marta cartabia

CARTABIA SCOPERTA, COSTITUZIONE COPERTA - CECCANTI: ''UN ALTRO DPCM NELLA FASE 2 NON HA SENSO. QUESTI ATTI OFFRONO IL VANTAGGIO DELLA VIGENZA IMMEDIATA SENZA DOVER PASSARE PER IL CONTROLLO DEL QUIRINALE NÉ DELLE CAMERE. MA SE L'EMERGENZA PASSA PER IL RESTO DEL PAESE, NON HA PIÙ SENSO GOVERNARE IN QUESTO MODO. LA PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE HA FATTO CAPIRE CHE…''

GIUSEPPE CONTE FIRMA UN DECRETO

Francesco De Palo per www.formiche.net

 

Niente polemiche strumentali o di retropensiero, dice a Formiche.net il costituzionalista Stefano Ceccanti, deputato del Partito Democratico, che legge il richiamo della presidente della Corte Costituzione Marta Cartabia come un invito a gestire bene la fase 2, quella che ora inizia, più che come una critica retrospettiva.

Ma di contro si attende logicamente che nella nuova fase, non più di stretta emergenza, ci sia un ritorno alla fisiologia con un più stretto controllo parlamentare. Per questa ragione ha presentato un emendamento con un’ipotesi: parlamentarizzare i Dpcm dando sette giorni per per il parere prima di poterli emanare.

 

CARTABIA

La presidente della Consulta, Marta Cartabia, ha usato la metafora della bussola per escludere dal nostro ordinamento la figura del sovrano. La Carta è stata bypassata? Si poteva evitarlo?

Non penso che una relazione che descrive un anno di attività della Corte debba essere letta come una presa di posizione sulle ventiquattro ore precedenti. Invito quindi tutti a leggerla per quello che è. In secondo luogo la presidente Cartabia ha usato un concetto chiave, in termini non polemici, che è utile a tutti: quando più i limiti ai diritti che vengono inseriti in fase emergenziale sono forti tanto più devono essere, tra l’altro, temporanei. La prenderei come un invito a gestire bene la fase 2, quella che ora inizia, più che come una critica retrospettiva.

 

Grave che le limitazioni siano giunte in una penombra normativa?

Ci sono state delle criticità verso metà marzo ma erano state risolte col decreto 19 che aveva riordinato il sistema delle fonti, la questione si è riaperta con l’emanazione del nuovo Dpcm.

 

Perché usare il Dpcm e non un decreto legge?

Stefano Ceccanti

Il Dpcm offre il vantaggio della vigenza immediata senza dover passare per il controllo del Quirinale e non ha bisogno della conversione. Però, se strumenti di questo tipo, fondati su decreti legge, erano accettabili nella fase 1 di stretta emergenza e il governo mi dice che ora la fase è cambiata, mi attendo logicamente che nella nuova ci sia un ritorno alla fisiologia con un più stretto controllo parlamentare. Io ho presentato un emendamento con un’ipotesi, parlamentarizzare i Dpcm dando sette giorni per per il parere prima di poterli emanare. Non va bene questa soluzione? Il governo, se, come credo, condivide il fine, ci indichi altri strumenti.

 

Per Sabino Cassese la pandemia non è una guerra. Quindi il Parlamento avrebbe dovuto essere maggiormente coinvolto?

marta cartabia 2

Eviterei polemiche retrospettive. Il decreto-legge 19 aveva risolto le criticità precedenti, il nuovo Dpcm le ha riaperte proprio perché segna l’inizio di una fase diversa. Se così è, la diversità di fase si deve vedere anche nel rapporto governo-Parlamento perché nessuna decisione rilevante può essere ora consentita senza una forma di controllo da parte del Parlamento. Si vuole rinunciare ai Dpcm e ricorrere solo ai decreti-legge? Benissimo. Si vogliono mantenere anche i Dpcm? Bene, ma allora in qualche forma devono passare anch’essi per il Parlamento. Più occhi guardano i testi meglio è, anche perché bisogna evitare di sacralizzare i pareri tecnici rispetto a quelli della rappresentanza politica. A chi è legittimato dal voto spetta decidere il se, ai tecnici spetta aiutare a decidere il come.

 

Come ritrovare l’equilibrio tra poteri?

Il nodo di queste settimane non sta tanto nel rapporto tra i cittadini e lo Stato (al netto della difficoltà obiettiva di tutti i governi di rispondere tempestivamente e soddisfacentemente) ma nei rischi di compressione del Parlamento che potrebbero proseguire per inerzia oltre il dovuto. Da questo punto di vista c’è un nesso stringente tra la proposta di oggi e quella della possibile introduzione del voto a distanza, pacificamente attuata da Westminster al Canada, passando per la Spagna, il Parlamento europeo e così via.

 

GIUSEPPE CONTE FIRMA UN DECRETO

 Nelle scorse settimane il Parlamento si è automarginalizzato rifiutando in modo irragionevole le proposte innovative e temo che le resistenze, per quanto obsolete, siano tuttora ostinate. Spero che almeno sul versante delle fonti del diritto siamo invece in grado insieme al Governo di trovare una discontinuità ragionevole a vantaggio di tutti.

 

twitter@FDepalo

 

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...