scorta niente». Da capo.

ilda boccassini

 

"La stanza numero 30" (Feltrinelli, 352 pagine, 19 euro) è quella al quarto piano del palazzo di giustizia milanese, la stessa in cui ha lavorato dal 1979 (aveva trent' anni) sino a praticamente ieri, visto che è pensionata ed è nonna di tre bambini. A Milano arrivò quando i pregiudizi sulle donne magistrato erano ancora forti (maternità, preoccupazioni familiari, solite cose) e la scheda Feltrinelli sintetizza «i successi ottenuti insieme a Giovanni Falcone nell'indagine Duomo connection, che svela la presenza di Cosa nostra a Milano».

giovanni falcone

 

BATTAGE MEDIATICO

Sintesi infelice, perché è vero che ai tempi se ne parlava poco, è vero che ci furono le collaborazioni di Falcone e di Sergio Di Caprio (il capitano Ultimo) e che finirono in galera un po' di siciliani: ma, nel 1995, il processo è stato annullato dalla Cassazione e il nuovo dibattimento ha visto condannati solo gli accusati di traffico di droga: nessuna illecita attività edilizia e nessuna condanna per corruzione contro gli indagati Attilio Schemmari (assessore all'Urbanistica) e il sindaco Paolo Pillitteri, veri bersagli di un battage mediatico che per alcuni molti aspetti anticipò lo stile collaborazionista del giornalismo di Mani pulite.

 

Ilda Boccassini

Inoltre, l'individuazione nell'hinterland milanese di componenti di una famiglia mafiosa di Resultana (Palermo) non fu anticipatore divere infiltrazioni mafiose: come "La stanza numero 30 Cronache di una vita" (Feltrinelli, 352 pagine, 19 euro) è il titolo dell'autobiografia di Ilda Boccassini, ex magistrato ora in pensione (è stata tra l'altro è stata procuratore aggiunto della Repubblica a Milano), inquirente di alcune delle inchieste più clamorose della storia recente italiana.

 

LA STANZA NUMERO 30 RONACHE DI UNA VITA

FRANCESCO SAVERIO BORRELLI E ILDA BOCCASSINI

Nata a Napoli, 72 anni, è entrata in magistratura nel 1979, prestando servizio dapprima alla Procura della Repubblica di Brescia, e ottenendo poco dopo il trasferimento alla Procura della Repubblica di Milano. Dopo il suo arrivo a Milano, quasi subito inizio a occuparsi di criminalità organizzata. Iniziò a collaborare con Giovanni Falcone alla fine degli anni '80, con l'inchiesta Duomo Connection sulle infiltrazioni mafiose nella città lombarda. è noto, ci furonosolo tempo dopo, e protagonista ne fu la 'ndrangheta.

 

GHERARDO COLOMBO RESQ

C'è il racconto dei "passionali" contrasti col suo nuovo capo Francesco Saverio Borrelli: lui algido napoletano ma dei quartieri alti, anzi altissimi, perché a Napoli vie di mezzo non ce ne sono; a casa Borrelli si parlava francese, la Boccassini invece era del rione popolare di Piedigrotta. «All'epoca del mio allontanamento dal "pool criminalità organizzata" deciso da Borrelli ero -come mi definì Falcone - una "selvaggia", ovvero una giovane donna con il vizio di fare di testa sua e di dire a chiunque quello che pensava». Una passionale, al solito.

 

 FRIZIONI CON BORRELLI

ILDA BOCCASSINI

Ma ci sono anche omissioni in stile magistratese: Ilda, per esempio, non ripercorre le parole terribili che rivolse a Gherardo Colombo e alla magistratura milanese dopo la morte di Giovanni Falcone, pubblicate infinite volte in giornali e libri: si limita a scaricare sul defunto Borrelli («Ricordo altri momenti di frizione con lui») e poi, il discorso in cui accusò il Pool di non fidarsi palesemente di Falcone, nel libro lo affida a un estratto di una cronaca del Corriere. Anche se in seguito descrive il suo isolamento in procura e la decisione di partire alla volta di Caltanissetta, a indagare sull'assassinio di Giovanni, lasciando a Milano affetti e figli.

 

nino di matteo 1

È la parte più dura e nascosta di Ilda Boccassini, la madre assente e i sensi di colpa, la passione e l'orgoglio per la toga, le partenze per settimaneo mesi. Ed è una parte, bella, dove per un'istante il magistrato cede quote all'essere umano: ma poi torna la toga, e il magistratese. Lo fa quando deve (non) parlare del credito concesso per 15 anni a Vincenzo Scarantino, il falso pentito che fece condannare vari innocenti per la strage di via D'Amelio con protagonisti i pm Nino Di Matteo, Anna Palma e il procuratore capo Giovanni Tinebra.

 

Francesco Greco - Francesco Saverio Borrelli - Gherardo Colombo e Ilda Boccassini

Ci gira intorno, Ilda: «Non mi dilungherò su questa vicenda... Mi limito a ricordare che una sentenza ha dipinto il falso pentimento di Scarantino come uno dei più gravi depistaggi mai architettati nella storia giudiziaria italiana». La miglior Boccassini investigatrice - opinione personale - inizia a declinare subito dopo i processi Lodo Mondadori e Sme-toghe sporche, dove è ancora una macchina da guerra e dove pure aveva già incrociato Silvio Berlusconi.

 

Poi è come se un certo berlusconismo (e l'età?) l'avesse condotta a una passione supplementare, non richiesta, extra-codice: nel 2006 andò a vedere "Il caimano" (oggettivamente malriuscito tra altri bei film di Nanni Moretti) e nel libro riesce a scrivere che «il film mi piacque molto e sono grata a Nanni».

 

L'OSSESSIONE PER IL CAV

nanni moretti

Da lì - sarà un caso -il caso Ruby prese le sembianze di un'ossessione ormai scambiata per passione, opinione certo non solo nostra. Berlusconi era il potere, il governo, i soldi, i suoi avvocati e le sue donnine, in altre parole - se ci si passa l'espressione - uno scontro anche culturale tra piani inclinati senili: «Quella del corpo delle donne è una questione molto delicata, ed è difficile, alla mia età, capire cosa possa spingere ragazze giovani e belle a barattarlo per un po' di successo in tv...». Ilda Boccassini cercò di capirlo in un'aula di giustizia, e non fu un bel vedere.

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