chicago violenza spari omicidio

LA VIOLENZA A CHICAGO HA POCO A CHE VEDERE CON GEORGE FLOYD O TRUMP, MA VI DIRANNO IL CONTRARIO - 18 MORTI IN 24 ORE: NELLA CITTÀ PIÙ PERICOLOSA D'AMERICA L'ENNESIMA STRAGE, STAVOLTA AGGRAVATA DA DUE FATTORI: IL LOCKDOWN DA CORONAVIRUS CHE HA PORTATO ALLA DISPERAZIONE SPACCIATORI E CRIMINALI, E L'ORDINE DEI SINDACI ALLA POLIZIA DI ''ANDARCI PIANO''. I GANGSTER SE NE SONO APPROFITTATI E HANNO REGOLATO I CONTI TRA DI LORO… - IL PICCO DI OMICIDI NEL 2016, ULTIMO ANNO DI OBAMA

 

Paolo Mastrolilli per ''La Stampa''

 

coronavirus chicago

Pare un bollettino di guerra: 18 morti in 24 ore. Però non viene dalle montagne dell'Afghanistan o dai deserti della Siria, ma dalle strade della civile Chicago. La città adottiva del presidente Obama non è nuova a simili stragi, che colpiscono soprattutto i ghetti abitati dai neri come South Side. In questo momento, però, le sparatorie che hanno gli afroamericani insieme come protagonisti e vittime, tagliano le gambe a chi vorrebbe chiudere i commissariati di polizia o tagliare i finanziamenti alla forze dell'ordine. Per non parlare poi dei soliti pregiudizi che trovano nuova forza, quando vedi che i neri non sono solo il bersaglio dei bianchi, ma anche di loro stessi.

 

Nell'ultimo fine settimana di maggio, quando mezza America era in piazza per protestare contro l'omicidio di George Floyd a Minneapolis, a Chicago è scoppiata la guerra. Secondo i dati raccolti dallo University of Chicago Crime Lab, 85 persone sono state ferite dai colpi delle armi da fuoco, e 24 hanno perso la vita. Nelle sole 24 ore del 31 maggio gli omicidi sono stati 18, cioè il numero record dagli anni Sessanta, quando si cominciarono a registrare queste statistiche.

 

omicidi chicavo per mese

Storie assurde come quelle di Darius Jelks, 31 anni, e Maurice Jelks, 39 anni, ammazzati mentre guidavano a Burnside. Non si sa bene per quale motivo, e probabilmente non si saprà mai. Stesso discorso per Gregory Lewis, 21, colpito la mattina mentre passava per la zona East della 115th Street. Frequentava la Excel Academy di Roseland, e il suo ex preside Mustafa Abdullah lo ha ricordato così: «Era un'influenza positiva per tutti, e aveva servito anche come vice presidente dell'associazione degli studenti». Grandi aspettative, andate in fumo per chissà quale ragione.

 

Angelo Bronson, 36 anni, padre di due bambini, era fermo sulla strada ad Englewood, all'altezza del blocco 6800 di South Laflin. Un'auto è passata, qualcuno ha sparato, e lo ha colpito in pieno petto. Quattro ore dopo era morto. Gli amici hanno raccontato che viveva a Washington, ma si era trasferito a Chicago per cercare lavoro.

 

Lo aveva trovato, montando pannelli solari, ed era un grande faticatore, sempre pronto al sorriso. Era. John Tiggs, 32 anni, stava camminando verso un Metro PCS al numero 8100 di S. Halsted Street, per pagare alcune bollette. A South Side erano in corso dei saccheggi, qualcuno ha sparato nel negozio, e John è caduto, colpito all'addome. Dicono che era un padre devoto di tre ragazzini piccoli, ora orfani.

 

il picco di morti a chicago nel 2016

«John - ha raccontato la zia Marie Marsham - aveva un cuore grande così. C'era sempre, per noi. Ogni volta che aveva bisogno di qualcosa lo chiamavi, e lui era sempre il primo a venirti ad aiutare». La polizia ha fermato due sospetti, dopo la sparatoria, ma poi li ha rilasciati senza incriminarli. Perché in mezzo a quel caos, vai a capire chi ha premuto il grilletto, e soprattutto a prenderlo. Lazarra Daniels, 18 anni, studiava al DRW College Prep di Lawndale. Il suo preside, Tony Sutton, giura che era una ragazza d'oro, molto legata alla sua famiglia. Alle 22 e 51 minuti del 31 maggio, due poliziotti l'hanno vista riversa sull'asfalto al blocco 4200 della West Van Buren Street. Hanno girato il corpo, e capito in fretta che non c'era più nulla da fare.

