angelo cardani antonello soro giuseppe conte sergio mattarella

COL FIATO SUL COLLE – A SEI MESI DALLA SCADENZA DEL MANDATO, IL GOVERNO NON RIESCE A TROVARE LA QUADRA PER LE NOMINE DI AGCOM E GARANTE DELLA PRIVACY, “ANATRE ZOPPE” SENZA LA PIENEZZA DEI POTERI – IL CAPO DELLO STATO È MOLTO PREOCCUPATO, MA CONTE & COMPANY CONTINUANO A RINVIARE TUTTO PER CERCARE UN ACCORDO

 

 

 

Aldo Fontanarosa per www.repubblica.it

 

antonello soro

Il Quirinale è preoccupato perché due organi di garanzia del nostro Paese - punti di riferimento per le imprese e le famiglie - operano ormai come “anatre zoppe” senza più essere nella pienezza dei loro poteri. Sono l’Autorità per le Comunicazioni, arbitro della tv, della telefonia e della par condicio elettorale; e poi anche il Garante della Privacy.

sergio mattarella giuseppe conte 9

 

Il presidente e i tre componenti del Garante della Privacy hanno concluso il mandato di 7 anni il 19 giugno 2019. Parliamo di oltre sei mesi fa. E resteranno in carica fino a questo Capodanno soltanto grazie a un decreto di proroga (del 7 agosto) che peraltro ne ha ridotto il campo di azione. Possono gestire la sola ordinaria amministrazione e prendere decisioni se «urgenti e indifferibili». La stessa Autorità per le Comunicazioni - il cui mandato è finito il 24 luglio - è nel limbo di una proroga infinita.

Antonello Soro

 

Questa condizione di proroga senza poteri, che tanto allarma la Presidenza della Repubblica, è destinata a continuare fino al 30 marzo del 2020. Il governo userà il decreto Milleproroghe - approvato a fatica dal Consiglio dei ministri del 21 dicembre - per tenere in carica i vertici ormai scaduti dei due organi di garanzia. Questo, in attesa di un accordo politico sui nomi dei successori. Ieri la Presidenza del Consiglio ha fatto sapere all’Autorità per le Comunicazioni che il Milleproroghe sarà in Gazzetta Ufficiale, e guadagnerà dunque valore di legge, sabato 28 dicembre. Siamo sul filo di lana.

 

Riccardo Capecchi

In questo clima, l’Autorità per le Comunicazioni riunisce stamattina il consiglio, suo massimo organo decisionale. Si fa presto a dire ordinaria amministrazione. L’Autorità dovrà decidere oggi, ad esempio, se prolungare di tre mesi il mandato di una figura amministrativa importante. Parliamo del segretario generale Riccardo Capecchi. Sempre l’Autorità discuterà di par condicio a pochi giorni dalla denuncia di uno dei suoi commissari e componenti.

 

CONTE E MATTARELLA

Dalle colonne del Foglio, il 18 dicembre, il commissario Mario Morcellini ha puntato l’indice contro La7, SkyTg24 e - in parte - anche verso la Rai. Le tre emittenti hanno dato uno spazio notevole alla Lega prima delle Europee del 2019. Questo spazio doveva essere commisurato ai voti che la Lega ha ottenuto alle politiche del 2018 (il 17,5%). Invece è stato molto ampliato, assumendo come bussola il consenso che i sondaggi attribuivano ai leghisti prima delle consultazioni europee. L’intervento di Morcellini - che tra le righe imputa all’Autorità un’eccessiva debolezza verso le emittenti televisive - ha spinto il presidente Cardani a diffondere una precisazione.

ANGELO CARDANI

 

Cardani non ha preso bene la lunga proroga che deve vivere la sua Autorità per le Comunicazioni: «Una cosa incivile», ha detto al suo staff. Ed è stato tentato anche dalle dimissioni, per protesta. Poi ha deciso di restare sul ponte di comando, provando a motivare i suoi dirigenti e i dipendenti. «La proroga infinita - ha detto - rischia di trasformarli negli addetti delle vecchie Poste che si limitavano a timbrare le lettere». Li riduce a emuli di Checco Zalone, attenti solo al posto fisso come nel film Quo vado?

angelo cardani agcom

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