benito mussolini annuncia l entrata in guerra dell italia 10 giugno 1940

L’ORA DELLE DECISIONI IRREVOCABILI - IL 10 GIUGNO 1940 MUSSOLINI ANNUNCIÒ L’ENTRATA IN GUERRA DELL’ITALIA - L'AMBIZIONE DEL DUCE PREVALSE SEMPRE SULLA CONSIDERAZIONE REALISTICA DELLE FORZE IN CAMPO: QUANDO DICHIARÒ GUERRA AGLI STATI UNITI, PUR SAPENDO CHE LA SCONFITTA ERA SICURA, MUSSOLINI SI ILLUDEVA DI POTER MEDIARE TRA BERLINO E WASHINGTON - LO STORICO GIANNI OLIVA: “IN QUEL MOMENTO GLI ITALIANI VOLEVANO LA GUERRA E MUSSOLINI LO SAPEVA…”

1 - QUANDO MUSSOLINI VOLLE LA GUERRA UN PAESE GETTATO ALLO SBARAGLIO

Dino Messina per il “Corriere della Sera”

 

CIANO - VON RIBBENTROP - HITLER - MUSSOLINI

«Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria». Alcuni nostri genitori conoscevano a memoria il discorso con cui il Duce del fascismo nel pomeriggio del 10 giugno 1940, ottant' anni fa, annunciò l'entrata in guerra dell'Italia dal balcone su piazza Venezia davanti a una folla plaudente. Un discorso che trasudava retorica, ma era privo di vera sostanza politica, con il datato riferimento alle sanzioni per la guerra d'Africa conclusa da quattro anni. Più che la guerra degli italiani era La guerra di Mussolini , come si intitola il libro firmato da Antonio Carioti e Paolo Rastelli, due giornalisti del «Corriere della Sera» che già hanno dato valide prove nella divulgazione storica.

ciano chamberlain mussolini

 

Con questo ricco volume i due autori, come osserva Marcello Flores nella prefazione, fanno fare un passo in avanti alla narrazione di vicende che, se non finite nel dimenticatoio o affidate alla memorialistica, vengono ormai relegate all'ambito specialistico, separando il racconto politico dall'analisi militare. Il discorso pubblico sulla Seconda guerra mondiale è concentrato in Italia soprattutto sul biennio della guerra civile, sulle vicende che vanno dall'armistizio (e dal cambiamento di fronte) dell'8 settembre 1943 alla Liberazione del 25 aprile 1945.

CIANO - VON RIBBENTROP - HITLER - MUSSOLINI

 

C'è invece meno interesse complessivo, se non nella rievocazione di episodi singoli, per il triennio precedente, quello che va dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943, giorno della destituzione di Mussolini. Eppure la notte drammatica del Gran Consiglio, così come le drammatiche e sanguinose vicende successive, non si capiscono senza conoscere le vicende che portarono alla «disfatta dell'Italia fascista», come recita il sottotitolo del volume. Il libro di Carioti e Rastelli, arricchendo lo schema seguito nel fortunato Alba nera , dedicato al 1919 e all'avvento del fascismo, offre quattro livelli di lettura.

 

adolf hitler e benito mussolini 2

Carioti si è dedicato alla narrazione degli eventi e agli intrecci politici che quasi sempre prevalevano sulla soluzione dei problemi militari, mentre Rastelli ha fotografato in pagine di grande interesse la situazione delle tre armi, l'Aeronautica, la Marina e l'Esercito, al momento dell'entrata in guerra, rispondendo a una serie di domande cruciali.

 

Quattro interviste a grandi specialisti come Emilio Gentile, Nicola Labanca, Andrea Santangelo e Maria Teresa Giusti offrono un articolato quadro interpretativo sui vari aspetti del conflitto. Infine una sezione dedicata ai documenti fa sì che questo sia un volume non solo da leggere, ma da custodire e consultare. Perché, si chiede Rastelli, l'Italia, che era il Paese di Giulio Douhet, il teorico del Dominio dell'aria (libro del 1921), e di Italo Balbo, il trasvolatore dell'Atlantico, alla prova dei fatti si era trovata impreparata e con gravi carenze tecnologiche e di addestramento?

benito mussolini e hitler il 4 ottobre 1943

 

Perché la nostra Marina, che pure vantava un naviglio agli inizi nel Mediterraneo più potente della rivale britannica, non è stata vincente nel confronto bellico? Quanto ha pesato inoltre nella fallimentare conduzione della guerra una catena di comando in cui sembra che la maggiore aspirazione dei vertici fosse quella di nascondere le proprie responsabilità (e incapacità)?

