bonini lillo palamara amadori

A CHI SERVONO I GIORNALI? AI MAGISTRATI! - CARLO BONINI SU “REPUBBLICA” NON LA TOCCA PIANO: “PALAMARA, CHE BRIGAVA PER ANNICHILIRE L'INDAGINE PER CORRUZIONE IN CUI ERA INDAGATO A PERUGIA E SPEZZARE LE OSSA A PIGNATONE E IELO, HA USATO I QUOTIDIANI “IL FATTO” (MARCO LILLO, NDR) E ‘’LA VERITÀ’’ (GIACOMO AMADORI, NDR) COME MACCHINA DEL FANGO” – LA CASA DI PALAMARA RISTRUTTURATA DA CENTOFANTI - LA COMMEDIA ALL’ITALIANA NON MUORE MAI: NEI SUMMIT NOTTURNI IN HOTEL TRA LOTTI, FERRI E LE TOGHE ANCHE LOTITO CHE DISTRIBUIVA BIGLIETTI PER LE PARTITE!

carlo bonini

Carlo Bonini per “la Repubblica”

 

Documentano le carte trasmesse dalla procura di Perugia al Csm che, come carbonari, i mercanti di nomine si incontravano quando fuori era buio pesto. In un albergo. Mai prima della mezzanotte. E tiravano avanti fino all' una o alle due del mattino. Imbastivano e demolivano carriere in nome di scambi tra correnti, e in ragione di criteri di "affidabilità" politica trasparenti come le notti in cui appunto venivano decisi. E si incontravano con una cadenza bulimica che, dal 7 al 16 maggio scorsi, quando le partite per la successione alla procura di Roma e a quella di Perugia erano entrate nel vivo, era diventata quotidiana.

LUCA PALAMARA PUBBLICA SU TWITTER LA FOTO CON MARCO TRAVAGLIO AL CONVEGNO DI UNICOST IN PUGLIA

 

C' era lui, Luca Palamara, il kingmaker di Unicost che brigava per diventare procuratore aggiunto, annichilire l' indagine per corruzione in cui era indagato a Perugia e spezzare le ossa a Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo usando i quotidiani il Fatto e la Verità come macchina del fango. E con lui, c' erano i consiglieri del Csm Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluca Morlini e Paolo Criscuoli, i parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti. Per non dire del più eccentrico e incongruo dei frequentatori di queste rimpatriate notturne: il presidente della Lazio Claudio Lotito, amico del romanista Palamara.

giuseppe pignatone 1

 

Un Lotito più volte cliente della giustizia penale e dunque evidentemente rassicurato dall' essere ammesso a quel salotto ristretto di magistrati di potere. In ogni caso, buono, a quel che le intercettazioni dell' inchiesta di Perugia documentano, a rimediare biglietti di tribuna per la finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta, cui Luigi Spina a quanto pare teneva molto. Quando non era un albergo, i carbonari si affacciavano anche a casa della sorella di Cosimo Ferri, il convitato di pietra della magistratura, sottosegretario alla giustizia nei governi Pd, magistrato, pontiere verso il mondo di Denis Verdini.

PAOLO IELO PM

 

Un gran visir sopravvissuto a tutte le stagioni. E quando non era una casa, per gli incontri c' era sempre il marciapiede. A volte la variopinta compagnia di giro contava su tutta la combriccola, altre i protagonisti si alternavano in un viavai di incontri a due, a tre, a quattro.

lotito salvini

 

Tutti convinti che la notte alta ne proteggesse le mosse e tenesse lontani i ficcanaso. Tutti ignari (e fa specie per magistrati che certe diavolerie dovrebbero conoscerle) che ci vuole altro per proteggere la sicurezza delle proprie conversazioni. Il cellulare che Palamara aveva in tasca era stato infatti trasformato dal trojan del Gico della Finanza in un potente microfono aperto. Una supercimice che se li è inghiottiti tutti.

 

COSIMO FERRI

La casa di Palamara Dell' ossessione di Lotti, ormai sappiamo. La procura di Roma, dove è imputato nel processo Consip, era un chiodo fisso. E le carte di Perugia lo sorprendono a parlarne in almeno una circostanza da solo con Palamara. Con il magistrato, cui è stata promessa, se vincerà la partita per l' eredità di Pignatone, la poltrona di procuratore aggiunto a Roma, l' ex ministro discute con una disinvoltura il cui cinismo è al limite della brutalità. Del resto, il suo interlocutore è uomo di mondo.

