vito crimi luigi di maio

LA BATOSTA PRESA IN EMILIA ROMAGNA (4,73%) DIMOSTRA LA SCEMENZA GRILLINA: IL M5S SI E’ ALLEATO CON IL PD IN UMBRIA, DOVE I DEM VENIVANO FUORI DA UNO SCANDALO SULLA SANITÀ, E HA CORSO IN SOLITARIA IN EMILIA DOVE IL BUON GOVERNO DI BONACCINI POTEVA ESSERE PREMIATO - I VERTICI TACCIONO E IL REGGENTE CRIMI PARLERÀ DOMANI - SULLE CENERI PENTASTELLATE, ARRIVA IL GALLETTO PARAGONE: “STASERA È MORTO IL MOVIMENTO. NE FONDO UNO IO CON I MEET UP”

luigi di maio vito crimi

REGIONALI: DOPO LA SCONFITTA M5S TACE, CRIMI PARLA DOMANI

 (ANSA) - Tace il Movimento 5 stelle e per ora né i parlamentari né gli esponenti del governo commentano la sconfitta delle regionali in Emilia Romagna e Calabria. Per le dichiarazioni ufficiali, spiegano fonti pentastellate, si attende , quando si avranno i dati consolidati. Il reggente Vito Crimi dovrebbe commentare il voto in mattinata.

 

1 - M5S, DOPO LA BATOSTA VINCE LA LINEA CONTE ALLEANZA STRUTTURALE CON IL CENTROSINISTRA

BONACCINI MANGIA A UN GIORNO DA PECORA

Federico Capurso per “la Stampa”

 

«L'asticella è fissata al 5 per cento». Per provare a eleggere almeno un consigliere regionale. Soprattutto, per non sparire. Il Movimento 5 stelle in Emilia Romagna - la terra in cui è nato - guarda la partita tra Pd e Lega dalla tribuna e da lì tifa, più o meno silenziosamente, il candidato del centrosinistra Stefano Bonaccini.

 

Ma quando in serata arrivano i dati dell' affluenza alle urne, ai piani alti del partito iniziano a vedersi volti preoccupati. «L' alta affluenza ci penalizza, perché vuol dire che si è mobilitato l' elettorato della sinistra e rischiamo di restare schiacciati». Così, prima ancora che i seggi siano chiusi, si abbassa ulteriormente la soglia di sopravvivenza: «Proviamo ad arrivare al 5. Certo, se non superiamo nemmeno il 4 per cento...».

 

Quando escono le prime proiezioni, che danno il Movimento tra il 2 e il 5 per cento, il morale scende ancora. Il rischio, sempre più tangibile, è di non riuscire a eleggere nessuno. Di finire, nel peggiore dei casi, ad un punto di distacco dalla candidata di Potere al popolo, Marta Collot. E polverizzarsi, così, proprio dove Beppe Grillo con la sua "Woodstock 5 stelle" lanciò il partito nel 2010.

BEPPE GRILLO E SIMONE BENINI

 

Il candidato governatore Simone Benini, d'altronde, si scherniva da giorni: «Vincere? Puntiamo al massimo a eleggere qualche "sentinella" in Regione». E le sentinelle - nell'immaginario collettivo - sono spesso sole, qualche volta in due. Insomma, non ci credeva nemmeno lui. Poi, quando Bonaccini ha recuperato nei sondaggi finendo appaiato alla candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni, dal Movimento sono arrivati gli inviti al voto disgiunto da parte di attivisti e di alcuni eletti, come la consigliera regionale uscente Raffaella Sensoli. Hanno spaccato in due la base, dopo anni di attacchi alla giunta Bonaccini, ma in molti, alla fine, hanno seguito il consiglio.

 

lucia borgonzoni

Il "giallo" Bugani Persino Max Bugani, volto storico del Movimento in regione, consigliere a Bologna ed ex socio di Rousseau, avrebbe confessato ad alcuni amici di aver votato Bonaccini e non Benini. Nel quartier generale del candidato M5S si prova almeno a sdrammatizzare: «Almeno questa volta sarà colpa di Vito Crimi».

 

Nella battuta, però, emergono le responsabilità che Luigi Di Maio non può scrollarsi di dosso, nemmeno dopo il passo indietro da capo politico. Lui che non è mai stato convinto di presentarsi, conscio dei rischi per il governo e della debolezza della rete pentastellata sul territorio, e che nonostante questo si è piegato alle pressioni interne, lasciando una campagna elettorale senza fondi, organizzazione, né passerelle di big.

