irene pivetti

TRAPIANTO D'IRENE - INIZIO' LA SUA CARRIERA DA GIUSTIZIALISTA DURANTE TANGENTOPOLI, ORA IRENE PIVETTI E' FINITA SOTTO INCHIESTA PRIMA PER LE MASCHERINE CHIRURGICHE CONTRAFFATTE DI ORIGINE CINESE, ORA PER LE ACCUSE DI FRODE FISCALE E RICICLAGGIO PER UNA CIFRA DI 8 MILIONI LEGATA A UNA EX SCUDERIA DI FERRARI GRAN TURISMO - IL GIRO DI DENARO DEL SUO GRUPPO "ONLY" TRA HONG KONG, CINA, MACAO, SVIZZERA, SAN MARINO, MALTA, MONACO, GRAN BRETAGNA, POLONIA E SPAGNA...

1 - LA PARABOLA DI IRENE PIVETTI TRA FERRARI GT E PARADISI FISCALI

irene pivetti

Monica Serra per "la Stampa"

 

All'inizio fu la croce della Vandea, i tailleur accollatissimi, le gonne sotto il ginocchio e una presidenza della Camera rigorosa fino al limite del bigotto. Poi arrivò il periodo post punk, o meglio, quasi sadomaso: con completini in lattex e borchie sberluccicanti in televisione per sdoganare il sogno proibito degli italiani sulla ex castigatissima terza carica dello Stato appena 31enne.

 

una delle ferrari sequestrate a irene pivetti 2

Ma, da un certo punto in poi, per Irene Pivetti, ex enfant prodige della politica italiana e del primo governo Berlusconi, cocca ripudiata del Senatur, la strada è stata una lunga discesa verso gli inferi delle procure: prima un'inchiesta sulle mascherine chirurgiche contraffatte di origine cinese, ora le accuse di frode fiscale e riciclaggio per una cifra di 8 milioni legata a una ex scuderia di Ferrari Gran Turismo che la brava Irene, secondo i pm, avrebbe svuotato per evitare di pagare le tasse.

 

una delle ferrari sequestrate a irene pivetti

«Sono stata colpita per il mio nome» s' è difesa lei. Le prime inchieste in cui il nome della Pivetti, «noto personaggio politico», come viene ancora definita nelle veline degli investigatori, emerse da indagata, riguardano varie partite di mascherine importate dalla Cina e rivendute, tra gli altri, alla Protezione Civile che, caso più unico che raro, sbagliò il pagamento, aggiungendo ben 11 milioni e 800 mila euro all'importo dovuto. Un "miracolo" di cui Irene Pivetti disse di non essersi accorta. Se ne accorse invece molto bene la Gdf che per questa storia sta ancora indagando.

 

irene pivetti

Contro di lei ora si aggiungono le accuse di sottrazione fraudolenta, frode fiscale e riciclaggio, nell'ambito di un'inchiesta che ha messo in luce la compravendita della scuderia Ferrari di un pilota di rally e un vorticoso giro di denaro tra Hong Kong, Cina, Macao, Svizzera, San Marino, Malta, Monaco, Gran Bretagna, Polonia e Spagna, che col suo gruppo Only avrebbe commesso.

 

Con l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, il pm Giovanni Tarzia ieri ha notificato all'ex leghista un nuovo sequestro preventivo d'urgenza di quasi 3 milioni e mezzo di euro, che si somma al milione e 200 mila già messo sotto sigilli dalla procura di Busto Arsizio per la storia delle mascherine cinesi. Con un provvedimento che è stato confermato fino in Cassazione.

una delle ferrari sequestrate a irene pivetti

 

L'inchiesta milanese appena terminata parte dalla compravendita, nel 2016, di tre Ferrari Gt acquistate dalla Isolani Racing Team Srl, società del pilota Leonardo Isolani, e dalla Red Racing, della moglie di Isolani, Manuela Mascoli (entrambi indagati), di fatto svuotate nonostante fossero fortemente indebitate con il fisco. L'operazione commerciale, notata dagli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, era stata pubblicizzata sul sito del gruppo Only Italia che «fa capo a Irene Pivetti» ed è costituito «da una serie di società di diritto italiano ed estero».

 

irene pivetti

Ma a fronte della complessa operazione - un giro di compravendite degli stessi beni, siglate una domenica d'aprile davanti al notaio di origini catanesi, Francesco Trapani (indagato) - ai finanzieri non risulta essere stato pagato un euro di imposte sul guadagno. Non solo. Dopo aver acquistato per un milione e 200 mila euro la scuderia e i beni in essa contenuti, la società di Pivetti nella stessa domenica li avrebbe poi ceduti a ben 10 milioni di euro a una società di Hong Kong, la More & More Investment, che sembrerebbe riconducibile al gruppo Dahoe, del magnate cinese Zhou Xi Jian. Almeno sulla carta.