LUCA LOTTI E TIZIANO RENZI

 

Al punto che non solo si fa pagare i weekend e il solitario dell' amica dal lobbista Fabrizio Centofanti («Anticipi che restituivo - si è difeso lui - per tutelare la mia privacy» ), ma presenta, per la casa ai Parioli avuta in affitto dall' ordine dei notai, un progetto di ristrutturazione che coincidenza vuole porti la firma di una delle società proprio di Centofanti (non si sa cosa c' entrino qui gli stratagemmi per dissimulare un' infedeltà coniugale).

Cesare Sirignano ale-antimafia-Cesare-Sirignano

 

La compagna del pm antimafia Del resto, nella logica tutta romana di "una mano lava l' altra", Palamara si muove come un pesce nell' acqua. E per questo coltiva ogni tipo di relazione da cui intuisce possa trarre un vantaggio. È il caso di Cesare Sirignano, il pm napoletano della Direzione nazionale antimafia di cui Repubblica ha dato notizia tre giorni fa. Con lui, Palamara discute di un possibile candidato alla successione di Luigi De Ficchy alla procura di Perugia.

Ilaria Sasso Del Verme

 

Uno snodo fondamentale non solo per i futuri equilibri della procura di Roma (Perugia è competente sui reati commessi dai magistrati di Roma) ma per i destini personali dello stesso Palamara, convinto che un procuratore da lui pilotato o comunque "battezzato" sia un' assicurazione sull' inchiesta per corruzione che lo riguarda e che pende in quell' ufficio.

E tuttavia, al di là dell' oggetto specifico dei conversari, l'interesse di Palamara per Sirignano sembra governato da un calcolo più raffinato.

Ilaria Sasso Del Verme

 

Il pm napoletano è infatti legato sentimentalmente a una magistrata con un incarico non banale. Si chiama Ilaria Sasso Del Verme. Ha avuto nel tempo incarichi nella giunta Anm, è stata pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ma, soprattutto, è stata distaccata, con l' insediamento del nuovo Csm, a Palazzo dei Marescialli come segretaria della quinta commissione del Consiglio, quella incaricata di istruire e redigere i pareri per i magistrati candidati agli incarichi direttivi e semi-direttivi degli uffici giudiziari del Paese.

luca palamara 3

 

Insomma, se si deve stare alle intercettazioni, la scommessa di Palamara sembra proprio sulla compagna di Sirignano, proprio perché occhio e orecchio in un ganglio vitale del Consiglio nel Grande gioco delle nomine.

 

La macchina del fango Non esiste fairplay nel Grande gioco. All'avversario, se necessario, vanno spezzate le ossa. E, la mattina del 16 maggio, è quello che Palamara decide di fare. Nella notte che è appena trascorsa, in un ennesimo rendez vous, Luigi Spina lo ha informato che in Consiglio è arrivata la stringata comunicazione con cui, come vuole la legge, il procuratore di Perugia ha comunicato la sua iscrizione al registro degli indagati.

FABRIZIO CENTOFANTI

 

A mezzogiorno di quel 16 maggio - come documentano le intercettazioni - Palamara è in procura a Roma e va dritto nell' ufficio del pm Stefano Fava. Ha deciso che la risposta a Perugia debba essere quella "fine di mondo". La vecchia cara "macchina del fango". Dunque, sfregiare la reputazione di Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo accusandoli di ciò che pure le carte smentiscono.

 

marco lillo (2)

Palamara eccita Fava, che con Pignatone e Ielo ha un conto aperto e contro di loro ha depositato un esposto al Csm che li accusa di inconfessabili rapporti familiari con i loro indagati nell' inchiesta Amara-Centofanti. Concordano che quella storia debba uscire e che il canale debbano essere due quotidiani: Il Fatto e La Verità. Firmeranno due giornalisti che hanno buone ragioni di tirare una legnata. Quello che per Il Fatto (Marco Lillo, ndr) ha raccontato l'inchiesta Consip accusando la procura di aver protetto Renzi.

GIACOMO AMADORI

 

E il giornalista della Verità (Giacomo Amadori, ndr) che nel caso Siri, qualche settimana prima, ha provato a bruciare l'inchiesta di Ielo e Mario Palazzi montando un inesistente giallo sull'intercettazione chiave. Palamara è preoccupato che della storia esca solo ciò che deve uscire: teme che, se si apre la botola dei veleni, qualcuno possa arrivare alla sua amica Adele Attisani. Fava lo rassicura e garantisce per Il Fatto. Il trojan registra. Il 29 maggio i due quotidiani escono con la storia dell' esposto. Nessuno ancora lo sa, ma l' operazione è fuori tempo massimo.

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...