matteo renzi

LA CARBONERIA RENZIANA – VIAGGIO TRA I COMITATI CIVICI DI RENZI: IL PIÙ GROSSO D’ITALIA È “CRESCITA NAPOLI” CON 62 ISCRITTI (!) - ETÀ MEDIA 60 ANNI E SENSAZIONE DI SEMI-CLANDESTINITÀ, DENTRO CI SONO IMPRENDITORI E BENESTANTI VARI CHE ASPETTANO CHE MATTEO DIA IL SEGNALE PER SCATENARE L’INFERNO E USCIRE DAL PD – LUPO RATTAZZI (QUOTA AGNELLI): “SE ZINGARETTI SI ALLEA COI 5 STELLE STRACCIO LA TESSERA”

1 – LA CARBONERIA DI RENZI TRA ULTRÀ E SENZA TESSERA "NUOVO PARTITO? NON ORA"

Brunella Giovara e Giovanna Vitale per ''la Repubblica''

 

Elegantissimo nel suo cappotto d' alta sartoria, il medico ospedaliero Antonio Solano varca trafelato il portone di Palazzo reale dove, in una saletta della Fondazione per il Mezzogiorno, da qualche mese ha piantato le tende il comitato civico Crescita Napoli.

matteo renzi in senato 2

 

«Oggi dobbiamo affrontare una serie di questioni per capire come andare avanti», esordisce con un sorriso che è di incoraggiamento ma anche preoccupazione. Il suo gruppo è il più grosso d' Italia: con 62 iscritti, è uno dei motori di quella "azione civile" auspicata da Renzi alla Leopolda.

 

Ci sono prof universitari ed ex sindacalisti, imprenditori e infermieri, sociologi e pensionati. Età media alta: intorno ai 60. È così ovunque: da Milano a Palermo passando per Roma, le articolazioni territoriali di quello che in tanti chiamano "il partito di Renzi" si muovono ancora in semi-clandestinità, si riuniscono più o meno una volta al mese nelle case, negli studi professionali, in pizzeria: un tema come fil rouge, ma senza ordini del giorno, né strutture cui appoggiarsi, in una spontanea autodeterminazione difficile da sostenere, alla lunga. Specie adesso che il senatore di Firenze sembra essersi rintanato in un limbo. E qui tutti restano appesi, dentro e fuori il Pd.

Matteo Renzi

 

MANTOVA

Il megafono? «Eh, ce l' hanno prestato i ragazzi di un centro sociale». Vero reperto degli anni Settanta a vederlo così, tenuto insieme dal nastro adesivo, passato si immagina di padre in figlio o figlia, ora nelle mani di un gruppo di signore che battagliano per lo ius culturae, «e non confondiamolo con lo ius soli, come fanno molti pure a sinistra».

 

Servirebbe una sede, ma se ne può fare a meno se si è quasi tutte colleghe, questo è il Comitato Società aperta Mantova, uno dei circa 50 lombardi, e stavolta ci si vede in trattoria. Dieci femmine, più un maschio, tre iscritti al Pd, gli altri no. Rita Coppi: «Noi che lavoriamo nel sociale siamo arrabbiate con il decreto Salvini, che indebolisce i deboli».

matteo renzi in senato legge il suo libro

Rita lavora al Consorzio Solco, 18 cooperative sociali, 1.300 dipendenti, utenti con disabilità, tossicodipendenti, «giovani che fanno fatica», migranti, «il clima di intolleranza e di precarietà» dato dai fondi tagliati le ha spinte a organizzare una marcia «contro ogni tipo di intolleranza e discriminazione», e lì il megafono è stato utile. Assunta Putignano è la coordinatrice, di tutte le sfide «che i cittadini possono raccogliere, noi abbiamo scelto quella della società aperta, tanto più necessaria ora che non abbiamo più i soldi per fare i corsi di italiano agli stranieri».

 

Ma la gente li capisce questi problemi? «Sì, sente il rumore dell' odio che avanza», dopodiché «ragazze, qui bisogna raccogliere le firme per la legge, fare i banchetti». Ci penserà Tiziana Silvestrini, impiegata in Comune e scrittrice, lei sa «come si ottiene un gratuito patrocinio», ed è già qualcosa.

