tommaso cerno

TOMMASO CERNO SEGNALATO ALL'ANTIRICICLAGGIO! - SUL CONTO CORRENTE DEL SENATORE PD SONO STATI ACCREDITI PER 35.500 EURO DA DUE BENEFATTORI - SI TRATTA DI STEFANO BALLOCH, STORICO SINDACO DI CIVIDALE DEL FRIULI DI FORZA ITALIA, E BRUNO TOMMASINI, STILISTA DI CUI IL PARLAMENTARE È STATO TESTIMONE DI NOZZE - CERNO HA SPIEGATO CHE SI TRATTA DI OMAGGI RICEVUTI DA AMICI PER "POTER SOSTENERE IL MEDESIMO TENORE DI VITA AVUTO AL TEMPO DELLA PROFESSIONE EDITORIALE" - LA PASSIONE DI CERNO PER IL CONTANTE: DA OTTOBRE 2019 A DICEMBRE 2020, HA FATTO 195 OPERAZIONI DI PRELIEVO BANCOMAT PER 67.000 EURO…

Simone Di Meo per "la Verità"

TOMMASO CERNO

 

Come si può restare insensibili di fronte alle difficoltà di un amico che non è in grado di far quadrare i conti col suo stipendio da parlamentare? Come si può, alla sera, poggiare la testa sul cuscino sapendo che là, a Roma, il senatore Tommaso Cerno non riesce a farsi una vacanza come Cristo comanda? Infatti, non si può. Per questo, due sodali di lunga data dell'ex direttore dell'Espresso, oggi esponente del Pd a Palazzo Madama, non hanno esitato un solo istante a far arrivare generose testimonianze del loro affetto sul conto corrente del bisognoso.

 

MATTEO SALVINI TOMMASO CERNO

E solo l'occhiuto sistema di controllo di uno stato di polizia fiscale come il nostro, che ha voluto capire perché un parlamentare della Repubblica ricevesse bonifici frequenti da soggetti privati, ha portato alla luce questi gesti di solidarietà che ricordano il libro Cuore o quelle adozioni a distanza nei paesi dell'Africa nera. Gli insensibili risk manager della banca del Senato, dove Cerno ha il conto da aprile 2018, hanno infatti inviato una segnalazione di operazione sospetta all'antiriciclaggio di Bankitalia bollando come «opaca» l'operatività sul deposito, e ora la compagnia del bonifico è stata scoperta.Ma chi sono i due benefattori? Si chiamano Stefano Balloch e Bruno Tommasini.

 

TOMMASO CERNO

In un anno circa hanno versato, nelle magre tasche del senatore dem, qualcosa come 35.500 euro con causali come «regalia», «anticipo spese casa» e «rimborsi». Non sappiamo se fossero uno consapevole dell'altro, o se ciascuno vivesse nella convinzione di essere il solo a voler bene a Tommaso. Crediamo di sì, però. D'altronde, come dice il Vangelo? La mano destra ignori che cosa fa la sinistra.Anche le buone azioni però possono portare conseguenze indesiderate.

 

tommaso cerno

Non è certamente questo il caso, ma il continuo flusso di soldi (tracciati) a una «persona politicamente esposta» qualche maligno potrebbe addirittura interpretarlo come finanziamento illecito.

 

Invece, secondo lo stesso Cerno, è solo un atto di generosità nei suoi confronti. Ai funzionari dell'istituto di credito, l'ex direttore dell'Espresso e già vicedirettore di Repubblica, ha spiegato infatti che si tratta di omaggi ricevuti da amici per «poter sostenere il medesimo tenore di vita avuto al tempo della professione editoriale».

 

Insomma, passando dalla Repubblica (il giornale) alla Repubblica (Stato) ci è andato a perdere, ed è pur giusto che recuperi in qualche modo. E alzi la mano chi non ha mai fatto un bonifico a un parlamentare indigente perché non tirasse la cinghia. Alzi la mano chi non si sente un po' responsabile dei sacrifici che i deputati e i senatori devono affrontare per poterci rappresentare al meglio.Averceli, amici così. Stefano Balloch è lo storico sindaco di Cividale del Friuli (luogo di residenza del giornalista).

 

TOMMASO CERNO

Formalmente iscritto a Forza Italia, ma fin troppo libero nella scelta delle alleanze e delle simpatie politiche, soprattutto quando sfociavano nel campo avverso. Tanto che, convinto di prenotare il biglietto per Roma, destinazione Senato, alle politiche del 2018 fu silurato all'ultimo secondo disponibile dai maggiorenti azzurri che gli preferirono un altro candidato. Fu una vendetta, si disse, per il suo feeling mai troppo nascosto con Debora Serracchiani e per la buona stampa che gli ha sempre garantito l'ex direttore del Messaggero Veneto.

TOMMASO CERNO

 

Un certo Tommaso Cerno. Bruno Tommasini dovrebbe essere invece lo stilista di cui il parlamentare Pd è stato testimone di nozze nel 2016 in occasione del primo matrimonio omosessuale celebrato a Marciano della Chiana, in provincia di Arezzo.

 

Nel periodo preso in esame dai risk manager dell'istituto di credito emerge una certa propensione di Cerno per l'uso del contante. Dall'ottobre 2019 al dicembre 2020, sono state registrate 195 operazioni di prelievo bancomat per un totale di oltre 67.000 euro.

 

Di questi circa la metà proveniva da anticipi della carta di credito. Nella segnalazione di operazione sospetta è sottolineato che il 90 per cento dei prelievi bancomat è stato rilevato tra novembre 2019 e febbraio 2020. Dal conto corrente dell'ex direttore dell'Espresso sono stati inoltre monitorati 8 bonifici in uscita per 15.500 euro a favore dello stesso Balloch (prestiti restituiti?) e altre 63 disposizioni di pagamento per complessivi 42.000 euro a persone fisiche residenti all'estero.

 

TOMMASO CERNO E MATTEO RENZI

Gli 007 della banca non sono riusciti però a capire a che cosa servisse questo denaro. Infatti, si sono arresi scrivendo che i «legami con persone fisiche beneficiarie delle somme» e «le finalità» dei pagamenti non sono stati «chiariti» dal titolare del conto.Sarebbe curioso sapere se, con queste entrate extra, Cerno abbia deciso di onorare il debito di 18.000 euro maturato con il Pd milanese a cui avrebbe dovuto versare parte del suo stipendio da parlamentare. Salvo poi rimangiarsi l'accordo e rompere con il Partito democratico iscrivendosi al gruppo Misto.

 

TOMMASO CERNO MARIO CALABRESI

«Come i mafiosi, chiedono il pizzo», denunciò nel momento più aspro della contesa. Guadagnandosi pure una querela per diffamazione.Oggi, però, con la caduta del governo giallorosso è tornato all'ovile dem dopo aver flirtato per un paio di mesi con Italia viva. Non se n'è fatto nulla, e qualcuno dei renziani ha fatto girare la voce che sia stato meglio così. Imbarcare il senatore più assenteista di Palazzo Madama (è presente a 22 votazioni su 100) non avrebbe avuto alcun impatto sui rapporti di forza in Aula. Lui non se ne fa cruccio. D'altronde, che cosa pensa dei suoi colleghi lo ha esplicitato qualche tempo fa: «Non escludo che alcuni si prostituiscano per essere ricandidati».

TOMMASO CERNO

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”