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I VULCANI BORBOTTANO MA L'ABUSIVISMO E' PIU' FORTE - MARIO TOZZI: “SI CONTINUA A COSTRUIRE DOVE IL VULCANO HA GIÀ DISTRUTTO E SI PREVEDE CHE TORNERÀ A COLPIRE. I PIÙ MICIDIALI DI TUTTI SONO I CAMPI FLEGREI, CHE ABBIAMO CONSIDERATO, A TORTO, SPENTO, TANTO DA AVER COLONIZZATO I 29 CRATERI DI QUELLO CHE È IL SECONDO SUPERVULCANO DEL MONDO, DOPO QUELLO DI YELLOWSTONE…” - VIDEO

 

Mario Tozzi per “la Stampa”

 

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Approfittiamo di avere bene impresse negli occhi le spettacolari immagini dell' Etna in eruzione per non dimenticare che l' Italia è un Paese di vulcani. Vulcani che hanno creato la grande bellezza naturale del nostro Paese e fatto la nostra fortuna. Ma che possono diventare un grande problema, quando non si guarda con rispetto il loro territorio. Le fontane di lava che sfiorano i mille metri, i fiumi incandescenti e le colonne di fumi e vapori che scalano il cielo sono una manifestazione della macchina Terra, un gigantesco sistema per trasferire calore e materiale dalle profondità attraverso spaccature profondissime (che, comunque, non arrivano al centro del pianeta, come qualcuno ritiene).

 

mario tozzi

Quando vedete quel materiale incandescente fluire è difficile pensare che si tratti di roccia fusa, ma proprio di questo si tratta. Un pianeta in grado di fondere rocce che poi diventano ben dure e solide come i basalti, e ridistribuirle a costruire un vulcano alto 3.348 metri, chiama prima di tutto all' ammirazione e al rispetto.

 

Per gli antichi l' Etna era il «pilastro del cielo» e non è un vulcano ad altissimo rischio perché le eruzioni, anche se frequenti, sono calme e avvengono in zone ben studiate e relativamente meno popolate. Qualche volta, però l' Etna è capace di sorprendere, come nel 1669, quando le sue lave raggiunsero perfino Catania, con un fiume di fuoco lungo oltre 15 chilometri che seppellì 16 centri abitati e infine scavalcò le mura di cinta e raggiunse il mare.

 

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Il rischio è moderato a Stromboli, il «faro del Mediterraneo», che per millenni ha guidato le rotte dei sapiens. In media ogni 5-15 anni, i fenomeni esplosivi parossistici e le frane che scatenano maremoti provocano danni a persone e cose. Normalmente, invece, l' attività stromboliana procede per getti modesti di candido vapore acqueo che scaraventano in aria piccoli frammenti incandescenti originati dalle bolle di gas che arrivano alla sommità della colonna magmatica ogni venti minuti circa. Solo uno spettacolo, se ci si tiene a distanza.

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C' è però un' altra isola delle Eolie che è, invece, pericolosa, un vulcano attivo, anzi, il Vulcano per antonomasia, visto che proprio dal suo nome i vulcani al mondo si chiamano così. L'isola del dio del fuoco dei Romani era uno dei due soli vulcani attivi del mondo antico prima dell' eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Qui scordiamoci Etna e Stromboli: le eruzioni sono esplosive e molto violente e possono arrivare a distruggere lo stesso cono da cui si sviluppano. Però pare che a Vulcano nessuno si sia accorto che qui non si dovrebbe costruire nemmeno un muretto, visto che l' isola è stata oggetto della più spietata speculazione edilizia del Mediterraneo: da sei ettari occupati da costruzioni nel 1954 a 193 ettari nel 2007. Una vera follia. In un posto pericoloso come pochi altri.

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Come mai, comunque, l' uomo torna a costruire dove già il vulcano ha distrutto e dove si può prevedere che tornerà a farlo? L' epigrafe del Granatello, a Portici, farebbe pensare che i napoletani dovrebbero conoscere bene il rischio vulcanico: dopo l' eruzione del 1631 il Viceré invita «le generazioni future» a fuggire per non essere sorprese in futuro e sottolinea che il Vesuvio «presto o tardi abbrucia» e «uccide e seppellisce insieme». Invece il bisogno, di cibo, di terreni utili (si sa che i suoli vulcanici sono in genere fertilissimi), di materiale da costruzione per nuove strade, di basoli neri che finalmente liberano dalla schiavitù del fango (la lava fredda), di rocce per il piccolo artigianato e vigne per il vino portano ad accettare anche il rischio di essere uccisi. Ma oggi?

 

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Dal Vesuvio le lave sono rare e lente, quello che ne fa uno dei vulcani a maggior rischio del mondo sono i flussi piroclastici (quelli di Pompei), bollenti e superveloci, e le ceneri, che arrivano a valle in torrenziali colate di fango (come quelle del 1631), o ricadono a pioggia soffocando e invadendo.

L' ultima eruzione è del 1944, ma nessuno la ricorda.

 

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Più micidiali di tutti sono i Campi Flegrei, che noi abbiamo considerato, a torto, spento, tanto da aver colonizzato i 29 crateri di quello che a tutti gli effetti è il secondo supervulcano del mondo, dopo quello di Yellowstone. Molto più pericoloso, considerando che lì c' è un grande parco nazionale e pochissimi abitanti, mentre qui ci sono 600 mila persone a rischio. E considerando che l' ultima eruzione davvero devastante ha creato ex novo lo scenario della Campania, circa 35.000 anni fa. Per non parlare del bradisismo di Pozzuoli, che costrinse già all' evacuazione decine di migliaia di persone negli anni 70. Dentro il cratere di Agnano c' è un ippodromo, in quello di Averno si pesca nel lago e gli altri sono addirittura irriconoscibili. Chi si ricorda che qui l' ultimo vulcano, il Monte Nuovo, nacque solo un attimo fa, nel 1538?

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