 

Tuttavia le ragioni della disfatta, al di là dei singoli eroismi italiani (sul fronte russo la carica a cavallo di Izbuenskij contro i sovietici, sul fronte nordafricano il valore dimostrato dai nostri soldati nelle tre battaglie di El Alamein), vanno trovate in pochi scarni numeri così riassunti da Rastelli: «Allo scoppio della guerra avevamo il 2,7 per cento della capacità produttiva mondiale, il Giappone il 3,5, la Germania il 10,7, per un totale del 16,4 per cento. La coalizione avversaria, dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, ne deteneva circa il 70 per cento».

 

mussolini hitler

Mussolini non poteva ignorare questi dati di fatto quando dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra, quando poi volle contribuire alla lotta contro l'Unione Sovietica senza che l'alleato nazista agli inizi lo avesse sollecitato, o quando in maniera sciagurata dichiarò guerra agli Stati Uniti. La causa di tanta temerarietà è che l'ambizione politica del dittatore italiano, come emerge dal racconto di Carioti, prevalse sempre sulla considerazione realistica delle forze in campo.

 

Quando il 1° settembre 1939 Hitler invase la Polonia sfidando Gran Bretagna e Francia senza avvertire l'alleato italiano, Mussolini non era sicuro di voler entrare in guerra. Il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano aveva chiesto al suo omologo tedesco Joachim von Ribbentrop tre anni di non belligeranza, ma poi, anche sollecitato dal Duce, aveva firmato una cambiale in bianco, cioè il «Patto d'Acciaio». Con le rapide affermazioni tedesche sul teatro europeo, Mussolini si convinse che doveva sacrificare alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace.

ciano mussolini hitler

 

Sperava in una guerra breve e in una rapida vittoria. Non fu così. Per bilanciare lo strapotere nazista ancora una volta ragionò da politico, quando il 28 ottobre 1940, con la (fallita) invasione della Grecia, tentò la strada di una guerra parallela e si trovò invece sempre più dipendente dal forte alleato. Il dittatore credette di giocare di astuzia quando dichiarò guerra al colosso statunitense, pur sapendo che la sconfitta era sicura. Si illudeva di poter mediare tra Berlino e gli angloamericani. Una delle tanti illusioni che portarono alla disfatta e alla rovina del Paese.

GIANNI OLIVA - LA GUERRA FASCISTA

 

2 - «LO SCONTRO RAPIDO? ERA UNA ILLUSIONE, L'ESERCITO INADEGUATO»

Matteo Sacchi per “il Giornale”

 

Il 10 giugno 1940, ottant' anni fa, Benito Mussolini scaraventava l'Italia nel Secondo conflitto mondiale. Il Paese militarmente impreparato pagò molto caro quell'azzardo. Ne abbiamo parlato con lo storico Gianni Oliva, il quale ha appena pubblicato La guerra fascista. Dalla vigilia all'armistizio, il secondo conflitto mondiale in Italia (Mondadori) che racconta nel dettaglio gli anni di quella lotta impari.

 

Professor Oliva, partiamo dal discorso di Mussolini in Piazza Venezia. Perché il Duce scelse l'azzardo?

«Secondo la vulgata fu una sorta di impuntatura caratteriale. A spingere il Duce sarebbe stata la paura che Hitler vincesse da solo. Ma in realtà la questione è decisamente più complessa. Per due motivi. Il primo: il fascismo aveva costruito nel Paese una mistica guerriera tutta basata sulla Prima guerra mondiale. La retorica dell'Italiano soldato rendeva molto difficile mantenere poi una posizione di neutralità nel momento in cui in Europa, e nel mondo, divampava un conflitto enorme. La risposta della folla alla dichiarazione di guerra è un boato. Guardato col senno del poi mette i brividi e ci dice che in quel momento gli italiani, almeno quelli che non avevano contezza della reale situazione di forza, volevano la guerra e Mussolini lo sapeva».

