referendum cannabis 2

LE 500 FIRME ONLINE VE LE POTETE ANCHE FUMARE - DOPO IL MEZZO MILIONE DI SOTTOSCRIZIONI DIGITALI PER LA CANNABIS LEGALE, IL CENTRODESTRA ALZA LE BARRICATE PRONTO A NON FAR PASSARE LA DEPENALIZZAZIONE DELLE DROGHE LEGGERE IN PARLAMENTO - LA MELONI: “LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS, LA LEGGE ZAN, LA TASSA DI SUCCESSIONE. MA MANCO I VISITORS AVREBBERO AVUTO UN PROGRAMMA COSÌ DISTANTE DAL GENERE UMANO” (MA ALLORA COSA LI FACCIAMO A FARE I REFERENDUM?)

Pier Francesco Borgia per “il Giornale

 

Referendum Cannabis

Il popolo «digitale», quello che usa con naturalezza e facilità lo spid ha lanciato un messaggio forte alla politica, raccogliendo in una settimana mezzo milione di firme digitali per consentire il referendum sulla legalizzazione della cannabis. La politica, però, non sembra molto sollecita a recepirlo. Da un lato c'è un fronte, quello del centrodestra, compatto nel difendere un principio che fa parte dei suoi valori ovvero l'impossibilità di rendere la droga legale.

 

Pippo civati

Dall'altro c'è un centrosinistra che si scopre disorientato. Con frange estreme (come il gruppo di Civati) e altri soggetti minori (primo fra tutti +Europa) che accusano il partito di Enrico Letta di snobbare l'importanza di questa battaglia. Mentre il leader grillino Conte vuole soltanto l'uso terapeutico e non la depenalizzazione.

 

Referendum Cannabis 3

È vero, c'è qualche autorevole dirigente del Nazareno come Matteo Orfini che soltanto quattro giorni fa ha annunciato su Twitter di aver firmato per la cannabis legale. La gran parte, però, resta silenziosa in attesa di sviluppi. Il centrosinistra, inoltre, resta diviso anche in Commissione giustizia dove i deputati da tempo stanno tentando di imbrigliare il tema della depenalizzazione della cannabis nell'alveo dell'attività legislativa.

 

Referendum Cannabis 4

Da pochi giorni è stata infatti approvata la proposta di testo unificato da utilizzare come testo base, depositata a metà luglio da Mario Perantoni del M5S. Il centrodestra (Fi, Fdi e Lega) ha votato contro (a eccezione di Elio Vito), Italia Viva che insieme alla Lega nell'ultima seduta del 4 agosto aveva chiesto il rinvio dell'esame del testo si è astenuta, Pd, M5S, LeU, +Europa e Sinistra Italiana hanno votato a favore.

 

matteo salvini e giorgia meloni a cernobbio

Giorgia Meloni e Matteo Salvini fanno notare che il tema non è di stretta attualità. «La legalizzazione della cannabis, la legge Zan, la tassa di successione - afferma la leader di Fratelli d'Italia - Ma manco i visitors avrebbero avuto un programma così distante dal genere umano».

 

«Rispetto la democrazia, io non firmo e non firmerei perché per me la droga è sempre morte e sempre una sconfitta - spiega il leader della Lega - Però siamo per fortuna in democrazia, quindi ognuno è libero di firmare per i referendum che vuole. Se uno va a fare un salto a San Patrignano cambia idea».

 

Referendum Cannabis 2

Insomma il centrodestra è pronto alle barricate. Dentro le assemblee legislative e sulle piazze, quando entrerà nel vivo la campagna referendaria. E può contare su combattivi alfieri del calibro di Daniela Santanchè (Fdi), Maurizio Gasparri (Fi) e il senatore pugliese Dario Damiani (Fi).

 

«Siamo da sempre e saremo sempre contrari alla droga - conferma quest' ultimo, capogruppo azzurro in Commissione bilancio -, qualunque essa sia. Non ne facciamo, quindi, una questione tecnica di distinzione fra sostanze più o meno leggere o pesanti, bensì di cultura: la strada per noi non è legalizzare, ma investire in prevenzione e, in ultima istanza, la repressione. Se mai si dovesse arrivare al referendum, credo che gli italiani sceglieranno questo nostro tipo di visione del problema».

VITTORIO FELTRI DANIELA SANTANCHE

 

La Santanchè sfrutta la ribalta dei social per lanciare il suo slogan. «No alla legalizzazione delle droghe, tutte! Non prendo posizioni di comodo - scrive su Twitter -, non legalizzo il veleno, non mi accodo al mainstream o ai silenzi ipocriti di certi colleghi di sinistra contrari ma imbarazzati».

 

E il riferimento è proprio al segretario del Pd già bersaglio di Benedetto della Vedova (+Europa). «Sono dispiaciuto che Enrico Letta liquidi questa iniziativa - commenta quest'ultimo -. È una iniziativa che meriterebbe un giudizio più approfondito». «Un grande partito - la replica di Letta - non prende posizioni in 24 ore, non reagisce con un tweet».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…