jindal arcelor mittal

"JINDAL" CUORE E ACCIAIO – IL GRUPPO INDIANO, TIRATO IN BALLO DOPO LA RITIRATA DI ARCELORMITTAL SULL’ILVA, SMENTISCE DI ESSERE INTERESSATO ALL’IMPIANTO DI TARANTO. DOVE INTANTO DA STAMANI È IN CORSO LO SCIOPERO DI 24 ORE – DALLA NAZIONALIZZAZIONE ALLA “MINI-ILVA”: TUTTI GLI SCENARI POSSIBILI - I PIÙ INTERESSATI? POTREBBERO ESSERE I PRODUTTORI CINESI COME HEBEI, CHE SOGNANO UN AVAMPOSTO IN EUROPA…

1 – EX ILVA: SCIOPERO DEGLI OPERAI DEL GRUPPO ARCELORMITTAL. DI MAIO AL FORUM ANSA: "L'AZIENDA SIA OBBLIGATA A RESTARE"

Da www.ansa.it

 

sciopero all'ilva

Dalle 7 di questa mattina è in corso lo sciopero di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. Decine di lavoratori dell'appalto sono in presidio nei pressi della portineria imprese. E, secondo quanto si apprende da fonti sindacali, il premier, Giuseppe Conte, è atteso nel pomeriggio a Taranto

 

LUIGI DI MAIO STEFANO PATUANELLI

Presenti anche lavoratori diretti e rappresentanti sindacali. I metalmeccanici chiedono "all'azienda l'immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d'azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l'accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste".

I MEME SULLE REGIONALI IN UMBRIA - SPERANZA - ZINGARETTI - BIANCONI - DI MAIO - CONTE

 

Fim, Fiom e Uilm sostengono che "la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria".

 

saijan jindal

"Il Governo parla di allarme rosso ma non ha una idea precisa di cosa fare. L'azienda, tenendo fede a quanto scritto nella lettera di recesso, sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia. In queste condizioni entro fine mese ci sarà lo stop totale, compreso l'Afo2. Bisogna intervenire presto", dice all'ANSA il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, di rientro in città dopo aver partecipato ieri sera al tavolo di crisi convocato dal premier Giuseppe Conte.

 

giuseppe conte luigi di maio

Il gruppo indiano Jindal, inatnto, nega un interesse per gli asset dell'ex Ilva, dopo la ritirata di ArcelorMittal. "Smentiamo con forza" si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo, le indiscrezioni di stampa secondo cui "Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l'acciaieria di Taranto".  Oggi sciopero di 24 ore negli stabilimenti ArcelorMittal di Taranto.

 

sciopero all'ilva 2SAMUELE PASI ARCELORMITTAL

Il leader M5s, Luigi Di Maio, ospite del Forum ANSA, si è soffermato a lungo sulla vicenda dell'ex Ilva. Secondo il ministro, l'azienda va obbligata a restare. 

hebei acciaio 1

 

Moody's conferma il rating 'Baa3' di ArcelorMittal ma cambia l'outlook da 'stabile' a 'negativo'. La revisione, si legge in una nota, "riflette il rapido declino degli utili quest'anno nel contesto di una domanda calante da parte del mercato finale e di un deterioramento degli spread sull'acciaio". "Ulteriori pressioni al ribasso" sul rating potrebbero arrivare "dall'incapacità di dare esecuzione senza attriti e in modo tempestivo alla proposta di risoluzione dell'acquisto dell'Ilva".