 

IRENE PIVETTI FETISH

Perché, per l'accusa, quelle auto (solo una è stata sequestrata)sarebbero rimaste nelle mani di Isolani, che nel frattempo si è trasferito alla Canarie sottraendosi al fisco. Mentre, scrive il pm, «l'obiettivo perseguito da Irene Pivetti» è stato quello «di acquistare il solo logo Isolani-Ferrari per cederlo a un prezzo dieci volte superiore al gruppo Dahoe, senza comparire in prima persona».

 

Soldi su cui poi, a sua volta, non avrebbe neanche pagato le tasse. Ad aiutare Pivetti a incassare i quasi 8 milioni di euro «su un conto estero a lei non riconducibile per occultarli» sarebbe stato il consulente Pier Domenico Peirone, cui ieri è stato sequestrato quasi mezzo milione di euro. Gli investigatori hanno seguito le tracce del vorticoso giro di denaro con rogatorie in mezzo mondo. Ora, assicura il suo avvocato Filippo Cocco, Irene Pivetti «è pronta a chiarire ogni aspetto della vicenda e a farsi interrogare dai pm».

costantino e irene pivetti 2

 

2 - FALSA VENDITA DI FERRARI, SEQUESTRO DA 3,5 MILIONI «PIVETTI FRODAVA IL FISCO»

Giuseppe Guastella per il "Corriere della Sera"

 

Per l'imprenditore cinese Zhou Xijian, disposto a sborsare 10 milioni di euro, l'unica cosa interessante era il marchio «Ferrari» di cui poteva fregiarsi, autorizzata da Maranello, la scuderia «Isolani racing team», forse per usarlo nelle gare di auto in Asia o chissà cos' altro. Per aver mediato il passaggio del logo incassando quasi 8 milioni di euro, l'ex presidente della Camera Irene Pivetti si è vista notificare un sequestro per 3,5 milioni di euro non pagati al fisco dopo l'affare e rischia concretamente di essere processata per frode fiscale e auto riciclaggio.

irene pivetti

 

«È pronta a chiarire ogni aspetto della vicenda e, una volta lette le carte, a farsi sentire dal pm», annuncia il suo legale, l'avvocato Filippo Cocco. Il nome della più giovane terza carica dello Stato nella storia italiana è il primo dei sette nei cui confronti il pm milanese Giovanni Tarzia ha chiuso, in vista della richiesta di processo, un'indagine svolta dalla Guardia di Finanza di Milano.

 

Tutto parte dal forse troppo enfatico annuncio nella primavera 2016 della cessione della scuderia del pilota di auto Gt Leo (Leonardo) Isolani (indagato) al gruppo cinese «More & more investment» di Zhou Xijian. Fastosa serata in un palazzo patrizio di Roma e notizia sparata sul sito del Gruppo Only Italia, costellazione di società che fanno capo a Irene Pivetti la quale, da quando ha lasciato Montecitorio, preceduta dal prestigio della carica che ha lasciato, ha intessuto una rete di relazioni con l'Asia che l'hanno fatta finire anche in alcune indagini sull'importazione di mascherine durante la pandemia.

 

irene pivetti

Il 3 aprile 2016 è domenica, ma il notaio bresciano è in studio per il passaggio dalla «Isolani racing team» e dalla «Red Racing» della moglie del pilota a «Only Italia» di tre Ferrari da corsa (due 360 Modena e una 575 Maranello), un Tir-officina, ma soprattutto del logo «Isolani-Ferrari».

 

Costo: 1,2 milioni di euro. Paga Pivetti che immediatamente gira tutto a «More & More investment Group» di Hong Kong incassando 10 milioni, realizzando, quindi, 8,8 milioni di plusvalenza. Un bell'affare, non c'è che dire. Ma non per il fisco al quale la Isolani deve 5 milioni di euro e che così resta con un pugno di mosche in mano. Le indagini delle Fiamme Gialle concludono che si trattò di «compravendite simulate» perché i beni materiali sono andati in Asia solo sulla carta.

xii leg pivetti big

 

La cosa curiosa, forse un'ingenuità, è infatti che in quei giorni i siti specializzati dicevano che Isolani voleva trasferire la sua attività, comprese le tre Ferrari (con tanto di foto) a Tenerife nelle Canarie. Gli investigatori scopriranno poi che la 575 è stata venduta a Montecarlo e una delle 360 Modena è stata ceduta in Francia, la seconda la trovano un mese fa nel Varesotto durante una perquisizione in un club di Ferraristi.

 

Un giro d'affari neanche troppo sofisticato in cui l'ex esponente leghista si sarebbe «adoperata per ricevere denaro su conti esteri» tra la Cina e la Polonia. È «ampiamente dimostrato» il «carattere fraudolento delle operazioni commerciali realizzate dalla Pivetti», scrive il pm, che ha evaso tasse per 3,5 milioni che devono essere sequestrati in via preventiva nei suoi conti (ulteriori 500 mila a un altro indagato) perché c'è la «concreta possibilità» che li sposti all'estero attraverso l'«opaco reticolato di società» del gruppo Only Italia.

pivetti mage pivetti e jotti cc c f a d d baf c d b pivetti e Bossi resize irene pivetti Toni Thorimbert e Irene Pivetti pivetti resize x

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”