zte massimo dalema d'alema mirella liuzzi

IL 5G DELLA SETA (ALLA FACCIA DI WASHINGTON) - AL CONVEGNO ORGANIZZATO DAL COLOSSO ZTE, COME DAGO-RIVELATO, C’ERA UN’AMPIA RAPPRESENTANZA BIPARTISTAN E ISTITUZIONALE, CON IL SOTTOSEGRETARIO MISE, MIRELLA LIUZZI, E UNO DEI GURU DEL CONTE BIS, MASSIMO D’ALEMA - LA GRILLINA HA ANNUNCIATO UN EMENDAMENTO PER IMPEDIRE AI SINDACI DI BLOCCARE LE ANTENNE: COME MAI L’HA DETTO IN QUELLA SEDE? IL 5G DIVENTERÀ OBBLIGATORIO NEI COMUNI CON FONDI EUROPEI E TECNOLOGIA CINESE? CHE DICONO GLI AMERICANI?

 

 

 

MA LO SA WASHINGTON CHE IL GOVERNO ITALIANO PARTECIPA A UNA SFILZA DI EVENTI ORGANIZZATI O PAGATI DA HUAWEI E ZTE, DUE SOCIETÀ SOTTOPOSTE A SANZIONI CHE GLI USA RITENGONO STRUMENTO DI SPIONAGGIO DA PARTE DEL REGIME CINESE? ZTE IL PROSSIMO 10 DICEMBRE ORGANIZZA LA CONFERENZA ''PERCHÉ AVERE PAURA DEL 5G?'', CON RELATORI MASSIMO D'ALEMA, MIRELLA LIUZZI (SOTTOSEGRETARIO ALLO SVILUPPO ECONOMICO) E UNA SERIE DI PARLAMENTARI DI TUTTI I PARTITI POLITICI. SPICCA LA PRESENZA DELL'AMBASCIATORE CINESE IN ITALIA...

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ma-sa-washington-che-governo-italiano-partecipa-sfilza-eventi-254928.htm

 

1 – PARTE IL 5G D'OBBLIGO PER I COMUNI D'ALEMA OSPITE D'ONORE DI PECHINO

Claudio Antonelli per "la Verità"

 

massimo d'alema convegno zte su zoom 2

Zte, uno dei principali operatori di Tlc cinese, ha organizzato ieri un mega evento dal titolo significativo: Perché avere paura del 5G. Sottotitolo: Quando la conoscenza crea valore. La domanda che ha dato l' avvio al meeting era retorica, non solo perché priva di punto interrogativo ma anche perché lo stesso sottotitolo induce in modo nemmeno troppo subliminale una risposta. Se conosci la tecnologia non la temi.

 

convegno zte

Tanto che a fare luce sul tema sono stati invitati numerosi esponenti della politica tricolore. Da Giorgio Mulè di Forza Italia fino a Luciano Nobili di Italia viva, passando per Marco Zanni della Lega fino ad Adolfo Urso di Fdi. Ne è emerso come ovvio che la tecnologia di per sé non solo non deve essere temuta ma è un elemento di rilancio. Ovviamente il convitato di pietra è stato il tema geopolitico.

 

Beppe Grillo con l ambasciatore cinese Li Junhua

Essendo inoltre Zte il padrone di casa i toni di scontro tra Stati Uniti e Cina non hanno certo dominato il dibattito. Il che però non significa che le tensioni siano rimaste fuori dalla porta. Tanto più che nella prima parte del panel, tra l' ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua, e il presidente Zte Europa, Peng Aiguang, sono intervenuti Mirella Liuzzi, sottosegretario al Mise, e Massimo D' Alema, padre fondatore del governo Conte bis.

 

La grillina è andata diretta al sodo svelando la principale notizia della giornata di dibattito. «Conoscenza e consapevolezza delle potenzialità delle reti di quinta generazione siano il migliore antidoto alla paura», ha detto la Liuzzi, cui spetta la delega al 5G (di cui ha seguito la sperimentazione), aprendo il suo intervento. Il 2021, ha aggiunto subito dopo, «sarà un anno importante. Nei prossimi mesi il ministero sarà impegnato nella valutazione dei progetti delle amministrazioni comunali».

mirella liuzzi convegno zte su zoom

 

Nell' ottica di favorire in «maniera armonica lo sviluppo del 5G il prossimo anno entreranno nel vivo anche dei progetti di ricerca che coinvolgeranno pubbliche amministrazioni e università con iniziative in ottica smart city per la gestione dei servizi pubblici: tra cui la gestione del traffico e dei rifiuti». Il 5G, ha detto sempre la Liuzzi, «sarà una pietra miliare che avrà un impatto significativo su tutti i servizi. Una rivoluzione che introdurrà via via degli elementi sempre più sfidanti».