Gianni Oliva

 

L'altra motivazione?

«La seconda motivazione è geopolitica. Mussolini fu, in un certo qual modo, obbligato dal dinamismo di Hitler. L'Asse con la Germania era tutt' altro che un'alleanza d'elezione. Era stata una scelta contingente, pensata anche per cercare di controllare Hitler. Quando la Germania dà una brusca accelerazione agli eventi l'Italia si trova nella complessa situazione di non riuscire più a giocare un ruolo. La sconfitta repentina della Francia rischiava di proiettare la Germania verso il Mediterraneo in cui l'Italia voleva mantenere un ruolo di potenza. Questo spinse Mussolini verso l'azzardo. C'era più paura dell'alleato che altro».

 

BENITO MUSSOLINI ANNUNCIA L ENTRATA IN GUERRA DELL ITALIA

Era chiaro che di azzardo si trattava?

«Tutte le speranze si basavano sull'idea di un conflitto rapido che si concludesse a breve. Gli stessi vertici militari avevano chiaramente indicato, quando la Germania aveva aperto le ostilità, che l'Italia non sarebbe stata davvero pronta a combattere prima di due o tre anni».

 

Perché questo livello di impreparazione militare in un Paese pieno di retorica bellicista?

«L'Italia dagli anni Venti era stata coinvolta in un gran numero di conflitti. Dal domare le rivolte in Libia alla guerra d'Abissinia, sino alla Guerra di Spagna. Questo fece sì che si svuotassero gli arsenali e mancassero gli investimenti a lungo termine sul rinnovo delle Forze armate. La preparazione degli stessi tedeschi aveva dei limiti, ma gli italiani erano assolutamente privi dei mezzi necessari ad una guerra moderna.

 

E per convertire, in quel senso, gli apparati industriali serviva del tempo, anche a prescindere dalla cronica mancanza di materie prime del Paese. Di fronte alle nuove teorie sulla guerra lampo anche in Italia si ragionò sul rendere più celeri le nostre divisioni. Ma sa quale fu il risultato? Si passò dalle divisioni ternarie, su tre reggimenti, a quelle binarie, ovvero su due. Rendeva più veloci gli spostamenti delle truppe? No, però moltiplicava i comandi e quindi le promozioni».

BENITO MUSSOLINI ANNUNCIA L ENTRATA IN GUERRA DELL ITALIA

 

Alcuni storici hanno rilevato che in proporzione lo sforzo industriale italiano fu inferiore nella Seconda guerra mondiale rispetto a quello della Prima.

«Nella Grande guerra bisognava fabbricare in gran numero prodotti relativamente semplici: elmetti, mitragliatrici, fucili... Nella Seconda si parlava di carri armati, aerei e portaerei. Serviva una diversa pianificazione industriale, di lungo termine. Il fascismo ha influito su molti aspetti della vita nazionale. Pensi solo all'enorme impulso dato all'architettura, edifici razionalisti costruiti nel Ventennio se ne trovano ovunque. Ma in realtà, a parte la retorica, il settore bellico è uno di quelli in cui ha inciso di meno. Anche perché le forze armate che dipendevano dal Re hanno mantenuto una forte indipendenza dal Regime. Anche se erano al centro della propaganda del Partito fascista».

BENITO MUSSOLINI ANNUNCIA L ENTRATA IN GUERRA DELL ITALIA

 

Agli italiani mancavano anche degli obiettivi strategici chiari?

«L'attacco alla Francia, l'abbiamo detto, è stato una sorta di scelta dell'ultimo minuto. Ma attaccare attraverso le Alpi era onestamente una mossa senza senso. Non funzionò nonostante la Francia fosse ormai militarmente agonizzante. Come diceva Clausewitz: attaccare la Francia attraverso le Alpi è come sollevare un fucile afferrandolo per la lama della baionetta. Più sensato il tentativo di spezzare la presa della Gran Bretagna sul Mediterraneo attaccando l'Egitto. Forse se tutte le forze fossero state concentrate lì, in Nord Africa, avrebbe potuto essere diverso. Ma in questo caso la condotta del generale Graziani, che portò avanti l'offensiva con eccessiva lentezza, consentì ai britannici di convogliare in zona forze da tutto il Commonwealth. E così anche quell'opportunità sfumò...».

