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E SE IL PROSSIMO A BRUCIARE FOSSE IL VOSTRO PALAZZO? - MIGLIAIA DI EDIFICI POSSONO ANDARE IN FIAMME COME IL GRATTACIELO DI MILANO: I PANNELLI DI CUI ERA RICOPERTA LA TORRE ERANO DI EPS, UN MATERIALE ALTAMENTE INFIAMMABILE MOLTO USATO IN EDILIZIA FRA LA FINE DEGLI ANNI '80 E I PRIMI 2000 - A QUELL'EPOCA LE NORME LO PERMETTEVANO: SONO ANCORA TANTISSIMI, PROBABILMENTE MIGLIAIA, GLI EDIFICI CHE HANNO LE FACCIATE ESTERNE RIVESTITE DI QUEL COMPOSTO PLASTICO E DUNQUE A RISCHIO...

Federica Zaniboni per “Libero Quotidiano

 

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In sette minuti l'incendio è diventato incontrollabile. E decine di famiglie hanno guardato la propria casa bruciare. Se nei giorni scorsi sembrava inspiegabile che un intero palazzo, alto 60 metri, potesse venire divorato dalle fiamme in meno di un quarto d'ora, adesso una risposta c'è.

 

Il rivestimento esterno della torre milanese, che si è letteralmente sciolto sotto agli occhi dei residenti, non era affatto composto da Alucobond - quasi del tutto ignifugo - come si era creduto inizialmente, bensì di un materiale plastico, sintetico e altamente infiammabile.

 

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Il nome dell'azienda tedesca produttrice di pannelli che molto difficilmente potrebbero bruciare in quel modo, era venuto fuori già domenica scorsa, quando il rogo si è acceso nella periferia Sud di Milano.

 

La maggior parte degli inquilini, increduli e sotto choc - aveva dichiarato di esser sempre stata convinta che il rivestimento della facciata dell'edificio fosse fatto di materiale non combustibile, e lunedì mattina l'amministratore di condominio aveva parlato esattamente di Alucobond.

 

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Ma se fin da subito è parso chiaro che non poteva trattarsi di quello, adesso ne è arrivata la conferma. Secondo gli accertamenti dei vigili del fuoco, l'esterno del palazzo - il cui progetto ha preso il via nel 2006 - sarebbe stato ricoperto di Eps, un materiale molto usato tra la fine degli anni Ottanta e i primi Duemila, quando ancora le normative lo consentivano.

 

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E ciò che può risultare preoccupante è che sono ancora tantissimi - forse migliaia - i palazzi costruiti allora che presentano le facciate esterne rivestite di quel composto plastico. E dunque in qualche modo a rischio.

 

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Un'altra delle domande a cui stanno cercando di rispondere gli inquirenti è quella relativa alla dichiarazione o meno, nella pratica edilizia presentata in Comune più di dieci anni fa, del materiale realmente utilizzato per il cappotto esterno della torre. Un aspetto, quest'ultimo, che potrà essere chiarito soltanto con l'acquisizione delle schede tecniche e di tutta la documentazione sulla costruzione dell'edificio di via Antonini.

 

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Per il momento, le indagini dei vigili del fuoco - che da cinque giorni stanno lavorando ininterrottamente - sono arrivate soltanto alla definizione del materiale di cui erano realmente composti quei pannelli che in pochi minuti si sono sciolti come burro. Ai piedi della torre, infatti, è possibile vedere una serie di pozze provocate proprio dalla fusione del rivestimento, oltre a filamenti simili a ragnatele che ricordano inevitabilmente la plastica bruciata.

 

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Come è stato confermato già nei giorni scorsi, l'incendio è partito da un appartamento al 15esimo piano, ma la storia che vi sta dietro è ancora avvolta nel mistero. Se in un primo momento una delle ipotesi più probabili era quella del cortocircuito, questa sarebbe stata smentita dalla testimonianza del custode del palazzo, che ha riferito di esserci entrato pochi giorni prima per innaffiare le piante, scoprendo che la corrente era staccata. Sì, perché l'inquilino di quell'appartamento era in vacanza, quando è scoppiato il rogo, e ciò che appare ancora più strano è che di lui non si hanno avuto ancora notizie.

 

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La sua casa è andata a fuoco cinque giorni fa, ma da quel viaggio non sembrerebbe essere più tornato, rendendosi irreperibile anche per gli inquirenti. Così, mentre la procura e i vigili del fuoco procedono nella ricostruzione della storia della Torre dei Moro e contemporaneamente in quella dell'incendio, gli ormai ex residenti di via Antonini sono ancora senza casa.

 

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Alcuni di loro, in questi giorni, stanno entrando nelle proprie abitazioni, insieme ai vigili del fuoco, per capire quanto è rimasto di ciò che possedevano. Il Comune di Milano, intanto, ha messo a disposizione alcuni alberghi, e questa mattina - dopo giorni in cui gli inquilini hanno lamentato di sentirsi abbandonati dall'amministrazione.

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