corea del sud

TE LA DO IO LA PRIVACY – AVVISO PER COLORO CHE INVOCAVANO IL MODELLO COREANO: UN SUPER-DIFFUSORE 29ENNE PER TRE SERE ZOMPA DA UN LOCALE GAY A UN ALTRO A SEUL E CONTAGIA 86 PERSONE, COSTRINGENDO A NUOVE CHIUSURE – LE PERSONE ENTRATE IN CONTATTO CON LUI SONO STATE RINTRACCIATE ATTRAVERSO L’APP GOVERNATIVA, TRA LE MENO RISPETTOSE DELLA PRIVACY AL MONDO, ED È PARTITO LO SCREENING DI MASSA – MA NEL PAESE IN CUI L’OMOSESSUALITÀ È ANCORA UN TABÙ,  MOLTI HANNO PAURA DI PERDERE IL LAVORO SE…

Monica Ricci Sargentini per il “Corriere della Sera”

 

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«Non sarà finita sino a che non sarà finita». Il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha messo così in guardia la popolazione dopo l' esplosione di un improvviso focolaio di contagi a Seul. La capitale aveva ripreso a vivere da due settimane con l' apertura di locali, bar e discoteche quando, sabato scorso, il sindaco Park Won-soon è stato costretto a ordinare una nuova chiusura.

 

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È bastato un «super diffusore», un ragazzo di 29 anni, a far salire di nuovo l' allarme nel Paese che era stato additato a modello nella gestione della pandemia. Il focolaio, 86 contagi in 48 ore (35 solo domenica scorsa), si è sviluppato ad Itaewon, un popolare quartiere della vita notturna della capitale, dove il giovane ha passato alcune serate tra il primo e il tre maggio soprattutto in locali Lgbt.

 

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L' uomo è stato scoperto grazie alla app governativa «Corona 100 m», tra le meno rispettose della privacy al mondo, e subito è scattato il controllo di massa. Le autorità di Seul hanno chiesto la collaborazione di tutti coloro che si erano recati nei locali notturni della zona tra il 24 aprile e il 6 maggio scorso: si tratta di 5.517 persone, ma solo 2.405 di loro hanno risposto all' appello mentre altri 3.112 risultano ancora irreperibili. Il che non sorprende in un Paese dove l' omosessualità è ancora un tabù e le persone Lgbt sono spesso discriminate.

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Ora si teme una nuova caccia alle streghe. «I dati della mia carta di credito sono stati passati alle autorità - ha detto al Guardian Lee Youngwu, uno degli avventori dei locali dove si è diffuso il contagio - se mi fanno il test la mia azienda saprà che sono gay.

Perderò il mio lavoro e sarò umiliato». Il primo ministro, Chung Sye-kyun, ha invitato la popolazione «a non criticare una certa comunità perché questo non servirà a fermare la pandemia».

 

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Ieri il governo ha deciso di rinviare la riapertura delle scuole, prevista per domani: «Una decisione inevitabile» ha detto il vice ministro dell' Istruzione Park Baeg-beom.

Una doccia fredda per la popolazione. Soltanto la scorsa settimana i contagi sembravano azzerati, tanto che il governo aveva autorizzato un allentamento delle già blande misure di distanziamento sociale in vigore.

 

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In totale, secondo i dati del Korea Centers for Disease Control and Prevention , sono a oggi 10.909 i casi accertati di coronavirus nel Paese asiatico, mentre per il quarto giorno consecutivo non si verificano nuovi decessi, a quota 256.

La vicenda del «super diffusore» evidenzia però che il virus può propagarsi rapidamente in qualunque momento anche in una nazione come la Corea del Sud, tra le prime ad essere colpita dalla pandemia, che si è distinta per aver affrontato l' emergenza in modo veloce ed esemplare.

 

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Le peculiarità del modello coreano sono due: la protezione e il monitoraggio continuo del personale sanitario, ma anche l' attivazione precoce di un protocollo di tracciamento, test e isolamento delle persone venute in contatto con soggetti infetti.

«Trasformeremo questa crisi in un' opportunità», ha promesso ieri il presidente sudcoreano. Ma il timore è che arrivare a una situazione di stabilità sarà difficile a Seul come altrove.

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La scorsa settimana i ricercatori della Columbia University Mailman School of Public Health avevano messo in guardia dalle riaperture perché avrebbero inevitabilmente portato a «nuovi casi di contagio». Moon già pensa con preoccupazione a «una ripresa del virus in autunno» ma forse dovrebbe preoccuparlo più il presente.

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