 

Per la Liuzzi è «necessario a livello normativo che l' Europa parli con un' unica voce» in termini di «armonizzazione e semplificazione» della normativa, che vada verso la creazione di un ecosistema «favorevole che agevoli l' operato delle aziende».

 

Il messaggio è diretto a un grande progetto che porti il 5G nei Comuni. Il Mise sta infatti studiano la possibilità di lanciare un progetto campanilistico che permetta di superare il digital divide. Non è un caso che sempre ieri Zte abbia confermato la volontà di investire in Italia ben 1 miliardo in cinque anni.

 

CONFERENZA 5G ZTE

Le parti presenti ieri sanno bene che in occasione del decreto Semplificazioni la maggioranza ha inserito un emendamento dedicato proprio al 5G. Il testo vieta ai sindaci di impedire l' installazione di reti 5G sul proprio territorio di competenza, modificando le disposizioni contenute nella legge 36 del 2001, in cui si delegava ai Comuni la possibilità di scegliere se procedere o meno all' installazione delle antenne di telefonia mobile.

 

Nel testo viene anche esclusa la possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione delle antenne in aree generalizzate di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, è vietato agire sui limiti di esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati con questo emendamento allo Stato. Al di là dei dettagli, basta unire i puntini e porsi una domanda di fondo: perché avere paura del 5G?

angelo tofalo da zte a roma

 

La risposta in questo caso impone la presa di coscienza geopolitica. Il 5G dei Comuni sarà gestito da tecnologia cinese o americana. Tre giorni fa il politologo Edward Luttwak ha mitragliato con un tweet Massimo D' Alema. «Sono dispiaciuto», ha scritto, «che proponga l' uso di router cinesi Huawei e Zte già rifiutati da Germania e ogni Paese che ha segreti tecnologici. Essendo lui stato al Copasir sa che le due aziende sono componenti dell' intelligence cinese».

 

 

dalema

Un' accusa gravissima a cui ha risposto ieri Huawei dicendo che «a ripetere più volte le cose non diventano vere e per accusare bisogna avere le prove». D' Alema non ha detto parole particolarmente significative invece. Ma come si addice al suo spessore contano molto più i suoi silenzi e soprattutto la presenza. Nel caso di ieri non poteva che non essere una benedizione di quanto il Mise sta avviando in vista del prossimo anno.

Un 5G obbligatorio per tutti i Comuni con fondi europei e tecnologia cinese? Si capirà di più a breve. Magari anche dalla reazione americana.

 

 

2 – PIÙ DI HUAWEI, ZTE. COSÌ LA LOBBY CINESE FA PRESSING SULL’ITALIA. ECCO I DETTAGLI

Gabriele Carrer per www.formiche.net

 

Da Panda a Lupi guerrieri. Quando si tratta di rete 5G la diplomazia cinese non usa davvero i guanti. Lo ha capito chi si è collegato oggi pomeriggio alla web conference organizzata dall’azienda cinese Zte dal titolo “Perché avere paura del 5G?”.

 

ZTE E L’ITALIA

massimo d'alema convegno zte su zoom

“Vogliamo stare in Italia e siamo disposti a investire e a crescere: abbiamo dato fiducia al paese e dimostreremo con le nostre attività che Zte è una società affidabile, trasparente e unica”.

 

A spiegarlo è stato Hu Kun, presidente Western Europe e ceo Zte Italia nel corso della web conference organizzata dalla stessa azienda cinese dal titolo “Perché avere paura del 5G?”. Zte, ha aggiunto Hu, “crede nell’Italia e nelle sue potenzialità per lo sviluppo per cui vogliamo anticipare la modernizzazione del Paese tramite ampi investimenti, l’apertura di nuove sedi e la creazione di nuovi posti lavoro. Abbiamo completato negli ultimi 5 anni il piano da 500 milioni di investimento e per i prossimi 5 anni investiremo un altro miliardo”.

 

angelo tofalo da zte a roma

LE CRITICHE AL GOLDEN POWER

Qualche critica all’Italia, però, Hu l’ha mossa. In particolare ha puntato il dito contro “l’abuso” dello strumento Golden power, la cui scure si è abbattuta su Zte e su Huawei nella corsa al 5G. Pure riconoscendone l’importanza ha inviato a non abusarne per salvaguardare la competizione nel mercato libero e per il Paese. Ma nell’appello al mercato il manager sembra tralasciare le ragioni di sicurezza nazionale che hanno spinto l’Italia a mettere in salita la strada dei fornitori cinesi.