 

E l'attacco alla Grecia?

10 GIUGNO 1940 - LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DELL ITALIA

«Quello sì che, forse, può essere caratterizzato come una impuntatura caratteriale di Mussolini. Resosi conto di essere precipitato in una empasse, in una gabbia, scatenò l'attacco verso la Grecia in autunno e per di più in una zona montagnosa. A quel punto sì, sull'orlo di crollare contro una nazione non proprio nota per la sua tradizione militare, l'Italia si trovò a passare in una condizione completamente subalterna ai tedeschi».

 

Non fummo particolarmente abili a gestire la guerra ma nemmeno a uscirne dopo la caduta di Mussolini.

«Il Re, capendo che la monarchia era a rischio, fu abile a gestire l'allontanamento del Duce dal potere e nel favorire lo scioglimento del Partito fascista. Ma coloro che festeggiavano per le strade il 25 luglio non volevano tanto la caduta di Mussolini quanto la pace. Il Re e Badoglio volevano, però, una pace negoziata che garantisse il perdurare della monarchia.

 

Le dichiarazioni sul continuare la guerra come alleati dei tedeschi erano chiaramente ingannevoli. Ma quei 40 giorni, sino all'8 settembre, hanno consentito ai tedeschi di portare nella Penisola tutte le truppe che volevano. Per salvare la monarchia si è condannato il Paese. Quando si pensa alla guerra bisognerebbe esaminare le responsabilità di una intera classe dirigente, non si può ridurre tutto a Mussolini e qualche gerarca».

 

 

Ultimi Dagoreport

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?

giorgia meloni antonio tajani marina berlusconi roberto vannacci matteo salvini

DAGOREPORT - SIAMO COSI' OCCUPATI A VEDERE IL NAUFRAGIO DELLA LEGA, SORPASSATA DA VANNACCI, DA NON ACCORGERCI CHE STA IMPLODENDO ANCHE L'ALTRO ALLEATO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI: FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE INTORNO AL 7-8% CON TANTI ESPONENTI ATTRATTI DAL GENERALISSIMO – UNA SITUAZIONE GRAVE CHE HA SPINTO MARINA BERLUSCONI NEI GIORNI SCORSI A CONVOCARE IN GRAN SEGRETO ANTONIO TAJANI A MILANO, CHIEDENDOGLI GENTILMENTE DI TOGLIERE IL DISTURBO - IL CIOCIARO HA FATTO ORECCHIE DA MERCANTE: “SOLO I CONGRESSI POSSONO SFIDUCIARMI" - E LA CAVALIERA DI ARCORE ORA SI TROVA DAVANTI A UN BIVIO: PUO', MA NON LO FARA' MAI, TOGLIERE IL SANTINO DI BERLUSCONI DAL SIMBOLO DEL PARTITO, OPPURE NON LE RESTA ALTRO CHE SCENDERE IN CAMPO - MA SE SI VOTA AD APRILE, ANZICHE' AD OTTOBRE 2027, NON C'È TEMPO PER FAR FUORI TAJANI, VIA CONGRESSI – OLTRE AD AVERE LA LEGA MORIBONDA E FORZA ITALIA ALLO SBANDO, E VANNACCI IN ASCESA, LA DUCETTA SI RITROVA FRATELLI D’ITALIA SPACCATO DA UNA LOTTA DI POTERE TRA LE CORRENTI: LA RUSSA VS MELONI SISTER, LOLLOBRIGIDA-CROSETTO VS MANTOVANO- FAZZOLARI, RAMPELLI VS DONZELLI...

