di maio toninelli grillo

CINQUESTELLE NELLE STALLE - PER FRENARE LA SCISSIONE, DI MAIO VUOLE TONINELLI CAPOGRUPPO AL SENATO - I MALPANCISTI GRILLINI SI LAMENTANO: “LUIGI È A UN PASSO DALL'ESSERE FINITO. CI HA FATTO DIMEZZARE I VOTI, CI HA PORTATO AL FALLIMENTO DEL GOVERNO CON LA LEGA E POI HA INFILATO SOLO I SUOI PROTETTI NELL'ESECUTIVO NUOVO…” - PARAGONE ATTACCA SPADAFORA: “È UN DEMOCRISTIANONE”

Mario Ajello per “il Messaggero”

 

toninelli di maio aereo di stato

M5S miscela esplosiva. Gli strascichi della nuova alleanza con il Pd, le delusioni comprensive di voglia di vendetta di chi è rimasto fuori dal governo, la gestione delle alleanze locali condotta dall'alto con il solito verticismo che manda su tutte le furie l'ex movimento dell'uno vale uno e una sconfitta in Umbria che molti parlamentari grillini, nonostante l'accordo con i dem, danno per molto probabile. E sono pronti a metterla in conto a Di Maio.

 

gianluigi paragone si astiene dalla fiducia al conte bis 1

Tutto ciò, tra divisioni e venti di scissioni, rende il pianeta stellato un ventre molle che può pregiudicare l'esistenza del governo ma anche il futuro del movimento. Da più parti la voglia di strappo si continua registrare. Dal versante di quelli che al Senato e in chiave leghista - Gianluigi Paragone è la calamita, il Dibba da fuori è l'agitatore di tutti quelli che non si fidano del Pd e di Di Maio che si è fidato del Pd - ribollono e vogliono dare un segno forte dei loro umori e dal versante di quelli della Camera che non fanno che ripetere «o Luigi ci coinvolge di più o sarà peggio per lui».

 

SVELENIRE

barbara lezzi

Luigi, ovvero Di Maio, per svelenire il clima da frazionismo o da correntismo, sta pensando sempre di più a Toninelli presidente del gruppo al Senato. Basterà per placare la rivolta che riguarda un po' tutti in Parlamento - big come l'ex ministra Lezzi, come la sua ex pari grado Grillo e via dicendo - questo tentativo di pace da parte di un leader che qualcuno off record descrive con queste parole: «Luigi è a un passo dall'essere finito. Ci ha fatto dimezzare i voti, ci ha portato al fallimento del governo con la Lega e poi ha infilato solo i suoi protetti nell'esecutivo nuovo»? Se al Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicati, la fronda dovesse concretizzarsi, saranno guai. Quanti potrebbero andarsene?

 

Ancora non si sa, ma basta un manipolo di malpancisti stellati per (al netto di contromosse dei responsabili centristi) mandare all'aria tutto: stabilità, governabilità, Conte. Nella confusione, le posizioni più varie e anche discordanti finiscono per sommarsi e rendere il tutto ancora più incerto. C'è Paragone che attacca Spadafora: «Democristianone».

 

GIULIA GRILLO TONINELLI LUIGI DI MAIO

C'è Luigi Gallo, vicinissimo a Fico, quindi teoricamente filo-dem e invece no, che non ha fatto il sottosegretario e che apertamente dice: «Io ho votato contro l'accordo con il Pd in Umbria». Quello su cui Di Maio si sta giocando l'osso del collo. E la Lezzi all'attacco: «Gli iscritti a Rousseau non hanno votato per un governo con dentro anche Leu e Renzi». Di più: «Non è accettabile sentir dire da alcuni di noi che, se la legislatura non dovesse finire alla scadenza naturale, regaleremmo il Paese a una destra populista e dannosa. Scherziamo? La legislatura deve andare avanti solo se ci saranno provvedimenti utili per i cittadini».

 

vincenzo spadafora

L'elezione del successore di D'Uva come presidente dei deputati sarà un altro momento molto delicato. Unica candidata ufficiale è Anna Macina che però è considerata vicina a Di Battista. Ma salgono le quotazioni dell'attuale vicecapogruppo, Francesco Silvestri e chi resterà a bocca asciutta non la prenderà affatto bene. Intanto Di Maio in trasferta a New York esclude scissioni: «Non nascerà alcun gruppo contro il governo e le sfumature interne sono il nostro punto di forza». E chissà se è realista o lunare.

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?