 

LA TRASPARENZA

L’intervento di Hu ha preceduto quello di Peng Aiguang, presidente Europe e America Region del gruppo, che ha messo in luce temi come la trasparenza e l’apertura verso gli stakeholder che sono alla base della risposta di Zte — la stessa offerta dall’altra azienda cinese protagonista del 5G, cioè Huawei — ai timori che hanno portato l’amministrazione statunitense a bandirla dalla sua rete di quinta generazione.

LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI

 

LA SFIDA GEOPOLITICA

Il tema della sfida geopolitica tra Stati Uniti e Cina è stato affrontato da Li Junhua, ambasciatore cinese in Italia: “Nel nostro Paese non sono in vigore leggi che impongono a società cinese all’estero di trasferire i dati in Cina”, ha spiegato con riferimento ai timori statunitensi ma anche alle conclusioni del rapporto con cui il Copasir un anno fa invitava il governo italiano a escludere Huawei e Zte dal 5G italiano — un documento che ha suscitato reazioni dure anche da parte di Huawei.

 

“Ci auguriamo che l’Italia continui a scegliere i vendor 5G in base alle leggi nazionali e del mercato”, ha continuato il diplomatico cinese che ha nuovamente indossato i panni con cui si era presentato nei mesi caldi della pandemia, quelli del “lupo guerriero”, cioè della diplomazia aggressiva (altro che quella più “gentile” del panda). E ancora: “Rigettiamo gli attacchi su 5G, che non può essere politicizzato, non ci sono prove dell’insicurezza né backdoor. Occorre creare un ecosistema per far scegliere in libertà società e cittadini”.

 

LA RISPOSTA DI URSO (COPASIR)

le stories di giulia pompili da zte a roma 4

Che cosa può fare Zte — ma anche Huawei — per dare maggiori garanzie? A rispondere — anche, indirettamente, all’ambasciatore Li — è stato Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir e senatore di Fratelli d’Italia. “Cambiare le leggi cinesi”, ha spiegato il senatore di Fratelli d’Italia con riferimento a due norme — National Security Law e Cyber Security Law —che prevedono, come spiegava il rapporto del Copasir, “che in Cina gli organi dello Stato e le stesse strutture di intelligence possono fare pieno affidamento sulla collaborazione di cittadini e imprese, e ciò sulla base di specifiche disposizioni legislative”.

 

IL DISCORSO DI D’ALEMA

C’era grande curiosità per il discorso di Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio oltre che del Copasir. L’ex premier ha ringraziato Zte per “gli investimenti fatti e che prevede di fare” e ha sottolineato che a una prospettiva di cooperazione “non c’è alternativa”.

 

Questo, anche se oggi “appare così difficile muovere in questa direzione”, ha aggiunto parlando dello scenario internazionale e definendo le preoccupazioni statunitense per la sicurezza nazionale dinnanzi ai fornitori cinesi di 5G come “posizioni strumenti”. Un modo, ha proseguito, “di portare la competenza economica — legittima — sul terreno di pretese ragioni di sicurezza.

 

zte

Ma è evidente che l’uso di strumenti di una grande società cinese non compromette” la difesa dei dati. Con l’auspicio che sotto la presidenza di Joe Biden gli Stati Uniti possano tornare al multilateralismo aprendo così a una de-escalation con la Cina che interessa anche “noi europei”, ha spiegato, D’Alema ha fatto appello alla Cina a comportarsi da grande Paesi aprendo i mercati e offrendo garanzie sulla proprietà intellettuale ma ha anche sottolineato che, a suo modo di vedere, “l’Occidente non può considerare la Cina una minaccia”.

 

 

 

3 – #ITALIANICINESI. COSÌ ZTE APPARECCHIA LA POLITICA ITALIANA CHE TIFA PECHINO

XI JINPING GIUSEPPE CONTE

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

Il governo italiano fa il tifo per il 5G cinese? È la domanda che si pone chi ha presenziato alle due ore di dibattito organizzate dal colosso tech cinese Zte sulla rete 5G, “Perché avere paura del 5G?”. Il dubbio si insinua, a sentire gli interventi di esponenti del governo e della maggioranza durante la kermesse.