 

«Non riesco più nemmeno a piangere dalla rabbia», ha scritto un amico su Facebook. Nome diverso, storia uguale. Keishanay Bolden era iscritta alla Western Illinois University, dove guarda caso stava studiando legge per diventare funzionario della polizia carceraria. Un insegnate della Lincoln Hall, il dormitorio dove viveva, ha scritto che «Keishanay era una persona con grande determinazione, intelligenze a gioia. Aveva l'abilità di sollevare l'umore di chiunque si trovasse vicino a lei». Non il pomeriggio del 31 maggio, quando è stata coinvolta in una litigata a Englewood, dove era cresciuta, e là è finita la sua esistenza. Danyal Jones, 30 anni, stava seduta sulla terrazza davanti alla sua casa, al blocco 8100 di South Woodlawn Avenue.

 

Un uomo si è avvicinato, ha aperto il fuoco, e l'ha colpita al petto. Danyal è stata portata dall'ambulanza allo University of Chicago Medical Center, dove i medici non hanno potuto fare altro che ufficializzare la sua morte. Perché? Tutte queste storie sembrano avere un filo rosso che le collega, oltre alla violenza, e cioè l'assurdità della loro fine. Magari alcuni di questi omicidi erano mirati. Forse erano vendette di quartiere, o rapine. Non è raro però che nei ghetti più disagiati dell'America si muoia così, senza ragione, anche solo per errore. Quel giorno poi regnava il caos.

 

morti a chicago

Secondo il sindaco Lori Lightfoot, nell'arco del 31 maggio il centralino delle emergenze 911 aveva ricevuto 65.000 telefonate, ossia circa 50.000 in più della norma. Il reverendo Michael Pfleger della St. Sabina Church ad Auburn Gresham, da sempre impegnato contro la diffusione delle armi, ha raccontato che «era aperta la caccia. Ho sentito gente che diceva: hey, la polizia non c'è, possiamo fare quello che ci pare. Mi sono seduto a guardare un supermercato, saccheggiato per oltre un'ora. Nessun poliziotto è arrivato. Sono salito in auto per fare un giro, e ho visto parecchi altri negozi assaltati, senza che ci fossero agenti intorno. La situazione qui è esplosiva. Ci sono problemi sistemici che colpiscono da decenni le minoranze, come la mancanza di lavoro, di cibo, di abitazioni. L'epidemia di coronavirus ha peggiorato una crisi già difficile, e quindi qualunque cosa può succedere».

 

In realtà la tendenza degli ultimi anni è stata quella di una diminuzione della criminalità, favorita anche dalla ripresa economica che durava dal 2009. A New York gli omicidi sono scesi a circa 300, anche se ora c'è stato un aumento. A Chicago durante gli anni Novanta contare oltre 900 morti all'anno era la norma, ma nel 2018 sono scesi a 561 e nel 2019 a 492. Sempre più di New York e Los Angeles sommate assieme, ma meno della metà del passato.

 

morti a chicago

Anche nel maggio scorso la criminalità generale è scesa ancora del 20%, ma le sparatorie sono aumentate del 71%, con 409 feriti contro i 332 dello stesso periodo dell'anno scorso. Stessa storia per gli omicidi, passati da 53 a 85, con un incremento del 60%. Da gennaio a maggio gli scontri a fuoco sono cresciuti del 30%, e i morti del 25%, dai 196 del 2019 ai 245 di quest' anno. Qualcosa insomma stava già succedendo, ma coronavirus e proteste hanno accelerato la tendenza a Chicago, con 2.665 arresti, 788 saccheggi e 529 armi sequestrate dopo il caso Floyd. Questa esplosione di violenza ha almeno due effetti. La sinistra ha chiesto di togliere i soldi alla polizia o chiuderla, creando divisione e imbarazzo tra i democratici.

 

Perché sanno che il presidente Trump, che ieri si è schierato per mantenere i nomi dei generali sudisti nelle basi militari, userà queste proposte per presentarsi alle elezioni di novembre come il protettore della legge e dell'ordine. Perciò il candidato democratico Biden ha appoggiato la riforma delle forze dell'ordine presentata dai colleghi al Congresso, ma ha bocciato le posizioni più estreme contro gli agenti. Le sparatorie di Chicago tagliano le gambe agli argomenti della sinistra, e costringono Joe a continuare i suoi equilibrismi per non perdere il voto dei moderati.

 

chicago dall alto

Nello stesso tempo, se uno guarda al colore della pelle di vittime e carnefici, in molti casi si conferma il pregiudizio secondo cui i neri si uccidono tra loro, più che cadere vittime dei bianchi. Questo probabilmente succede perché partono dalle condizioni più svantaggiate, che il movimento per l'uguaglianza razziale vorrebbe sanare, proprio per porre gli afro americani sullo stesso piano e in condizione di costruirsi vite decenti. E' un cane che si morde la coda, però, perché è difficile riuscirci mentre volano i proiettili.

Ultimi Dagoreport

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…