troppi messaggi telefono petulanza

LA SOTTILE LINEA TRA STALKER E ROMPIPALLE - UN UOMO DI NOVARA È STATO CONDANNATO A DUE MESI DI CARCERE PER PETULANZA DOPO AVER MANDATO RAFFICHE DI MESSAGGI ALLA MOGLIE DALLA QUALE SI STAVA SEPARANDO – LA CORTE D’APPELLO AVEVA SCARTATO L'IPOTESI DI STALKING, PERCHÉ L'UOMO NON PROVOCAVA "UN GRAVE STATO DI TIMORE E ANSIA” ALLA DONNA, PER POI ATTIBUIRGLI QUELLO DI “DISTURBO ALLE PERSONE”

Giordano Tedoldi per “Libero quotidiano”

troppi messaggi al telefono

 

Petulanza, termine molto ampio che indica tanti comportamenti: "insistenza fastidiosa" dice il grande dizionario Battaglia, ma anche "pretesa eccessiva, richiesta insistente" e perfino "atto violento e sedizioso". 

 

Tutti abbiamo subito (e forse anche esercitato) comportamenti petulanti, ma adesso abbiamo un'arma in più per arginarli: una sentenza della Cassazione che ha condannato a due mesi di carcere un quarantanovenne residente nella provincia di Novara, il quale mandava raffiche di messaggi alla moglie, dalla quale si stava separando. 

troppi messaggi al telefono

 

Non volendo rassegnarsi alla rottura della relazione, cercava in ogni modo di contattare la donna, di coinvolgerla in scambi ossessivi che spesso sconfinavano nell'insulto. Ma già nel 2020 la Corte d'Appello di Torino aveva scartato l'ipotesi di stalking, perché l'uomo non provocava "un grave stato di timore e ansia" nella moglie (donna, evidentemente, di forte tempra), e il suo reato era piuttosto quello, più lieve, di "disturbo alle persone", che prevede l'arresto fino a sei mesi. 

troppi messaggi al telefono

 

Così, i giudici torinesi motivarono la condanna del marito per il «carattere molesto del continuo invio di messaggi, ammesso dallo stesso imputato, non rassegnatosi alla fine del matrimonio con la donna, e quindi sull'indubbia volontaria petulanza degli stessi». Ora la Cassazione ha confermato la lettura della Corte d'Appello, ricordando che, in stretti termini giuridici, la petulanza indica «un modo di agire pressante e indiscreto» oppure «un atteggiamento di arrogante invadenza e di intromissione continua e inopportuna nella altrui sfera di libertà». 

 

troppi messaggi al telefono

Decisivi per il processo sono stati gli screenshot prodotti in grande quantità dalla ex moglie del condannato, dove lei peraltro, quando lui la aggrediva, gli rispondeva per le rime ma, hanno stabilito i giudici, era una mera «reazione al comportamento del marito». Insomma, legittima difesa all'assalto verbale di lui. 

 

Il fatto, come si vede, non è di eccezionale gravità: in questo caso la lite tra i coniugi non è degenerata in atti efferati, come purtroppo accade, e nemmeno si è arrivati allo stalking. Ma la suprema corte, condannando un uomo per petulanza, fissa un precedente notevole dal momento che moltissimi, vittime di comportamenti simili, pensano che non ci sia altro da fare che far perdere le proprie tracce, cambiare numero di telefono o l'account di posta elettronica, sparire dai social o bloccare l'interlocutore "petulante".

 

messaggio

 Invece no, se ci sono gli estremi - il "carattere molesto del continuo invio di messaggi" per dirla con i giudici -, si può sporgere denuncia. Il tipo del petulante, infatti, è uno strano personaggio: a prenderlo con le buone si rischia solo di incoraggiarlo. 

 

Perché normalmente è qualcuno che vuole comunque affermare il suo punto di vista, non è disposto ad alcuna mediazione e, soprattutto, non sa contenere le proprie passioni. Pertanto non sono le risposte ai suoi insulti o i tentativi diplomatici di avviare un dialogo civile che possono risolvere la situazione, continuerà ad accerchiarvi con ossessionanti richieste e recriminazioni. 

messaggi vocali su whatsapp

 

Un bombardamento che, specialmente se attuato da persone con cui si ha avuto una relazione intima, può essere molto logorante per la propria psiche. Bene dunque che intervenga la magistratura, con la sua autorevolezza e i suoi potenti mezzi di dissuasione, a fermare l'esercito di petulanti che non cessano mai di digitare chilometrici messaggi di accuse o ritorsioni ai loro ex, o a coloro con cui vorrebbero avere una relazione, ma non sono ricambiati, e non si rassegnano al rifiuto. 

 

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Si dirà che con questa sentenza si aprirà la diga a un profluvio di denunce per "petulanza", un po' come è accaduto quando venne codificato il reato di stalking. Ma anche se così fosse confidiamo che i magistrati sapranno valutare caso per caso, distinguendo le normali tensioni nelle relazioni, gli scatti di nervi, le schermaglie di rito, da un comportamento che provoca realmente una molestia, volontaria e insistente, e che sia a senso unico, cioè sempre da una parte contro un'altra. 

 

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Del resto la giurisprudenza deve tenere conto del fatto che con i telefonini, i social, le applicazioni che ci rendono sempre contattabili, e dunque potenziali bersagli, le relazioni possono davvero diventare fagocitanti e ossessive. Insomma è un po' anche la conseguenza del nuovo modo di comunicare, a distanza ma sempre raggiungibili dalla freccia avvelenata.

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