 

Mirella Liuzzi, sottosegretario al Mise con delega al 5G del Movimento Cinque Stelle, è l’unica rappresentante del Conte-bis ad aver preso la parola. In dieci minuti di discorso, non un cenno sull’enorme partita della sicurezza e sui rischi, segnalati dall’intelligence e dall’alleato statunitense, di far entrare nella rete aziende vicine o comunque permeabili al Partito comunista cinese.

dalema

 

 

Le stesse segnalazioni che hanno portato dopo una lunga indagine lo scorso luglio la US Federal communication commission (Fcc), l’agenzia a capo delle telco americane, a definire Zte insieme a Huawei una “minaccia alla sicurezza nazionale” perché permette al “Partito comunista cinese di sfruttare le vulnerabilità della rete e compromettere le nostre infrastrutture critiche”. O ancora quelle che hanno spinto un anno fa il Copasir, il comitato bi-partisan di raccordo fra Parlamento e intelligence, a pubblicare un report sul 5G chiedendo (all’unisono) al governo di escludere dalla rete Huawei e Zte, a causa di una legge del governo che impone alle aziende nazionali di collaborare.

zte huawei

 

“L’Europa deve parlare con un’unica voce, deve assicurare armonizzazione e semplificazione”, ha spiegato la sottosegretaria, senz’altro tra le più competenti in materia. “Questo governo ha adottato importanti politiche di sviluppo dei Servizi connessi al 5G, il 2021 sarà un anno fondamentale – ha proseguito – l’Europa deve riuscire a parlare con un’unica voce, assicurare armonizzazione e semplificazione”.

 

 

Dello stesso tenore gli altri interventi in casa rossogialla in una assortita tavola rotonda di parlamentari radunata dall’azienda cinese che davvero non ha precedenti. Ecco allora Enza Bruno Bossio, deputata del Pd (unica esponente del partito invitata al panel) esperta di Innovazione e segretario della Commissione Trasporti, sentenziare: “Dobbiamo dircelo, in questo momento le tecnologie più avanzate hanno un’origine ben precisa. Non si può bloccare, in base a una situazione geopolitica peraltro non verificata, un vantaggio competitivo in Italia”. Tranne un velato cenno al Golden power, non una parola sulla sicurezza del 5G da parte degli altri due ospiti di maggioranza, Luca Carabetta (M5S) e Luciano Nobili (Iv).

Grillo con ambasciatore cinese in Italia Li Junhua

 

L’immagine che ne viene fuori, forse non a caso, è quella di un governo pronto a spalancare le porte al 5G cinese. Quanto di più lontano dalla realtà, visto che tanti esponenti di punta del Pd, su tutti i ministri della Difesa e degli Affari europei Lorenzo Guerini ed Enzo Amendola, non hanno mai smesso di sottolineare gli alert dell’intelligence e degli Usa sui rischi dei provider cinesi, il lavoro del Copasir, la costruzione del “Perimetro cyber” da parte del Dis. Per non parlare delle maglie strette dal governo in questi mesi, a partire dal Golden power rafforzato nel Dl Imprese.

 

Solo due settimane fa un altro maxi-convegno di cui è stata “platinum sponsor” insieme a Huawei, “5G Italy”, ha permesso a Zte di convocare a corte buona parte del governo italiano, dai ministri Gaetano Manfredi (Università) e Francesco Boccia (Affari regionali) ai viceministri Stefano Buffagni (Mise) e Matteo Mauri (Interno) fino ai sottosegretari Alessandra Todde (Mise) e Angelo Tofalo (Difesa). Ora un’altra vetrina, perfettamente riuscita.

 

zte

In una precisa (e pensata) divisione dei compiti, solo ed esclusivamente all’opposizione di centrodestra è stato lasciato il ruolo di watchdog. Come Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir e senatore di Fratelli d’Italia, che nello spazio a lui dedicato ha messo in chiaro i termini della partita: “Nessun pregiudizio, ma per cambiare la posizione di Zte nella rete 5G italiana bisogna cambiare la legislazione cinese. Finché c’è una legge che obbliga ogni cittadino o azienda a fornire ove richiesto informazioni, bisogna procedere cauti”. Gli ha fatto eco il collega di FdI Federico Mollicone, “è di ieri la notizia che Huawei svilupperà tecnologia per il riconoscimento facciale degli uiguri in Xinjiang. Finché le aziende cinesi dovranno rispondere a richieste del genere, il problema si pone”. La Lega, invitata con il capo degli europarlamentari Marco Zanni, ha preferito tagliare corto dando forfait.

 

Il tempismo del pressing sarà casuale? La domanda posta una settimana fa da Dagospia non è così peregrina. Con gli Stati Uniti ancora sospesi fra Donald Trump e Joe Biden e un governo italiano diviso sui fondi europei, di cui 47 miliardi di euro andranno al digitale, l’occasione non è mai stata più propizia per un nuovo blitz.

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