silvio berlusconi giorgia meloni matteo salvini

E IL CENTRODESTRA CHE FA? - SALVINI, MELONI E BERLUSCONI CONTINUANO A DIRE: O VOTO O NIENTE. OGNUNO DI LORO NON SI FIDA DEGLI ALTRI DUE? NO, INFATTI TEME CHE IL CETRIOLO SIA DIETRO L’ANGOLO - OGGI PRESENTATA UNA RISOLUZIONE UNITARIA PER RESPINGERE LE COMUNICAZIONI DI CONTE. MA CON LA PROMESSA DEL PREMIER DI UNA LEGGE PROPORZIONALE, FORZA ITALIA POTREBBE FAR SALTARE L’ALLEANZA…

 

 

meme sulla crisi di governo salvini berlusconi meloni

1 – GOVERNO:C.DESTRA PRESENTA RISOLUZIONE,CONTE HA FALLITO

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Il centrodestra ha presentato una risoluzione unitaria per respingere le comunicazioni del premier Conte in cui si evidenzia il fallimento del suo governo contro la pandemia sia da un punto di vista sanitario che economico. E' quanto si apprende da fonti della coalizione.

 

2 – C.DESTRA,GOVERNO CON NUMERI RISICATI NON SERVE AL PAESE

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - "Il centrodestra ha ribadito la sua compattezza in vista delle comunicazioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte e del voto alla Camera dei deputati.

berlusconi salvini meloni

 

Le forze politiche presenteranno una risoluzione unitaria con la quale si sottolinea l'assoluta inadeguatezza del governo nell'affrontare sia gli effetti sanitari che gli effetti economici della pandemia.

 

Durante il vertice è stato ribadito che un governo con una maggioranza risicata o inesistente non è ciò di cui ha bisogno l'Italia per affrontare le difficili sfide dei prossimi mesi". E' quanto si legge in una nota congiunta al termine del vertice del centrodestra.

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI BY GIANBOY

 

3 – AVENTINO DEL CENTRODESTRA TRA DUBBI E DIFFIDENZE UNA DEMOCRAZIA INCOMPLETA

Federico Geremicca per “La Stampa”

 

Un vertice dietro l' altro. A volte tutti insieme, altre volte con i leader collegati d' urgenza in videoconferenza. Quasi mai con Berlusconi, è vero: ma da qualche giorno, da quando cioè l' aria si è fatta rovente, allargato a componenti (come l' Udc e Cambiamo!, di Giovanni Toti) fino a ieri considerate irrilevanti.

 

Riunioni su riunioni, dunque. Ma la posizione del centrodestra non cambia di un millimetro: elezioni anticipate. Senza subordinate. A meno che non si voglia considerare una ipotesi percorribile la nascita di un governo Salvini-Meloni-Berlusconi, che in Parlamento però partirebbe da un numero di voti perfino inferiore a quelli di un ipotetico e malconcio Conte 3.

 

CONTE SALVINI

O voto o niente, dunque. È questo l' Aventino del centrodestra, che certo non aiuta a dipanare una matassa ingarbugliata e gonfia di cattivi presagi. No a un governo di solidarietà. No a un governo tecnico, anche se guidato da Mario Draghi. No a un governo di scopo, nemmeno per fronteggiare l' emergenza sanitaria. Quando Berlusconi ha provato ad aprire una porta, Salvini l' ha richiusa.

giuseppe conte alla camera

 

Quando poi ci ha provato il leader leghista a ipotizzare un qualche confronto, è stata Giorgia Meloni a stopparlo. O voto o niente. Si tratta di una posizione che naturalmente restringe il perimetro delle opzioni possibili, che non aiuta il Quirinale nelle scelte da fare e che conferma il carsico riproporsi di una assoluta particolarità della democrazia italiana: l' assenza di alternative politiche nei momenti di emergenza. Il problema sembrava archiviato anni fa con lo scioglimento del Pci, partito considerato inadatto al governo per i suoi rapporti con l' Urss. Ma si ripropone oggi, di fronte ad una destra diventata tanto sovranista e antieuropeista da costituire un problema - se al governo - per i rapporti e la collocazione internazionale del Paese.

 

SALVINI MELONI BERLUSCONI

In queste ore il centrodestra è impegnato soprattutto ad ostacolare la ricerca di responsabili avviata dal tandem Pd-M5S, e i modi non sono molto diversi da quelli adottati dalla maggioranza giallorossa: promesse di ricandidatura, non potendo offrire posti di sottogoverno. Si prova, insomma, ad arginare l' azione dell' avversario, piuttosto che proporne una propria.

 

E questa difficoltà nasce soprattutto da un clima di malcelata diffidenza, con i compagni di cordata che si guardano con sospetto (simile a quello che segna i rapporti tra Pd e Cinquestelle) dubitando delle reciproche iniziative.

 

Non è storia recente. E nemmeno ingiustificata. È cominciata quando il primo dei voltagabbana di questa legislatura (Matteo Salvini, il secondo è Luigi Di Maio) saltò il fosso, lasciò per strada il resto della coalizione e se ne andò al governo con Grillo. Da allora nulla è stato più come prima: sia per Silvio Berlusconi che per Giorgia Meloni.

I MEME SULLE REGIONALI IN UMBRIA - DI MAIO - CONTE - SALVINI

Diremmo soprattutto per la seconda: che da quel giorno ha cominciato a marcare stretto il leader leghista e poi a rosicchiarne la base elettorale.