 

ROMA

matteo renzi presenta il libro

Eleonora De Santis è appena rientrata dal lavoro, mette gli auricolari e si collega al pc. Un click sull' icona di Skype e parte il video-collegamento con i nove di Vero Roma 6, numero obbligatorio per segnalare che in città sul tema delle fake news esistono già altri cinque comitati. Lei è «un' ex grillina disgustata», ha iniziato invitando due amici, gli altri sono arrivati tramite il sito di "Ritorno al Futuro", ma siccome abitano in quartieri lontanissimi, per discutere si riuniscono sul web.

MATTEO RENZI UN ALTRA STRADA

 

Quattro sono sulla quarantina come Ele, il resto pensionati, con più tempo e voglia di impegnarsi: un classico. «Ragazzi dobbiamo stringere», incalza, «abbiamo contattato il responsabile dello Sprar che deve venire a spiegarci come funziona il sistema dell' integrazione?». In cantiere c' è un incontro pubblico «per sfatare i falsi miti sull' immigrazione».

 

Perché questo è il bello dei comitati: «L' agenda politica la facciamo noi». Poco più in là, a Villa Bonelli, la vulcanica Claudia Costa ha convocato il direttivo Società aperta Roma: dopo l' iniziativa sull' integrazione alla libreria Eli con Neri Marcorè, ne stanno preparando un' altra su famiglie arcobaleno e omofobia.

 

lupo rattazzi

«Il nostro è volontariato allo stato puro, ci muove l' opposizione a questo governo, ma aggregando persone con storie diverse», dice. Lei non è più iscritta al Pd, se n' è andata «quando Renzi ha dato le dimissioni», come la psicanalista Chiara Tozzi, 65 anni: «Sentiamo il dovere di fare qualcosa contro la deriva su cui sta scivolando il Paese». E se dovesse nascere un partito guidato dall' ex leader fiorentino? «Ci penseremo, qui dentro c' è gente che pensa con la sua testa, non siamo un gregge».

 

Intanto, nel suo studio fotografico, Marcello Leotta sta comunicando agli iscritti di Vero Roma 4 che l' idea di una kermesse sull' Europa va accantonata: «Ho scritto a tutti i 65 comitati del Lazio, mi hanno risposto solo in 22, gli altri è come se non esistessero». Faranno qualcosa di meno ambizioso: una campagna sui fallimenti della sindaca Raggi, in attesa dell' 11 maggio, la grande manifestazione di piazza per dire basta alla giunta 5S. «E magari stavolta riusciremo a coinvolgere anche i nostri figli», sospira Silvia Checchi, «bisogna far tornare i giovani alla politica».

 

MILANO

Ci si vede al Pacino Cafè, piazzale Bacone. Giusto in tempo per l' aperitivo, ogni tanto, per il resto si viaggia su Facebook. Gianluca Pomo è un ingegnere del campo energetico di 35 anni, oltre che coordinatore del comitato Vero Milano, in città ne sono nati finora trenta, «e altri si stanno formando.

 

zingaretti suda all'assemblea pd 3

La cosa più importante è che siamo aperti a tutti, non c' è limite politico. Da noi solo due su otto sono iscritte al Pd». Carlo, 55 anni, scultore: «Mai fatto politica. Poi mi sono chiesto se era possibile concretizzare il mio impegno civile». Stefano Mengotto, project manager: «Ormai sembra che vincano i bulletti da quattro soldi» quindi bisogna impegnarsi, si prepara un' iniziativa a difesa di Radio radicale, una contro le fake news e la raccolta firme per lo Ius culturae. Pomo: «Significa dare la cittadinanza a chi ha completato un ciclo di studi in Italia, questo è, su questo puntiamo».

 

VERONA

matteo renzi e carlo calenda sul rooftop dell hotel bernini a roma

Si entra nello studio dell' avvocato Donatella Fanini, 55 anni, giuslavorista. Al momento riunita assieme a Paolo, dipendente pubblico, e a Marco Caberlotto, 27 anni, produttore cinematografico e fondatore di un comitato a Venezia contro le fake news. Tutti reduci dalla manifestazione contro il convegno degli ultrà cattolici, «dove ci siamo ritrovati per protestare contro il cappello politico dato dalla Lega e dal sindaco». I problemi sono sempre gli stessi: vanno raccolte le firme, ma «qui non basta change.org, bisogna validarle, consegnarle ai segretari comunali, o trovare notai e consiglieri comunali». I giovani? «Facciamo delle iniziative divertenti, bisogna tirarli dentro, non le solite conferenze noiose».

