giuseppe conte luigi di maio osho

ARMAGEDDON A 5 STELLE! DI MAIO SVELA IL BLUFF DI CONTE CHE PUNTA A MANDARE DRAGHI AL COLLE PER ANDARE AL VOTO IN PRIMAVERA. A DIFFERENZA DELL’AVVOCATO APPULO, LUIGINO BOCCIA LE ELEZIONI ANTICIPATE E PUNTA A LASCIARE SUPERMARIO A CHIGI. IL MOVIMENTO E' BALCANIZZATO E GIUSEPPI RISCHIA DI VENIRE AFFOSSATO IN AULA: DI MAIO CONTROLLA UN COSPICUO PACCHETTO DI PARLAMENTARI CHE SEGUIRANNO LE SUE DIRETTIVE..

Domenico Di Sanzo per il Giornale

 

CONTE DI MAIO

Partita la corsa, cominciato il grande gioco del Quirinale, ecco i messaggi criptati, le sfumature da cogliere per individuare le faglie che dividono i partiti, in un Parlamento balcanizzato come non si vedeva da decenni.

 

La scintilla che accende un dibattito caratterizzato da inevitabili bizantinismi è il nome di Mario Draghi. Lui resta in silenzio, ma il suo possibile trasloco al Colle sta iniziando a polarizzare le posizioni. Ben sapendo che resta improbabile un prosieguo della legislatura con l'ex governatore della Bce come nuovo Capo dello Stato.

 

giuseppe conte e luigi di maio con la card del reddito di cittadinanza

Giuseppe Conte ha già provato a lanciare la candidatura del premier, tentando di proporre una soluzione ponte che consenta di arrivare al 2023. Un'ipotesi volta a tranquillizzare i parlamentari che temono di non raggiungere lo scatto della pensione a settembre del 2022. Una linea velleitaria per molti, perché difficilmente l'arrivo di qualcun altro a Palazzo Chigi riuscirebbe a tenere insieme una maggioranza di unità nazionale.

 

Un tranello per andare al voto in primavera, per i beninformati che pensano che Conte voglia solo le elezioni anticipate. Così Luigi Di Maio, ex capo politico del M5s, in un'intervista a La Stampa non ha potuto schivare la domanda. Il ministro degli Esteri dice che il voto sarebbe «semplicemente sbagliato».

 

luigi di maio virginia raggi giuseppe conte foto di bacco (2)

Perché «vorrebbe dire bloccare la ripresa del Paese». Per alcuni osservatori queste parole delineano un posizionamento diverso rispetto agli spifferi che vorrebbero il leader M5s lanciato verso le politiche sfruttando l'elezione di Draghi al Quirinale. Comunque, a differenza dell'avvocato, il ministro grillino non scopre le carte sull'attuale premier. E quando gli si chiede conto dell'endorsement di Conte sull'ex numero uno della Bce alla presidenza della Repubblica replica che «su questo ovviamente risponde Giuseppe». Per poi aggiungere che «Draghi ha tutto il nostro supporto per quello che sta facendo» e concludere il discorso precisando: «Non ho nessuna intenzione di entrare nel toto-Quirinale».

 

 

conte di maio

Sfumature diverse che potrebbero rivelarsi decisive. Perché Di Maio controlla un cospicuo pacchetto di parlamentari stellati che seguiranno le sue direttive e non vogliono andare a votare. Di fronte alla frammentazione del suo partito, Enrico Letta è sempre più scettico sull'opportunità di spedire Draghi sul Colle.

 

Nel Pd il correntone di Base Riformista, animato da ex renziani, sponsorizza un secondo mandato del Presidente del Consiglio dopo il voto nel 2023. Letta temporeggia. Nell'ultima direzione nazionale del partito ha rinviato ogni discussione sul Quirinale a dopo la legge di bilancio.

 

conte di maio

«Quindi avanti con il governo Draghi», ha indicato la strada. Matteo Renzi non si sbilancia, ma preferirebbe mantenere il premier a Chigi e i suoi parlamentari sono spaventati dalle urne. Un rischio che nessuno vuole correre: dal Gruppo Misto alla galassia centrista passando per i peones di tutti i partiti. Anche Carlo Calenda spinge per continuare con Draghi capo del governo.

 

giuseppe conte e luigi di maio

E se ancora nel Movimento non si sono palesate le divisioni, sicuramente i toni usati dai diversi esponenti sono la spia di strategie potenzialmente contrapposte. Nessun grillino di rango appoggerebbe mai Silvio Berlusconi, ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà - non ostile a Conte - bolla il leader di Forza Italia come «invotabile», anche in ottica Draghi ed elezioni anticipate. Per Di Maio l'ipotesi - Berlusconi è «improbabile».

di maio conte

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)