 

Le dinamiche innescate dal governo gialloverde e dalla sua crisi hanno poi acuito le distanze: determinando una curva elettorale che, se riletta, aiuta a capire molte cose. Compreso questo inatteso Aventino.

 

Nell' anno o poco più del governo Salvini-Di Maio (spettatore Giuseppe Conte...) la Lega ha raddoppiato le proprie percentuali passando dal 17,3 delle elezioni politiche del 2018 al 34,3 delle Europee 2019 (mentre Meloni cresceva del 2% e Berlusconi precipitava dal 14 all' 8,8%).

 

salvini legge nemesi nera

Poi, però, dalla crisi del Conte 1 - quella innescata da Salvini - ad oggi (praticamente un anno e mezzo) nel centrodestra si è assistito ad un potente terremoto. Stando all' ultimo sondaggio a cura del TgLa7, infatti, la Lega ha perso undici punti percentuali (calando al 23%) e Fratelli d' Italia ne ha guadagnati praticamente altrettanti, volando dal 6,4 delle europee al 17,2 di cui oggi è accreditata. Alle prossime elezioni ci si andrà, molto probabilmente, con una legge elettorale proporzionale, che promette scintille più tra partiti vicini che lontani: Salvini è avvertito, e infatti è un po' che appare discretamente preoccupato.

 

Infine: quel che però va emergendo con sempre maggior chiarezza nel cortocircuito che si è determinato (crisi di governo-pandemia-rapporto con l' Europa) sono le difficoltà cui potrebbe andare incontro il Paese con un governo dichiaratamente antieuropeo.

 

giuseppe conte alla camera

A colpi di ubriaconi, burocrati e strozzini (epiteti buoni per prender qualche voto, ma pessimi per imbastire rapporti) la destra italiana si sta ulteriormente allontanando dal consesso europeo. Non a caso il prudente Giorgetti ha annotato: non siamo pronti a governare. È un problema. E quanto possa diventar grosso, lo si vede bene in questi giorni.

 

 

conferenza stampa di fine anno di giuseppe conte 1

4 – LA MOZIONE UNITARIA DEL CENTRODESTRA: BASTA VELINE, NON AIUTEREMO IL PREMIER

Barbara Acquaviti per “il Messaggero”

 

L' ultimo vertice prima che Conte prenda la parola alla Camera si terrà questa mattina alle 10. Perché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Serrare i ranghi fino all' ultimo secondo utile, mostrare compattezza attraverso una risoluzione unitaria con tutti dentro, cespugli compresi.

 

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampa

Al quinto giorno di crisi, la war room messa in piedi dal centrodestra si trasforma in un rapido giro di telefonate tra i vari leader. Perché, evidentemente, la domenica è giorno di riposo anche per i comunicatori in servizio permanente effettivo. Sottotraccia, tuttavia, il lavorio per evitare fughe in avanti continua.

 

LE VOCI

goffredo bettini gianni letta giuseppe conte

Anche perché le voci circolano. Da ambienti di maggioranza si insinua che i centristi di Lorenzo Cesa stiano tornando nuovamente nella partita dei costruttori, nonostante la nota di due giorni fa in cui si chiamavano fuori dai giochi di palazzo. Si ipotizzano strategiche assenze tra le fila di Forza Italia, tanto quanto basterebbe a Conte per dimostrare - numeri alla mano di non avere bisogno di Italia viva, anche se non raggiungesse al Senato la maggioranza assoluta.

 

lorenzo cesa

L' obiettivo è quello di dare prova di compattezza sin da subito. «Basta con le veline di palazzo Chigi che cercano di insinuare il dubbio, da noi non verrà nessun aiuto al governo», assicurano dai vari partiti del centrodestra.

 

La prova plastica di questa unitarietà è in una breve e coincisa risoluzione sottoscritta da tutta la coalizione, in cui sostanzialmente si dice che «sentite le comunicazioni del presidente Conte» e preso atto del «fallimento del governo» sia sul fronte della pandemia che su quello delle misure economiche, le suddette comunicazioni «non si approvano».

 

conte letta

Un testo su cui non si arriverà mai alla conta, giacché la liturgia del palazzo, già pre-orchestrata, prevede che lo stesso presidente del Consiglio chieda prima la fiducia sulla risoluzione a sostegno presentata dai partiti che (ancora) appoggiano il governo. Ma è comunque ai numeri che tutti guarderanno oggi.

 

Perché una soglia di poco superiore ai 316 della maggioranza assoluta è un film, un ampio consenso sarebbe tutta un' altra storia. «A quel punto è chiaro che nella notte prima del voto in Senato tutti i giochi si possono riaprire», ammette uno dei big del centrodestra.

Facile, ora, far finta di non avere ricette diametralmente opposte in caso si centrasse mai l' obiettivo. Salvini ha esplicitamente messo sul piatto l' ipotesi di un governo di centrodestra, un messaggio sia agli indecisi terrorizzati dall' idea che si torni al voto, sia al presidente della Repubblica.

salvini meloni

 

Sulla stessa linea ci sono Silvio Berlusconi e Forza Italia. «Noi siamo pronti, mi pare che la sinistra non stia dando un grande spettacolo di serietà», chiosa Antonio Tajani. Nè gli uni né gli altri, poi, escludono l' ipotesi di un esecutivo di unità nazionale. Continua a non essere, però, la strada maestra per Fdi. Per Giorgia Meloni «l' unica via percorribile rimane la stessa: elezioni subito. Basta perdere tempo».

goffredo bettini gianni letta. giuseppe conteluigi di maio berlusconi salvini meloni

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