matteo renzi giuseppe conte

A CHE PUNTO È LA NOTTE DI CONTE – RENZI DÀ PER SCONTATA LA FINE DELL’ESECUTIVO: IL PUNTO DI NON RITORNO È STATO L’ANNUNCIO DEL PREMIER DI VOLER ANDARE IN PARLAMENTO. IL 7 GENNAIO MATTEUCCIO RITIRERÀ LA DELEGAZIONE DI MINISTRI DI “ITALIA VIVA” E LA CRISI SARÀ FORMALIZZATA – CHE FARÀ “GIUSEPPI”? ANDRÀ DAVVERO ALLA CONTA IN AULA? – ANCHE NEL PD ORMAI NON LO SOPPORTANO PIÙ, SOPRATTUTTO PER VIA DELLA FONDAZIONE CYBER E LA (NON) GESTIONE DEL RECOVERY

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

 

Sostiene Renzi che il capo dello Stato è rispettoso del ruolo della politica, e la politica dev’essere rispettosa verso il Capo dello Stato. Nei colloqui avuti ieri con esponenti di partito, il leader di Italia viva ha utilizzato un gioco di parole per offrire la sua interpretazione del messaggio di fine anno di Mattarella. Ha spiegato che il presidente della Repubblica «non ci ha fermati», non ha posto cioè veti e tantomeno si è schierato nel conflitto tra Iv e il premier. Ma ha anche aggiunto che c’è un solo modo perché la politica possa ricambiare il rispetto del Quirinale: «Al capo dello Stato va portata la soluzione».

 

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME BUGO E MORGAN

«La soluzione» sarebbe un accordo per nuovo governo. Così dicendo, Renzi ha confermato di essere già proiettato oltre il Conte 2, dando per scontata la fine dell’attuale esecutivo. Fine che — a suo giudizio — il presidente del Consiglio ha accelerato «quando ha annunciato di voler andare in Parlamento»: «Si è trattato di un passo falso. Lui pensava di fare con noi il gioco del cerino, per metterci paura e additarci come irresponsabili che non hanno a cuore il bene del Paese. In realtà è Palazzo Chigi che oggi appare immobile davanti all’emergenza.

conferenza stampa di fine anno di giuseppe conte 15

 

E in assenza di novità, che immagino non ci saranno, il sette gennaio noi ci assumeremo la responsabilità di ritirare la nostra delegazione di ministri». La crisi allora verrà formalizzata, e a quel punto Renzi vorrà vedere se Conte deciderà davvero di andare alla conta in Parlamento: «Magari mi sbaglierò e avrà i numeri con il sostegno dei responsabili». Con buona dose di perfidia ha raccontato di un’indiscrezione ricevuta: «Pare che il vice segretario del Pd Orlando stia parlando con il governatore Toti. Si tratterà di questioni liguri...».

Zinga di Maio Conte Renzi

 

In ogni caso, Renzi è convinto che se il premier scegliesse lo show down«andrebbe sotto, come accadde a Prodi. E uscirebbe definitivamente di scena», siccome sarebbe difficile ipotizzare un suo reincarico. Quella di Renzi sarà pure una strategia della tensione messa in atto contro il presidente del Consiglio, ma ci sarà un motivo se giudica «una mossa suicida» l’affermazione fatta nella conferenza stampa di fine anno: «Perché non solo non ha messo in sicurezza il Conte bis ma ha messo a rischio anche il Conte ter. E ammesso anche che vincesse, cioè che trovasse i numeri, vorrei vederlo poi...». È una cosa che Franceschini non vorrebbe vedere: sebbene sia schierato a difesa del governo, il capodelegazione del Pd è terrorizzato all’idea di un esecutivo che si regge su un gruppetto di responsabili e privo del controllo delle commissioni Parlamentari. Perciò il ministro della Cultura è scettico sulla prova di forza contro Renzi alle Camere.

 

ANDREA ORLANDO

La situazione appare compromessa e l’atteggiamento del premier — anche secondo i maggiorenti del Pd — non aiuta. C’è la prova (una tra le tante) del deterioramento dei rapporti tra palazzo Chigi e i democratici: sta nella trattativa sulla bozza del Recovery fund. A parte i nodi industriali, il premier si è «intestardito» — come racconta un autorevole dirigente dem — nel voler inserire tra i finanziamenti la controversa Fondazione per la cyber sicurezza, che al Nazareno guardano con ostilità, perché ritenuta una sorta di «struttura parallela dei servizi».

 

renzi franceschini by osho

Il ministro per gli Affari europei Amendola si è trovato in mezzo a questo braccio di ferro, finché — stanco di mediare — all’ennesima telefonata di protesta proveniente dal Pd, ha risposto: «Vorrà dire che gli boccerete questa Fondazione quando arriverà in Parlamento».

 

goffredo bettini gianni letta giuseppe conte

Il problema politico, per i democratici, è che si stanno logorandonel silenzioso lavoro diplomatico quotidiano, «mentre Renzi si è impossessato delle nostre parole d’ordine e con quelle sfida Conte»: dal Mes, alle «controproposte» sui progetti del Recovery fund, fino all’autorità delegata dei servizi. «È stato il Pd a dire che serviva un patto di fine legislatura», ricorda il leader di Iv, che con malizia aggiunge: «Ciò che non capisco è come mai, pur di difendere Conte, siano arrivati a minacciare il voto anticipato». Opzione che Renzi ha provveduto a togliere dal tavolo dopo aver parlato con Franceschini e con l’altro uomo forte del Pd, Bettini: «Se qualcuno di voi teme le urne — ha detto ai suoi senatori — chiedete a loro due, così fate prima». Resta l’enigma della «soluzione».

 

ANDREA ORLANDO NICOLA ZINGARETTI

Il ministro della Difesa l’altro giorno — parlando con alcuni esponenti di Base riformista — aveva definito «inevitabile la crisi, visto come si sono messe le cose». Conte non aveva ancora tenuto la sua conferenza stampa, e Guerini era parso ottimista sull’esito della trattativa: «Si potrebbe chiudere presto con una nuova squadra di governo». Chissà se ora ha cambiato idea. Perché ora lo scenario appare diverso.

GIUSEPPE CONTE - MATTEO RENZI

 

Nell’ipotesi che Conte decida di non sfidare Iv con un voto in Parlamento e preferisca invece limitarsi a un discorso prima di salire al Colle per rassegnare le dimissioni, il capo dello Stato potrebbe assegnargli un altro incarico.

 

Ma Franceschini, che conosce Renzi come le sue tasche, già prevede che il suo ex compagno di partito metterà il veto sul nome di Conte. Se così fosse, per «Giuseppi» sarebbe «game over». È ovvio che il premier stia studiando le contromosse, così com’è ovvio che il leader di Iv voglia tenere ancora coperte delle carte, certi rapporti con esponenti dell’opposizione su un’ipotesi di governo di unità nazionale, «che viene visto come la fine della politica mentre invece le offrirebbe l’opportunità di un nuovo inizio».

goffredo bettini gianni letta. giuseppe conteANDREA ORLANDO

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…