centro beppe sala luigi di maio carlo calenda matteo renzi clemente mastella bruno tabacci mara carfagna

UN CENTRO SENZA GRAVITA’ PERMANENTE – FILIPPO CECCARELLI: "DA SARAGAT AL TROTZKISTA MODERATO CALENDA, L'AUTOLESIONISTA RICERCA DELLA CHIMERA DEL CENTRO, LUOGO VUOTO, FRUTTO DELL'INCONSISTENZA E DELLO SPAPPOLAMENTO DELLE CULTURE POLITICHE. A MASTELLA VA RICONOSCIUTO IL PIU’ RAFFINATO RAGIONAMENTO META-CENTROIDE DI CHI SI METTE IN MEZZO: SIAMO GIÀ FORTI AL SUD E PRONTI A ROMPERE LE UOVA NEL PANIERE. MA SIAMO INTERESSATI ANCHE ALLA FRITTATA”

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

MARIASTELLA GELMINI - CARLO CALENDA - MARA CARFAGNA

Chi vuole si metta dunque in mezzo. Non si dirà al centro perché la geometrica definizione, oltre che politicamente abusata, pare velleitaria, ambigua e fuorviante nelle sue varie destinazioni, "centrino", "centricchio", "centriculo" e così via.

 

Per quanto generico e arronzato, "in mezzo" suona paradossalmente più esatto. In ogni caso auguri, di posto ce n'è fin troppo trattandosi di uno spazio al tempo stesso immaginario e affollatissimo.

 

C'è Calenda, di cui s' è pure letto che sarebbe un trotzkista moderato; c'è Renzi che ha già proposto un "Polo del buonsenso"; ci sono le due ministre fuoriuscite dal berlusconismo, Carfagna e Gelmini e magari Brunetta, se e quando avrà deciso; c'è poi, a prescindere dalla ragnatela di reciproci plagi e incompatibilità, l'ape seconda di Di Maio & Tabacci (la prima fu di Rutelli, Alleanza per l'Italia, 2009); e Pizzarotti, e Quagliariello, e Pierfurby Casini; e solo in Lombardia Sala e forse Moratti e con qualche slancio anche Bertolaso, per cui alla fine mancherebbe solo Formigoni, ma se lo chiamano viene pure lui.

MARIASTELLA GELMINI - CARLO CALENDA - MARA CARFAGNA

 

Dinanzi a tale brulichio si ha scrupolo a richiamare la nobile, archeologica nozione di Terzo Polo, o meglio ancora di Terza Forza: il sogno di dar vita nel secondo dopoguerra a un'area intermedia che a nome di un elettorato laico riuscisse a tener testa alle due chiese ideologiche, Dc e Pci, che prosperavano nel bipolarismo imperfetto (vedi "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista" di Massimo Teodori, Marsilio, 2008).

 

Obiettivo generoso su cui si concentrarono l'ex azionista poi repubblicano Ugo La Malfa e l'ex socialista e fondatore del Psdi Giuseppe Saragat; una corrente culturale che da Valiani a Garosci, passando per il Mondo di Pannunzio e i liberali di sinistra divenuti radicali e in seguito pannelliani, finì per collezionare una tale improvvida sequela di occasioni mancate da rivelarsi tristemente minoritaria. Roba antica e tuttavia, rispetto alle miserie dell'oggi, più che rispettabile. Come lo furono dopo tutto l'illusione lib-lab e il miraggio di un'area a guida Craxi che nel corso degli anni '80 schiavardasse gli instabili assetti consociativi del dopo- Moro e del dopo-Berlinguer. Invano.

 

carlo calenda 2

E non per celebrare la nostalgia, eppure c'era ancora una classe politica che non andava in cerca di spazi per farne parcheggi, garage, uffici di collocamento o pollai ad alto tasso di galli canterini per cui non si fa mai giorno. Così l'ultimo ricordo, tanto dignitoso quanto autolesionista, di Terzo Polo resta, all'indomani dell'ignominioso big bang della Prima Repubblica, il cartello elettorale che Mino Martinazzoli e Mariotto Segni costituirono in extremis nel 1994 cercando invano di contrastare l'immane pressione del berlusconismo da una parte e la gioiosa presunta macchina da guerra dei progressisti dall'altra.

 

Tutto questo per dire, se non altro, la jella che da sempre perseguita questo tipo di ridislocazioni, anche ieri non del tutto immuni da opportunismo e trasformismo, ma oggi marchiate anche da bizantinismo elettoralistico, narcisismo leaderistico e sostanziale, inconfessabile volontà di non scegliere riservandosi, dopo il voto, la propria ipotetica utilità marginale facendo pendere l'ago della bilancia a destra o a sinistra.

 

renzi di maio calenda

Di qui - e nonostante ogni buona intenzione tocca arrivarci - si ripropone fino alla nausea la chimera del centro, luogo vuoto quant' altri mai, frutto dell'inconsistenza e dello spappolamento delle culture politiche, oltre che della incapacità di generare qualcosa di nuovo e vitale. Di qui, anche, gli sforzi di quanti - anime perse, fritto misto, scappati di casa, legione straniera - si agitano come tarantolati ora "aspettando Godot", come da prezioso riferimento dell'onorevole Lupi, ora inseguendo l'esempio di Mastella che due mesi orsono si è portato avanti e ha battezzato il suo partitino "Noi di centro" facendo risuonare in sala la colonna sonora battiatiana: "Cerco un centro di gravità permanente".

MASTELLA PRESENTA IL SIMBOLO NOI DI CENTRO

 

Al sindaco di Benevento va senz' altro riconosciuto il più sincero, istruttivo e a suo modo raffinato ragionamento meta-centroide di chi si mette in mezzo quando ha annunciato: «Siamo già forti al Sud e pronti a rompere le uova nel paniere. Ma siamo interessati anche alla frittata».

LUIGI DI MAIO E BRUNO TABACCIMASTELLA PRESENTA IL SIMBOLO NOI DI CENTROdi maio mastellafunerale di ciriaco de mita casini e mastella calenda mastellafilippo ceccarelli foto di baccorenzi calenda

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...