julian assange

ULTIMA CHIAMATA PER ASSANGE - SI CONCLUDE ALL'ALTA CORTE DI LONDRA LA DUE GIORNI DEL PROCESSO DI APPELLO SUL CASO DEL GIORNALISTA AUSTRALIANO DI WIKILEAKS: GLI STATI UNITI NON CEDONO E VOGLIONO CHE GLI VENGA CONSEGNATO, MA I SUOI AVVOCATI DICONO CHE È IN CONDIZIONI PSICOFISICHE PRECARIE E CHE NON SOPRAVVIVREBBE AL DURO REGIME CARCERARIO NEGLI USA, DOVE RISCHIA UNA CONDANNA A 175 ANNI DI RECLUSIONE…

 

Angela Napoletano per “Avvenire

 

julian assange

Si conclude in giornata all'Alta Corte di Londra la due giorni del processo di appello sul caso di Julian Assange, il giornalista australiano, 50 anni, noto per aver fatto conoscere al mondo gli atroci retroscena della guerra in Iraq e Afghanistan pubblicando sul suo portale WikiLeaks documenti "top secret" dell'amministrazione Usa. Washington ne chiede la testa.

 

A gennaio, il tribunale di primo grado ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall'America che ha ottenuto tuttavia l'autorizzazione al ricorso. L'esito è atteso non prima della fine dell'anno. La vicenda è complessa e controversa. Assange è detenuto da due anni e mezzo nel carcere inglese di massima sicurezza di Belmarsh da dove ieri ha seguito online l'inizio del processo.

 

julian assange stella morris

Ci è finito dopo l'arresto del 2019 quando l'ambasciata londinese dell'Ecuador, dove si è rifugiato per quasi sette anni, gli ha revocato la protezione diplomatica. La detenzione in carcere è stata confermata all'inizio dell'anno dallo stesso giudice, Vanessa Baraitser, che ha respinto in primo grado la richiesta di estradizione: l'uomo non verrà consegnato agli Stati Uniti perché «a rischio suicidio», diceva la sentenza, ma non potrà essere rilasciato, neppure su cauzione, perché «ha interesse a fuggire».

 

Alla giustizia britannica era già noto per aver violato i termini di libertà provvisoria a cui era sottoposto nel 2012 quando è arrivato a Londra dalla Svezia che lo voleva processare per violenza sessuale.

 

julian assange con il figlio gabriel

Gli avvocati che lo rappresentano sottolineano che le condizioni psicofisiche di Assange sono estremamente precarie e che l'uomo non sopravvivrebbe al duro regime carcerario che si prospetta negli Usa dove rischia una condanna a 175 anni di reclusione.

 

La strategia difensiva punta inoltre a sottolineare che il giornalista è vittima di una vendetta politica messa a punto dalla presidenza di Donald Trump e che la sua vita era a rischio sin dai tempi della sua permanenza all'ambasciata.

 

julian assange ripulito per l'udienza preliminare

Secondo recenti investigazioni giornalistiche la Cia avrebbe meditato di avvelenarlo e rapirlo già nel 2017. Fatti emersi anche nella deposizione di alcuni testimoni protetti in Spagna dove è in corso un'indagine giudiziaria sull'azienda, la UC Global, che il governo di Quito aveva ingaggiato per proteggere l'ambasciata londinese.

 

julian assange

Schierate dalla parte di Wiki-Likeas e della compagna, Stella Morris, madre dei suoi due bambini, sono anche associazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, secondo cui le accuse di spionaggio rivolte ad Assange sono solo un «tentativo di distrarre l'opinione pubblica dall'impunità dei crimini di guerra». A rischio, ribadiscono, non è solo la vita del giornalista ma anche la libertà di stampa.

 

julian assange

La tattica dell'accusa, messa a punto dall'avvocato James Lewis, consiste nel mettere in dubbio la credibilità della perizia medica che ha giustificato il giudizio di primo grado e nel ridimensionare l'idea che il «detenuto Assange» possa essere sottoposto negli Usa a un regime carcerario insostenibile come quello che si prospetterebbe nel caso in cui l'uomo fosse portato nelle galere del Colorado.

 

Promette cure cliniche e psicologiche adeguate alle necessità dell'imputato ventilando persino la possibilità che possa scontare il carcere anche nella sua nativa Australia. La sentenza è attesa a fine anno, o al massimo all'inizio del prossimo, ma non è detto che sarà quella definitiva. Gli Usa potrebbero tentare un ulteriore ricorso alla Corte Suprema britannica.

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