 

matteo salvini a bibbiano con lucia borgonzoni 3

D' altronde, solo nella vittoria di Bonaccini può tirare il fiato il governo. E solo nella vittoria di Bonaccini può sopravvivere il progetto di Di Maio di tenere il suo Movimento in territorio neutrale, lontano da un' alleanza strutturale con le altre forze del centrosinistra, «ago della bilancia» tra le destre e la sinistra. Il ragionamento fatto dai vertici M5S nelle ultime settimane è sempre stato chiaro: in caso di sconfitta del Pd, se i voti dei Cinque stelle si rivelassero fondamentali per ribaltare il risultato in una vittoria di Bonaccini, allora sarebbe complicato continuare a professare la strategia della Terza via.

 

Di Maio già sente il fiato sul collo dei suoi avversari interni, che spingono insieme a Conte per aprire un dialogo serrato con i dem ed entrare stabilmente in un' alleanza strutturale che possa arginare il centrodestra. La resa dei conti, nei piani dell' ex capo politico, deve arrivare agli Stati generali, non dopo l' Emilia Romagna. Ecco perché ai piani alti del partito si guarda la partita dalla tribuna. A costo di scomparire.

GIANLUIGI PARAGONE CON ALESSANDRO DI BATTISTA E DUE ATTIVISTI A TIVOLI - DICEMBRE 2019

 

2 - PARAGONE: "STASERA È MORTO IL MOVIMENTO IO RIPARTO DA SOLO DAI MEET UP"

Federico Capurso per “la Stampa”

 

Nemmeno il tempo di sapere chi c' è dall' altra parte del telefono e il senatore ex-M5S Gianluigi Paragone lancia subito il primo fendente: «Il Movimento è morto, soffocato nella scatoletta di tonno. Non lo dico io, lo stanno dicendo gli elettori».

 

Difficile fare peggio, in effetti. Ma aveva possibilità di fare meglio?

«In Emilia-Romagna la partita è stata impostata malissimo e finirà anche peggio. La cosa drammatica è che il Movimento aveva la possibilità di iniziare a radicarsi sul territorio, ma se tu imposti il tuo radicamento su delle battaglie nei consigli regionali e comunali contro il Pd e poi ti presenti da alleato di governo del centrosinistra, allora finisci male».

 

Almeno il governo è salvo, se vince Bonaccini. Il M5S non ottiene del tempo vitale per provare a riprendersi?

Paragone Di Battista

«Non puoi pensare di dire sempre che le Regionali sono elezioni con una prospettiva solo locale. Ormai è tardi per riprendersi. Il Movimento è una forza europeista e filo Pd. In Italia, per colpa di Di Maio, non ci sono più forze politiche anti-sistema. Ma c' è ancora un elettorato ampio che cerca qualcuno che li rappresenti. Ecco perché, nonostante la mia espulsione, dai territori mi chiamano per incontrarci e parlare».

 

Stai pensando di creare un movimento?

«Non ho problemi a dire che sto guardando molto, in questi mesi, agli ambienti dei meet up e degli ex attivisti M5S. Tutta gente che vorrebbe tornare a sentire parole antisistema. Mi stanno chiedendo di organizzarci e di mettere su qualcosa».

 

Con Alessandro Di Battista?

IL DITO MEDIO DI GIAN LUIGI PARAGONE

«Questo non lo so. So che lui è l' unica speranza che ha il Movimento di risorgere.

Alessandro dovrebbe ottenere la guida del partito e portarlo fuori da questa alleanza con il Pd, facendo cadere il governo. Ma questa è una cosa che non si realizzerà mai, perché ci sono i gruppi parlamentari che non vogliono perdere il posto. Il Movimento è destinato a scomparire nel Pd. Lo vedremo già alle prossime Regionali».

 

Cosa pensa possa accadere?

«Sono certo che si alleerà con il Pd in Veneto. L' alternativa sarebbe il non presentarsi, per evitare una figura come quella fatta in Emilia Romagna. Ma se non si presenta, vuol dire che si arrende al fatto di non essere riuscito a creare un rapporto con il tessuto produttivo del Paese. E se sei al governo, per di più con un capo politico che è stato anche ministro dello Sviluppo, allora le colpe sono doppie».

 

matteo renzi gianluigi paragone

La difficoltà ad entrare in contatto con gli imprenditori del Nord ha pesato anche sul risultato dell' Emilia Romagna?

«Certo. Ma c' è un' impostazione di base che è sbagliata. Anche nella riorganizzazione appena varata. La composizione del team dei Facilitatori M5S che si dovrebbe occupare di "industria e impresa" è ridicolo. Nessun imprenditore li prenderà mai sul serio, basta guardare i loro curriculum. Per non parlare dei casini che ha combinato Davide Crippa quando era sottosegretario con delega all' energia e l' impatto negativo che ha avuto il suo operato con il mondo artigianale». 

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