viktor orban ilaria salis

BOTTE DA ORBAN A STRASBURGO – QUEL FIGLIO DI PUTIN DEL PREMIER UNGHERESE TIENE IL DISCORSO DA PRESIDENTE DI TURNO DELL’UE E FA SALTARE DALLA SEDIA LA VON DER LEYEN: “AMMETTIAMOLO: IN UCRAINA STIAMO PERDENDO” – LA MANSUETA URSULA DIVENTA UNA IENA E GLI RISPONDE PUNTO PER PUNTO, MENTRE I DEPUTATI CANTANO "BELLA CIAO" E LA PRESIDENTE DELL’AULA, METSOLA, LI RIMBROTTA: “NON SIAMO ALL'EUROVISION E NEMMENO ALLA CASA DE PAPEL” -  ILARIA SALIS: “L’UNGHERIA È UN REGIME ILLIBERALE”, E IL “VIKTATOR” REPLICA: “ASSURDO CHE UNA PICCHIATRICE PARLI DI DIRITTI…” - VIDEO

 

 

 

1. PROCESSO A ORBAN

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”

 

viktor orban foto lapresse 4

L'elefante ha fatto il suo ingresso nella cristalleria in punta di piedi, stando ben attento a non urtare nulla: «Sono venuto qui per seguire l'esempio di Mario Draghi ed Emmanuel Macron: se non vuole morire, l'Europa deve cambiare».

 

Nell'Aula del Parlamento europeo di Strasburgo, Viktor Orban ha iniziato l'atteso intervento da presidente di turno del Consiglio Ue rilanciando alcune delle sue proposte – specie sull'immigrazione –, ma stando ben attento a non fare movimenti troppo bruschi. Fino a lì, insomma, tutto bene.

 

 

viktor orban foto lapresse.

Poi, però, nell'emiciclo si sono sentiti i primi tintinnii dei vetri che iniziavano a tremare quando – al termine del suo discorso – gli eurodeputati della Sinistra hanno intonato "Bella Ciao" e la presidente Roberta Metsola li ha rimbrottati con uno sprezzante «Qui non siamo all'Eurovision e nemmeno alla Casa de Papel», come se l'inno partigiano fosse solo la colonna sonora di una serie tv.

 

Orban, orgoglioso, ha accennato un sorriso. Ma è durato poco. Perché il vero scossone agli scaffali della cristalleria è arrivato da Ursula von der Leyen, che ha […]  sferrato una serie di colpi bassi che hanno messo in luce le incoerenze del premier ungherese. Da lì in poi è stato un crescendo di tensioni che hanno visto Orban finire nel mirino di un'inedita "Grosse Koalition" che andava da Manfred Weber a Ilaria Salis. È finita tra gli insulti reciproci. «Dittatore!». «Picchiatrice!».

 

ilaria salis al parlamento europeo

Ma se nell'arena di Strasburgo la zuffa con gli eurodeputati era ampiamente prevedibile, lo scontro con von der Leyen è stato del tutto inedito. E ha letteralmente spiazzato Orban, che mai si sarebbe immaginato di dover incassare i colpi più duri proprio dalla solitamente mansueta Ursula.

 

La presidente della Commissione lo ha messo all'indice per la sua posizione sul conflitto tra Russia e Ucraina («C'è ancora chi dà la colpa della guerra all'invaso e non all'invasore, ma sarebbe come dare la colpa agli ungheresi per l'invasione sovietica del 1956»), per la retorica dell'Ungheria che protegge i confini Ue dai flussi migratori («Lo scorso anno avete scarcerato contrabbandieri e trafficanti prima che scontassero la loro pena»), per le ambiguità sulla questione sicurezza («Perché avete liberalizzato i visti ai russi e permettete alla polizia cinese di operare sul vostro territorio?») e per le ipocrisie in tema di difesa del mercato unico («Il vostro governo va nella direzione opposta perché discrimina le imprese europee e aiuta con i fondi soltanto pochi»).

roberta metsola viktor orban foto lapresse

 

Von der Leyen si è guadagnata gli applausi scroscianti di tutti i gruppi politici, fatta eccezione per i Patrioti e i Sovranisti, con i Conservatori in evidente imbarazzo. Il meloniano Nicola Procaccini ha spiegato di «condividere diversi obiettivi del programma di Orban», ma «da amico» ha preso le distanze dai rapporti con Cina e Russia.

 

Quando ha ripreso la parola, Orban ha reagito definendo «infelici» le parole di von der Leyen, senza nascondere il suo disorientamento e la sua delusione per la mancanza di fair-play istituzionale: «Ci sono divergenze tra noi e la Commissione – ha sottolineato –, ma io non vi ho fatto deliberatamente riferimento perché come presidenza noi lavoriamo per l'Europa».

 

 

GEERT WILDERS - MATTEO SALVINI - VIKTOR ORBAN - PONTIDA 2024

 

E allora, a quel punto, anche lui si è gettato nell'arena: «In passato il compito della Commissione era quello di difendere i trattati e di essere imparziale, ma purtroppo vedo che la presidente ha cambiato questo ruolo e lo ha reso un'arma politica al servizio della sinistra».

 

Rivolgendosi agli eurodeputati, si è lamentato per il trattamento ricevuto («È assurdo che proprio voi ci diate lezioni di democrazia»), ha respinto le accuse di corruzione rispolverando il Qatargate e soprattutto ha tenuto il punto sulla questione Ucraina: «Dobbiamo cambiare strategia perché questa si è rivelata perdente».[…]

 

ilaria salis al parlamento europeo

2. «UNIONE IN AGONIA»

Estratto dell’articolo di Francesca Basso per il “Corriere della Sera”

 

[…]   Anche Ilaria Salis, eurodeputata di The Left, ha preso la parola ricordando di essere stata detenuta in custodia cautelare «in condizioni dure per 15 mesi»: «Lo stato di diritto e la libertà dei media non sono garantiti» in Ungheria.

 

Per Salis la presidenza ungherese «è assolutamente inopportuna» ed è un «amaro paradosso» perché l’Unione si trova «guidata da qualcuno il cui obiettivo è smantellare l’Ue in nome del nazionalismo». Orbán ha replicato dicendo di trovare «assurdo» dover ascoltare in plenaria «un intervento sullo Stato di diritto dell’onorevole Salis, che aveva picchiato con sbarre di ferro persone pacifiche (due militanti di estrema destra, ndr ) per le strade di Budapest».

 

viktor orban foto lapresse 2

A seduta conclusa Salis ha restituito il colpo commentando, in una nota, che Orbán «mi dichiara colpevole senza che sia stata emessa alcuna sentenza nei miei confronti». Sul caso è poi intervenuto anche Vannacci, eletto con la Lega, che ha attaccato Salis per non avere accettato una domanda da parte di una deputata. L’estrema destra ha gridato «buuu» ma era nel diritto di Salis poter rifiutare. […]

viktor orban foto lapresse. ilaria salis al parlamento europeo ursula von der leyen viktor orban foto lapresseviktor orban foto lapresseviktor orban foto lapresse 3

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?