 

2 – LA CARTA CINESE PER LA (DIFFICILE) CACCIA A UN NUOVO ACQUIRENTE

Rita Querzè per il “Corriere della Sera”

 

acciaieria piombinoARCELOR MITTAL

Dopo la via della seta, la via dell' acciaio. L' altroieri, mentre il presidente del Consiglio Conte incontrava i Mittal a palazzo Chigi, è stata riaperta la dataroom Ilva da Intralinks. Ad accedere potrebbe essere stato lo stesso governo, per verificare la fondatezza del ricorso presentato dai francoindiani al tribunale di Milano. Ma resta il fatto che se alla fine AM InvestCo riconsegnerà le chiavi ai commissari la prima cosa da fare sarà cercare un investitore o almeno un partner industriale.

sciopero all'ilva 3

 

hebei acciaio 3

Pochissimi imprenditori in Italia hanno un identikit compatibile con un' impresa del genere. L' indiano Jindal che ha rilevato la ex Lucchini di Piombino (e faceva parte della cordata che aveva conteso l' Ilva ad AM InvestCo) oggi si è impegnato con un investimento in India da 2,8 miliardi di euro. Il subentro sembra in questo momento una sfida impegnativa. Il cremonese Arvedi ha diminuito la produzione e ora alcuni impianti sono fermi per manutenzione. Inoltre è alle prese con la ristrutturazione dell' acciaieria di Servola, a Trieste. Il gruppo Marcegaglia è il più grande consumatore di coils in Europa e potrebbe avere vantaggi dall' integra-zione verticale con chi produce acciaio. Ma ambienti vicini al gruppo smentiscono qualunque interesse. Anche perché oggi Ilva non è più il suo primo fornitore. Infine ci sarebbe la Tenaris della famiglia Rocca, con i suo forni elettrici a Dalmine e gli altoforni in Sudamerica.

PAOLO ROCCA TENARISsciopero all'ilva 1

 

Parliamo di un gruppo da 7 miliardi di euro fatturato. Ma anche qui nessuno pensa ad avventurarsi in questa impresa. Si è parlato di un interesse turco all' Ilva. In Turchia il maggiore produttore è Erdemir, iindin mano al fondo pensioni dell' esercito di Erdogan. Ma produrre in Turchia è più vantaggioso sul piano del costo del lavoro. Alla fine, sulla carta i più interessati potrebbero essere i produttori cinesi: con Ilva avrebbero il vantaggio di avere un avamposto in Europa, per loro un mercato di approdo. Senza contare gli interessi geopolitici del celeste impero.

 

sciopero all'ilva 4hebei acciaio 2

Uno dei più grandi produttori cinesi, Hebei, nel 2014 ha acquisito Duferco Trading, un grosso trader europeo dell' acciaio basato in Svizzera. Da notare: tra i primi produttori di acciaio al mondo sei sono cinesi, due giapponesi e uno sudcoreano. Forse è qui che un eventuale partner per Ilva andrebbe cercato.

 

TARANTO, DALLA MINI ILVA ALLA NAZIONALIZZAZIONE: TUTTI GLI SCENARI APERTI

lucia morselli 2

Paolo Bricco per www.ilsole24ore.com

 

Quattro scenari. Quattro ipotesi fra chimere e desideri, progetti e fallimenti. Nel buio di un punto di caduta che si consumerà drammaticamente nelle prossime settimane. Il primo scenario è una amministrazione straordinaria estesa all’intero corpo dell’Ilva. Con un commissario straordinario che sia una sorta di amministratore delegato in grado di operare con pieni poteri. La politica – affannosamente – sta provando a stilare dei nomi. In giro, però, non c’è un Enrico Bondi.

 

ARCELOR MITTAL

L’amministrazione straordinaria, che porrebbe non pochi problemi giuridici perché la società pur perdendo tantissimo non è tecnicamente in default, riporterebbe di fatto l’Ilva nel pieno perimetro pubblico.

 

Il secondo scenario è una nazionalizzazione mascherata. A questa guardano politici e sindacalisti di ogni parte. L’idea, che risponde perfettamente agli impulsi statalisti perenni nel corpo sociale, culturale e politico italiano, è quella di usare la Cassa depositi e prestiti – o una società da essa controllata, con uno statuto acconcio e il placet delle fondazioni ex bancarie – per finanziare una operazione che, fra copertura delle perdite e finanza di impresa con cui ristrutturare, costerebbe all’impronta non meno di un miliardo di euro (600 milioni di euro a parziale copertura delle perdite e 400 milioni per l’operatività).

