von der leyen draghi

CE LO APPROVA L'EUROPA - URSULA VON DER LEYEN IN BRODO DI GIUGGIOLE PER MARIO DRAGHI: "ALLA BCE HA SVOLTO UN RUOLO STRAORDINARIO E DI QUESTO NE SONO TUTTI CONSAPEVOLI" - POI PERÒ ARRIVA IL CAZZIATONE ALL'ITALIA: "BISOGNA LAVORARE SENZA SOSTA SUL RECOVERY PLAN" - "VACCINI? FATTI DEGLI ERRORI SU PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE. AI CITTADINI FORSE AVREMMO DOVUTO SPIEGARE MEGLIO CHE..."

Marco Bresolin per “La Stampa”

 

coronavirus, il video messaggio di ursula all'italia 2

Bisogna «lavorare senza sosta» al Recovery Plan italiano. Perché il tempo a disposizione è poco e i soldi da utilizzare tanti. Ma soprattutto perché ci sono ancora molti dettagli da definire, obiettivi da fissare e riforme da concordare.

 

Ursula von der Leyen cerca di tenersi fuori dalle dinamiche politiche romane, ma il sorriso che compare sul suo volto quando sente pronunciare la parola «Mario Draghi» fotografa alla perfezione il sentimento di fiducia che si respira nel Palazzo Berlaymont verso il nuovo capo del governo.

 

ursula von der leyen incontra giuseppe conte a palazzo chigi 34

Dal quartier generale della Commissione europea, la presidente difende il piano Ue sui vaccini che le sta costando parecchie critiche. Ma per la prima volta - nel corso di un'intervista con "La Stampa" e altri media europei - ammette i passi falsi: l'Ue ha sottovalutato i problemi legati alla produzione e soprattutto ha contribuito ad alzare più del dovuto le aspettative dei cittadini.

 

In Italia sta per nascere un governo guidato da Mario Draghi: per voi è l'opzione migliore?

«Alt. Si tratta di un affare italiano. E come sapete abbiamo una regola d'oro: non commentiamo mai le questioni politiche interne. Posso solo dire che Draghi alla Bce ha svolto un ruolo straordinario e di questo ne sono tutti consapevoli. Non solo in Italia».

 

DAVID SASSOLI URSULA VON DER LEYEN

Con il precedente governo italiano avevate avviato la discussione sul Recovery Plan: che impatto avrà il cambio della guardia a Palazzo Chigi?

«Da settimane, per non dire mesi, lavoriamo con le autorità italiane e con le parti interessate per sviluppare i dettagli della bozza. E il lavoro è ancora in corso. Lo dico per sottolineare quanto dettagliato sia questo lavoro, visto che si tratta di un ammontare enorme di fondi da spendere in un periodo di tempo relativamente limitato, in pochi anni. Dobbiamo andare in profondità nei dettagli, definendo obiettivi e tabella di marcia. Per questo siamo pronti e impegnati con l'amministrazione italiana per lavorare senza sosta e andare avanti perché il tempo è prezioso e non vediamo l' ora di vedere come sarà formato il nuovo governo».

 

christine lagarde mario draghi

Vi aspettate continuità sul piano italiano?

«Questa sarà una decisione del nuovo governo. Ma la cornice del piano è chiara perché è stata concordata da Consiglio e Parlamento sulla base della proposta della Commissione. Serve un mix di riforme e investimenti legati al Semestre europeo che rispetti il Green Deal, al quale va destinato il 37% delle risorse. Il 20% deve andare alla digitalizzazione e poi c'è la parte relativa alla resilienza che rappresenta un pilastro importante. Si tratta di obiettivi comuni, condivisi da tutti gli Stati con il Parlamento: contiamo che ci sia continuità nell'attenersi a questi princìpi».

 

paolo gentiloni mario draghi

Il piano Next Generation EU ha rappresentato una svolta per l'Europa: è un primo passo che verrà ripetuto in futuro oppure sarà soltanto una parentesi?

«La sua struttura è molto chiara: si tratta di un progetto "una tantum". Per la prima volta possiamo andare sui mercati e raccogliere capitali da distribuire agli Stati in base a dei progetti chiari, con obiettivi e tabelle di marcia precise. Credo sia una grande conquista, storica. Perché durante l'ultima crisi finanziaria del 2008-2010 si decise di muoversi con un accordo intergovernativo e non a livello europeo. Questa volta abbiamo fatto un grande passo avanti, ma è chiaro che è stato costruito per essere uno strumento da usare "una tantum". Così ha deciso il Consiglio. Che ovviamente potrà essere libero di prendere altre decisioni in futuro, ma al momento è così».

 

GIUSEPPE CONTE IN UN MOMENTO DI PAUSA DURANTE LE TRATTATIVE SUL RECOVERY FUND

Sul Recovery bisogna correre, mentre sui vaccini si procede a rilento: cosa non sta funzionando nel piano Ue?

«Un singolo Paese può muoversi come un motoscafo, mentre l'Ue è più una petroliera. Ma questa è la nostra forza. Sono profondamente convinta che l'approccio europeo sia quello giusto e comunque abbiamo lavorato molto più rapidamente del solito. E non riesco a immaginare cosa sarebbe successo se uno, due o tre Stati avessero avuto accesso al vaccino e gli altri no. Quali conseguenze ci sarebbero state per il mercato unico o per l'unità dell'Ue? Impensabile».

 

L'Ema ci ha messo troppo tempo ad approvare i vaccini?