bonelli conte fratoianni schlein travaglio renzi

DAGOREPORT - SU, NON C'E' BISOGNO DI CORRERE: LA GATTA FRETTOLOSA FECE I GATTINI CIECHI - L’ESCLUSIONE DI RENZI DAL “PATTO DEI CARCIOFI” TRA SCHLEIN, CONTE, BONELLI&FRATOIANNI ERA STATA ANNUNCIATA E DISCUSSA DA MATTEONZO CON ELLY E GOFFREDO BETTINI – LA GAMBA CENTRISTA DEL "CAMPO LARGO" SI FARA' ECCOME MA NON PRIMA DI SETTEMBRE: C'E' DA FARE METABOLIZZARE L'INGRESSO DELL'INDIGESTO RENZI A TUTTI, SOPRATTUTTO A CONTE CHE DEVE GESTIRE UNA BASE M5S VOLATILE SENZA IDEOLOGIE, IDEALI NÉ IDEE, ANCORATA AL "VAFFA CONTRO TUTTI" - CONTE SA BENE CHE BASTA UNA MOSSA SBAGLIATA SUL CRINALE RENZI PER RITROVARSI CONTRO TRAVAGLIO O PEGGIO: FINIRE TRAVOLTO DA UN DI BATTISTA IN MODALITA' “VANNACCI A 5 STELLE” - L'UNICA VIA CHE HA RENZI DI ENTRARE IN COALIZIONE (E IN PARLAMENTO CON I SUOI CARI BONIFAZI E BOSCHI) È: DISINNESCARE IL SUO TURBO-PROTAGONISMO, TENERE UN PROFILO BASSO ALLA SUA CAPACITA' MANOVRIERA E NON DISTURBARE CHIUNQUE SIA CHIAMATO A FARE IL CONDUCENTE, METTENDOSI AL SERVIZIO DELL'OBIETTIVO PRIMARIO: MANDARE A CASA MELONI PER NON RITROVARSI POI NEL 2029 UN MAL-DESTRO AL QUIRINALE AL POSTO DI SERGIO MATTARELLA...

claudio e leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - CON L’AFFOLLATISSIMA FAMIGLIA DEL VECCHIO, NON SI STA MAI TRANQUILLI. SEI FIGLI DA TRE MADRI DIVERSE, PIÙ LA VEDOVA NICOLETTA ZAMPILLO CHE SI È PORTATA APPRESSO IL FIGLIO ROCCO, NATO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO - ALLE ROGNE DI LEONARDINO CON IL FRATELLASTRO ROCCO, ORA SI AGGIUNGONO – FIATO ALLE TROMBE! – LE PATURNIE DEL PRIMOGENITO DEL FONDATORE DI LUXOTTICA, IL 69ENNE CLAUDIO - UNO DEGLI EREDI DELLA PIÙ GRANDE FORTUNA D’ITALIA HA INVIATO AL CDA DELLA HOLDING DELFIN, CASSAFORTE DI FAMIGLIA, UNA LETTERA IN CUI CHIEDE AI MEMBRI DEL CDA DI RICOPRIRE D’ORO I MANAGER CON UN BONUS STRAORDINARIO UNA TANTUM – QUAL È LA SUA STRATEGIA? AH, SAPERLO….

massimo bottura annalisa cavaliere valentina garavaglia

DAGOREPORT – UN SIPARIETTO DELLO CHEF MASSIMO BOTTURA ALLA IULM DI MILANO SPIEGA MEGLIO DI CENTO TRATTATI COME FUNZIONANO LE UNIVERSITÀ IN ITALIA (E A MILANO, IN PARTICOLARE) – ANNALISA CAVALERI, SCRITTRICE GASTRONOMICA E DOCENTE DA OTTO ANNI ALL’ATENEO, INVITA BOTTURA A UN TALK. LA RETTRICE DELL’UNIVERSITÀ, VALENTINA GARAVAGLIA, INTRODUCE I LAVORI CON UN DISCORSO POMPOSO E POI SE NE VA. LO CHEF PERMALOSISSIMO LO FA NOTARE (“SI COMPORTA COME I POLITICI”) E LA RETTRICE SI VENDICA SOSPENDENDO LA PROF. CAVALERI – È L’ESITO DI UN CIRCOLO VIZIOSO: LE UNIVERSITÀ HANNO BISOGNO DI ISCRITTI, E PER FARSI PUBBLICITÀ INGAGGIANO DOCENTI A CONTRATTO SENZA ESPERIENZA SCIENTIFICA, MA CON UNA RETE STRUTTURATA. POSSONO INVITARE VIP ATTIRA-ATTENZIONE, COME BOTTURA, CHE SERVONO AD ATTRARRE PIÙ RAGAZZI, E IL CICLO SI AUTO-ALIMENTA… - VIDEO