luigi di maio ping pong

AGHI DI “PING” – NONOSTANTE L’ITALIA SI SIA SDRAIATA AI PIEDI DEI CINESI CON LA VIA DELLA SETA, XI JINPING NON HA GRADITO LA NOMINA DI GIGGETTO DI MAIO. BASTA LEGGERE L’ARTICOLO CHE L’AGENZIA UFFICIALE DEL REGIME HA DEDICATO AL NUOVO GOVERNO ITALIANO - “LUIGI DI MAIO È UNA SCELTA INSOLITA. NON È LAUREATO, HA UNA SCARSA CONOSCENZA DELLE LINGUE STRANIERE E NELLA SUA VITA PUBBLICA HA FINORA…” – VIDEO: QUANDO GIGGETTO CHIAMÒ IL PRESIDENTE CINESE "PING"

 

 

 

L’ARTICOLO DI XINHUA DEDICATO AL NUOVO GOVERNO ITALIANO

http://www.xinhuanet.com/english/2019-09/05/c_138365686.htm?fbclid=IwAR2Poy-EsKraO9iQBBHQfC33iSnog4tJJ6u65XfAlhD9i38_Bf8xXLOS4K0

 

il giuramento di luigi di maio 3

 

DAGONOTA

Alla faccia della via della Seta! L’agenzia di stampa cinese, controllata direttamente dal consiglio di stato della “Repubblica” Popolare cinese, ha dedicato un articolo al governo Conte-bis, con un breve ritratto di ciascuno dei ministri più importanti. Lodi a Gualtieri (“aiuterà a calmare i mercati”) e a Franceschini (“che dal 2014 al 2018 ha aiutato a modernizzare i musei italiani permettendo la scelta di direttori stranieri”). Ma è l’ultimo paragrafetto, quello dedicato a Luigi Di Maio, il più interessante.

giuseppe conte stringe la mano a luigi di maio 1

 

Luigi Di Maio, head of the Five-Star Movement, was an unusual choice as Minister of Foreign Affairs. The 33-year-old Di Maio -- who was deputy prime minister in the previous Conte government -- never graduated from university, has very limited foreign language skills, and has shown little interest in global issues in his public life.

 

LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI ESTERI BY GIANBOY

Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, è una scelta insolita come ministro degli Esteri. Il 33enne Di Maio - già vicepresidente del primo governo Conte - non è laureato, ha una scarsa conoscenza delle lingue straniere, e nella sua vita pubblica ha finora mostrato poco interesse nelle questioni globali. E meno male che i grillini sono filo-cinesi!

 

LUIGI DI MAIO PING PONG

DI MAIO ATTESO AL VARCO. DALLA GEOGRAFIA

Simone Pieranni per www.ilmanifesto.it

 

Ieri sui social il suo incarico era il più commentato da chi cercava di farsene una ragione. Destabilizzante (da un punto di vista antico, novecentesco: la competenza), ma anche prevedibile visto il peso della Farnesina sulle politiche di un governo.

PER DI MAIO IL PRESIDENTE CINESE SI CHIAMA PING

 

Luigi Di Maio al ministero degli Esteri. Colui che ha fatto esplodere la più grave crisi diplomatica dalla Seconda guerra mondiale con la Francia: Parigi a febbraio aveva richiamato l’ambasciatore dopo che l’allora vicepremier era volato oltralpe a stringere la mano ai gilet gialli. Pure quelli «sbagliati», dissero i soliti detrattori. Succede. Aveva provato a riparare con una lettera a Le Monde: la «millenaria democrazia» francese restava e resta il suo faro.

luigi di maio, he lifeng

 

E se ha risparmiato ai cileni un golpe e una dittatura feroce, togliendo a Santiago i natali di Pinochet e trasferendoli al Venezuela, se ha paventato uno sbarco di migranti a Madrid e insistito (dal vivo e su Twitter) ad ammiccare all’uomo più potente della terra chiamandolo «Ping», a farci ricordare gli ultimi 14 mesi di Di Maio, ora che si appresta a varcare il sacro soglio della Farnesina, sono gli atti concreti.

LUIGI DI MAIO E LA CINA

 

Dalla Cina all’Egitto, per citarne un paio. Il 30 agosto 2018, al Cairo, con al-Sisi il ministro (in quel caso) dello sviluppo economico puntò i piedi: svolta nella ricerca della verità per Giulio Regeni o i rapporti non si normalizzeranno mai, aveva detto. Per poi normalizzarli in grande stile, lodando le imprese italiane impegnate in Egitto e auspicando nuove cooperazioni economiche con il regime torturatore seriale.

 

LUIGI DI MAIO IN CINA

Classico caso di bispensiero, con una chiusura epica: «Al-Sisi mi ha detto che Giulio è uno di noi». Se lo dice al-Sisi.

 

Con la Cina, invece, ha virato su un grande classico, il cibo, presentando l’arrivo delle arance rosse siciliane a Pechino come la svolta epocale: peccato fosse già stato tutto deciso prima della sua firma. E mentre Di Maio pensava alle arance, il resto del mondo, riguardo la Cina, parlava di 5G.

DI MAIO INSTAGRAM STORY SULLA CINA

 

Ad aspettarlo al varco ci sono anche i palestinesi. L’8 luglio 2016 postava una sua foto nel villaggio di Bi’lin e il giorno dopo a Hebron diceva che i 5Stelle al governo avrebbero riconosciuto lo Stato di Palestina. Non lo hanno fatto. Ma chissà cosa può ancora regalarci il bispensante Di Maio.

Nicola Zingaretti Luigi Di Maio Giuseppe Contedavide casaleggio luigi di maioluigi di maio

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