 

ilva

Tre piccoli problemi: che cosa ne pensano i vertici di una Cassa depositi e prestiti ormai trattata come la Madonna portata in processione ogni volta che c’è un grosso problema, che cosa ne pensa l’Unione europea sugli aiuti di Stato e che cosa ne pensano i Mittal, che dovrebbero cedere la società e decidere contestualmente se fare una causa miliardaria contro lo Stato italiano. Con questa nazionalizzazione mascherata, ci sarebbe un ultimo, fondamentale, problema: chi la gestirebbe ? Un imprenditore siderurgico italiano? Una serie di imprenditori siderurgici, così che si possa rinverdire il mito della cordata? Può darsi, a patto però di avere tutte le garanzie giuridiche tolte ad ArcelorMittal e di non mettere un euro dalle loro tasche.

 

ilva taranto 9

Il terzo scenario è la mini-Ilva. I Mittal hanno lanciato la provocazione: voi vi riprendete l’area a caldo e noi ci teniamo l’area a freddo. Al di là del confronto duro e deteriorato fra la multinazionale e il Governo, questa idea di chiudere l’area a caldo è, in realtà, stata spesso invocata da più parti come fattibile, se non auspicabile, perché diminuirebbe l’impatto ambientale e perché riporterebbe l’impianto a una dimensione più gestibile, in grado di avere una autonomia in sé e per sé e, anche, di risultare compatibile e combinabile con i progetti sulla decarbonizzazione, ormai il vero mito salvifico di Taranto, con l’indiano Sajjan Jindal diventato l’imprenditore di riferimento dell’ex premier Matteo Renzi, del presidente della Puglia Michele Emiliano e del titolare grillino del Mise Stefano Patuanelli.

ilva taranto 7

 

Peccato che, nello schema di funzionamento più elementare, i conti non tornino. Prima di tutto perché la sola area a freddo potrebbe funzionare con 2.500 addetti. E gli altri 8mila? Tutti in cassintegrazione per 34 anni? Questo impianto comporterebbe un output di 4 milioni di tonnellate di prodotto laminato. Il tema è che l’Ebitda, la redditività industriale lorda, è la metà per i “laminatori” (i siderurgici che operano con la sola area a freddo) rispetto ai “produttori”, di cui l’Ilva con il ciclo integrale di Taranto e gli insediamenti di Novi Ligure e Cornigliano è stata il maggior esemplare europeo: 5% del fatturato la redditività industriale lorda per i primi e 10% per i secondi. Dunque, in ogni caso, sarebbe un impianto assai più debole nella logica industriale e finanziaria, reddituale e occupazionale. Nella sua versione più basica, consentirebbe una sorta di “dissolvenza astuta” della questione dell’Ilva.

 

ilva taranto 8

Quarto scenario: la situazione esplode, ArcelorMittal restituisce definitivamente e in toto gli impianti, lo Stato italiano tenta di congegnare soluzioni di statalizzazione sostanziale e fallisce, si entra nella terra di nessuno di una mano pubblica che, come misura insieme “massima” e “minima”, abbandona la vocazione siderurgica e si occupa soltanto di fare le bonifiche. Auguri. Perché lo Stato italiano, trent’anni fa, ha rivestito la stessa funzione a Bagnoli, quando ha chiuso l’Italsider. Non è andata proprio bene. E se Bagnoli, per l’ambiente e la salute pubblica, ha rappresentato l’equivalente di una fuga di gas che ha ridotto in macerie un palazzo intero, Taranto è molto di più. Taranto è come Chernobyl.

ilva taranto 6ilva taranto 5

 

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)