«Per verificare l'efficacia e la sicurezza dei vaccini abbiamo deciso di non prendere scorciatoie. Questo processo richiede 3-4 settimane e credo che sia giusto seguirlo perché si tratta di nuovi vaccini. Bisogna iniettare una sostanza biologica attiva in persone sane: è una responsabilità enorme».

 

vaccino oxford astrazeneca

Il Regno Unito ha fatto una scelta diversa: è stata una mossa azzardata?

«Loro hanno optato per la procedura d' emergenza, che dura 24 ore. Ma in quel caso le responsabilità finiscono in capo al governo, non alle società. Noi ci siamo mossi diversamente anche perché è difficile capire come si possano analizzare i dati in 24 ore.

E comunque abbiamo accelerato i tempi grazie alla "rolling review", che consente all' Ema di analizzare i dati in tempo reale già durante i test clinici. Per questo siamo riusciti a chiudere in 3-4 settimane un procedimento che di norma dura 7-9 mesi».

 

Però, al di là della partenza anticipata, i britannici stanno andando più veloci: perché?

«Perché hanno anche deciso di allungare i tempi tra il primo e il secondo richiamo (del vaccino Pfizer, ndr). Noi non lo abbiamo fatto perché ci siamo attenuti alle raccomandazioni dell'Ema: i dati sulla sicurezza e sull'efficacia sono affidabili solo per l'intervallo di circa 4 settimane tra un'iniezione e l'altra. Ovviamente, così facendo, la quantità di gente che ottiene il primo vaccino è inferiore».

 

coronavirus vaccinazione israele 2

E invece come giustifica la differenza con Israele?

«Si tratta di un Paese altamente digitalizzato, il che è positivo. Ma loro hanno accettato di cedere alle società i dati sanitari dei cittadini. Noi non lo faremmo. Abbiamo un approccio diverso per quanto riguarda la privacy».

 

Quindi lei è soddisfatta di come stanno andando le cose?

«Siamo stati incaricati di gestire il piano a giugno e ad agosto abbiamo firmato il primo contratto con AstraZeneca. Cento società ci hanno chiesto di essere prese in considerazione, noi ne abbiamo scelte sei. È stata una scommessa, ma una scommessa giusta. Perché tre di questi vaccini sono già stati autorizzati. Poi arriveranno anche Johnson&Johnson, CureVac e più tardi Sanofi. Il successo del nostro portfolio parla da sé».

 

PERù VACCINO CINESE 2

Però l'Ungheria ha deciso di affidarsi al vaccino russo e a quello cinese: teme che altri possano seguire questa strada?

«Ripeto: sul mercato europeo abbiamo vaccini efficaci e sicuri. Ovviamente tutte le case farmaceutiche hanno il diritto di chiedere l'autorizzazione all'Ema, che per noi è una precondizione. Per quanto riguarda la decisione ungherese, gli Stati sono liberi di dare un'autorizzazione d' emergenza. Anche se in questo caso la responsabilità passa dalla società al governo».

 

Resta il fatto che alcuni leader europei hanno criticato apertamente la gestione della Commissione: come risponde alle accuse?

«Innanzitutto vorrei sottolineare che la stragrande maggioranza dei leader ha espresso pubblicamente il suo sostegno».

 

vaccino over 80

Stragrande maggioranza non vuol dire unanimità

«Da giugno abbiamo istituito lo "steering board" dei vaccini, un comitato direttivo in cui sono rappresentati tutti i 27 Stati. Nessuna decisione è presa senza il consenso dei 27 governi. Stiamo parlando di un organismo che si riunisce regolarmente, 5-7 volte al mese, per discutere di ogni piccolo dettaglio dei contratti che sono in fase di trattativa. Un piccolo gruppo di Stati era anche nel team negoziale con le case farmaceutiche, hanno seguito ogni passo».

 

vaccino inoculato

Non ha nulla da rimproverarsi? Nessuna autocritica?

«L'anno scorso ci siamo focalizzati sulla necessità di sviluppare al più presto i vaccini, un processo che di solito dura 5-10 anni. Forse - in parallelo - avremmo dovuto concentraci di più sui problemi legati alla loro produzione di massa. Li abbiamo sottovalutati. Anche le industrie hanno visto arrivare i vaccini prima del previsto, il che è certamente positivo, ma poi bisogna aumentare la produzione e avviare per tempo le catene di approvvigionamento. Basti pensare che alcuni vaccini richiedono 400 componenti. Forse ci si poteva muovere prima. Per questo ora stiamo lavorando con le industrie per fronteggiare le possibili questioni legate alle varianti del virus. Dobbiamo guardare ad altri siti e investire insieme in nuove capacità produttive, sapendo che per essere operativi ci vogliono mesi. Meglio prepararsi ora, non si sa mai cosa può succedere tra dodici mesi. Anche perché ci possono essere alti e bassi: Pfizer/BioNTech ha dovuto rallentare le consegne per espandere la produzione. Episodi simili potranno ripetersi».

 

vaccino covid

Altri errori?

«Col senno di poi avremmo anche dovuto spiegare meglio ai cittadini che il processo di distribuzione sarebbe stato lento perché si trattava di una procedura completamente nuova».

 

I cittadini chiedono anche maggiore trasparenza sui contratti: perché non sono pubblici?

«Perché si tratta di contratti tra noi e delle società private: serve il loro consenso. Ora stiamo cercando di convincerle che la trasparenza è anche nel loro interesse».

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