giuseppe conte osho coronavirus

CARO CONTE, NON BASTA DIRE “STATE A CASA” - ALDO CAZZULLO: “NON SIAMO NEL 1630, L'ANNO DELLA PESTE. LA TECNOLOGIA E LA RICERCA CI PERMETTONO UNO SCREENING DI MASSA, CON UN TEST RAPIDO PER LA RICERCA DI ANTICORPI NEL SANGUE; UN'APP CHE CONSENTA DI TRACCIARE I POSITIVI; MISURE PER PROTEGGERE GLI ANZIANI. E LA RIPARTENZA DELLA PRODUZIONE, GARANTENDO LA SICUREZZA DEI LAVORATORI”

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

aldo cazzullo foto di bacco

 

Per il Sabato santo, la Curia di Torino terrà un' ostensione della Sindone in diretta tv mondiale. Tradizionalmente, il Lino veniva esposto per invocare la fine delle epidemie. Ma nel 1630, l' anno della peste manzoniana, i Savoia e il sindaco Giovanni Francesco Bellezia concordarono di tenere la Sindone nel Duomo, per evitare assembramenti in piazza che avrebbero esteso il contagio.

 

peste

Solo alcuni privilegiati - forse antenati di coloro che oggi riescono a fare tampone e cura virale in casa - poterono venerarla. Non è noto, ma non è escluso che alla popolazione sia stato raccomandato di lavarsi spesso le mani, cantando per due volte un ritornello augurale. Il morbo infuriò, raggiunse il picco, defluì. La vita riprese.

 

peste nera del 1300

Quasi quattro secoli dopo, i provvedimenti che l' Italia ha preso contro la pandemia Covid-19 sono gli stessi. In sintesi: non uscire, aspettare, eventualmente pregare. Tutto giusto. Ma non basta. Perché nel frattempo la tecnologia e la ricerca ci hanno resi molto diversi da come eravamo nel Seicento. Perché non usarle?

Giuseppe conte e le autocertificazioni – Italian beauty by sciscia/spinoza

 

Ci sarà tempo per verificare meriti e responsabilità. È evidente che sono stati commessi errori: non prepararsi all' arrivo del virus, non predisporre scorte di mascherine, non proteggere medici e infermieri, lasciare che molti ospedali diventassero focolai, non fare della Val Seriana una zona rossa.

 

Va riconosciuto che l' Italia è stato il primo Paese occidentale a chiudere, ed è riuscita a evitare il contagio di massa al Sud. Ma ora occorre fare di più. Molto di più. Non basta ripetere che bisogna stare a casa e promettere denaro a tutti, ritoccando la cifra ogni giorno; occorre creare le condizioni per ricominciare a vivere e a lavorare.

 

l'ennesima diretta facebook di conte by osho

Il modello è evidente: le nazioni che meglio hanno frenato il virus e organizzato la ripresa. Non solo Corea del Sud e Giappone; anche la Germania. I tedeschi fanno quasi centomila tamponi al giorno, isolano i positivi, distinguono le fasce d' età e le aree geografiche da proteggere con maggiore attenzione; e fanno ripartire la macchina produttiva - mai spenta del tutto - affidandola a chi non può trasmettere il Covid-19.

 

covidradar 1

L' Italia di oggi non è la Germania, d' accordo. Ma non è neppure l' Italia del Seicento, dei monatti e di don Ferrante che va a letto a morire «prendendosela con le stelle». Le cose da fare non sono facili, però sono ineludibili: uno screening di massa, con un test rapido come potrebbe essere la ricerca di anticorpi nel sangue; un' app che consenta di tracciare i positivi; misure per proteggere gli anziani; e la ripartenza della produzione, garantendo la sicurezza dei lavoratori.

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Non sono cose che si fanno in pochi giorni; vanno programmate per tempo, e quindi bisogna cominciare a predisporle subito, con un piano operativo che coinvolga istituzioni pubbliche, laboratori privati da riconvertire ai test sulla pandemia, hotel da requisire per la quarantena dei positivi senza sintomi o con sintomi lievi e delle persone dimesse ma ancora in grado di trasmettere il virus.

covidradar

 

Qualcuno si è già mosso: fuori dall' ospedale di Cinisello Balsamo, per fare un solo esempio, il tampone si fa in auto; sono pratiche che devono diventare di uso comune.

Gli italiani, con rare eccezioni, si sono comportati bene. Siamo consapevoli che non torneremo subito alla normalità. Il telelavoro continuerà. Fino a settembre le lezioni probabilmente proseguiranno on line (va dato atto agli insegnanti e a molti studenti di non essersi fermati).

il qr code per muoversi in cina coronavirus

 

Sarà un' estate strana. Eviteremo gli assembramenti: concerti, spettacoli, stadi aperti purtroppo non saranno per domani. Ma il lavoro deve riprendere. Finanziamenti e prestiti sono importanti, però servono a rilanciare la produzione, non a sostituirla. Molti imprenditori e manager denunciano che le loro fabbriche in Italia sono le uniche a restare chiuse, mentre quelle dello stesso gruppo in Francia, Germania, Inghilterra funzionano regolarmente.

 

Così si perdono quote di mercato e si creano disoccupati.

Occorre affrontare l' emergenza immediata, certo; ma l' inedia, se oggi inevitabile, domani può diventare mortale. Non dobbiamo avere fretta di ripartire tra pochi giorni; ma non possiamo pensare di avere davanti a noi un orizzonte infinito, illudendoci che la Bce possa stampare soldi per tutti.

 

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