LUPO RATTAZZI AVVISO A PAGAMENTO REP

 

Nei comuni più piccoli le cose sono più difficili e «poi noi siamo una città provinciale», dice Fanini, mica come Milano, perché il Nord non è tutto uguale.

 

NAPOLI

Al comitato Crescita Napoli il coordinatore Solano spiega: «Ci eravamo dati l' impegno di trattare temi sia nazionali sia locali, ma quelli locali li stiamo un po' abbandonando. Da che cosa ripartiamo?». La risposta è corale: «Dalla grata», una delle loro prime battaglie. Ovvero la griglia di aerazione che impedisce di completare i lavori della linea 6 della metropolitana «progettata per Italia 90»: per i comitati del no deturperebbe i basoli di una delle più belle piazze del centro, ma il Tar gli ha appena dato torto.

 

Lupo Rattazzi e Aldo Cazzullo

«È un tema locale ma con un risvolto nazionale: questo è il governo dei no che sta bloccando il Paese» approva la sociologa Brunella Rallo. «E poi facciamo un censimento degli edifici in disuso per farne centri ricreativi e culturali» propone l' economista Francesca De Felice. «Il nostro scopo è incidere sulla città» fa eco Mario Bartiromo. Comunque vada, una bella scommessa.

 

2 – “SIAMO QUI PER IMPEDIRE AI DEM UNA DERIVA BERSANIANA"

Giovanna Vitale per ''la Repubblica''

 

Lupo Rattazzi

Anche uno dei discendenti della famiglia Agnelli ha fondato, a Roma, un comitato civico. Lupo Rattazzi, nato in Svizzera 66 anni fa dal conte Urbano e da Susanna Agnelli, laurea in Economia alla Columbia e master ad Harvard, presiede la compagnia aerea Neos e l' Italian Hospital Group, Cosa spinge un uomo come lei a fondare un comitato renziano?

 

«Questi gruppi servono a tenere alta l' attenzione e a risvegliare le coscienze in un momento in cui bisogna alzare la voce su quello che sta avvenendo in Italia. Io sono un imprenditore e ne ho fondato uno focalizzato sull' andamento dell' economia, sulle misure che questo governo non ha adottato per far ripartire il Paese e su quelle che, sbagliando, ha invece approvato, a cominciare da reddito e quota 100».

 

Come le è venuto in mente?

zingaretti suda all'assemblea pd 1

«È scaturita da un' idea degli amici del Pd di Monte Argentario».

 

Perché lei è pure iscritto al Pd? È entrato con Renzi segretario?

«Sì, credo che Matteo sia stato uno dei pochi leader con una visione chiara del Paese e del suo sviluppo. E sono entrato perché il Pd è l' unico partito antisovranista ed europeista che ha affinità con le mie idee. Certo non potevo ritrovarmi in quello di Borghi e Bagnai (leghisti anti-euro, ndr) o nel M5S, che è un mix di approssimazione e populismo».

Mentana Gawronski Lupo Rattazzi

 

Ma i comitati non rischiano di entrare in conflitto col Pd?

«Assolutamente sì e in vari modi. Se per esempio il Pd si alleasse con i 5S la mia tessera verrebbe stracciata in un secondo, e pure se dovesse prendere una deriva bersaniana».

 

Eppure anche Prodi ha detto che con l' addio di Renzi e l' arrivo di Zingaretti il Pd sta cambiando, "non è più il partito dei ricchi" come lei...

matteo renzi in senato 1

«Con tutto il rispetto, mi sembra un' affermazione stupida. Una volta in tv mi sono permesso di difendere Renzi davanti a Emiliano, che ha risposto: "Lupo è l' elettore medio del Pd di oggi". Ma un partito che ha un elettorato del 20% come fa a essere un partito di soli ricchi? È una frase a effetto per rivendicare l' appartenenza a una sinistra pauperista abbastanza superato».

 

Ma se Renzi dovesse uscire, lei cosa farà, lo seguirà?

zingaretti suda all'assemblea pd 4

«Bella domanda a cui francamente non so rispondere. So solo che è un evento da scongiurare perché, in caso di scissione, uno più uno farebbe meno di due. E si finirebbe per indebolire il campo europeista e anti-sovranista».

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”