dal verme draghi gentiloni

COME MAI DRAGHI HA BLOCCATO IL CAMBIO DEI DIRETTORI DELLE AGENZIE FISCALI? PRIMA DI DARE IL VIA LIBERA, IL PREMIER HA CHIESTO UN PARERE ALL’AVVOCATURA DI STATO. IL PROBLEMA È LEGATO ALL’AGENZIA DEL DEMANIO: AL POSTO DI AGOSTINI DOVREBBE ANDARE ALESSANDRA DAL VERME, COGNATA DI PAOLO GENTILONI E DIRIGENTE DELL’ISPETTORATO GENERALE PER GLI AFFARI ECONOMICI ALLA RAGIONERIA DELLO STATO. MA SULLA DAL VERME PESANO PROFILI DI INCOMPATIBILITA' POLITICA E TECNICA - LA DAGO-ANTICIPAZIONE

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dago-mago-ndash-gentiloni-ce-rsquo-ha-fatta-come-annunciato-questo-262938.htm

 

https://m.dagospia.com/nomine-pubbliche-draghi-in-un-mese-deve-riempire-518-caselle-arcuri-riuscira-a-salvare-la-poltrona-265581

 

Da https://www.progettoitalianews.net/

 

Mario Draghi

Nulla di fatto in consiglio dei ministri sulle nomine dei direttori delle Agenzie Fiscali. Il dossier sarà analizzato, probabilmente, la prossima settima quando è in calendario un nuovo CdM. Gli accordi sembrano, però, essere definiti e non dovrebbero esserci sorprese dell’ultima ora: il manuale Cencelli applicato alla lettera meno la pratica dello spoil system.

 

Al vertice della macchina fiscale italiana sarà confermato Ernesto Maria Ruffini, in quota Renzi. Anche all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sarà confermato l’economista Marcello Minenna, vicino ai 5Stelle. L’unico cambio si profila ai vertici dell’Agenzia del Demanio. L’attuale direttore, Antonio Agostini, sarà sostituito con Alessandra Dal Verme, cognata del commissario all’Economia dell’Ue Paolo Gentiloni. Ma bisognerà aspettare ancora qualche giorno.

 

Lo stop in consiglio dei ministri sembra che sia giunto direttamente dal premier Mario Draghi che, come racconta qualche presente che chiede l’anonimato, avrebbe alzato non poco la voce sui ‘cambi’ ai vertici delle agenzie fiscali perché irritato da uno strano attivismo di qualche membro del suo staff e di alti dirigenti di via XX Settembre. Il presidente del consiglio, raccontano, vuole analizzare bene il dossier e non vuole nessuna fuga in avanti: le presidenze delle agenzie fiscali, in questa fase storica, rivestono un ruolo fondamentale, è stato il suo ragionamento, per la ‘rinascita’ dell’Italia e non possono passare solo per soddisfare i desiderata di qualcuno.

ALESSANDRA DAL VERME

 

Tanto che il presidente del consiglio, prima di dare il via libera alle nomine, sarebbe pronto a chiedere un parere all’Avvocatura di Stato per evitare ricorsi e bloccare la macchina amministrativa statale. Tutti indizi questi che fanno pensare come il problema sia legato soprattutto al cambio al vertice dell’Agenzia del Demanio, attualmente guidata da Antonio Agostini.

 

L’accordo politico, sponsorizzato dal commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, con il supporto, raccontano, di Giuseppe Chiné, Roberto Garofoli e Antonio Funiciello vorrebbe Alessandra Dal Verme alla guida dell’agenzia di via Barberini. E qui iniziano i problemi che avrebbero portato Draghi a congelare la nomina e a chiedere un parere all’Avvocatura dello Stato. Attualmente la Dal Verme ricopre il ruolo di dirigente dell’ispettorato generale per gli affari economici alla Ragioneria dello Stato.

 

PAOLO GENTILONI

Una struttura che si occupa di “problemi economico-finanziari concernenti la cooperazione internazionale” e quindi prevede la sua partecipazione in rappresentanza del Ministero in seno alla delegazione italiana ai comitati finanziari e gruppi di lavoro presso OCSE, FISA, ESO, OIL, UNIDO, Organizzazione meteorologica europea, IUE, FAO, CERN, Cooperazione allo sviluppo presso Consiglio Dell’Unione Europea. Ora con il passaggio alla guida del Demanio la cognata di Gentiloni si troverebbe a gestire un bel pacchetto di interventi del Recovery Found.

 

Sulla Dal Verme pesa, infatti, una ‘incompatibilità’ sia di opportunità politica che tecnica. Innanzitutto c’è il nodo dell’ex presidente del consiglio: tra le incompatibilità dei commissari europei spicca proprio quella di non avere parenti o affini nei Paesi membri dell’Unione europea che gestiscono investimenti e risorse che hanno a che fare con fondi comunitari. E l’attività dell’Agenzia del Demanio riveste un ruolo fondamentale nella progettazione e realizzazione del Recovery Found. A questa si aggiunge una norma del Testo unico della dirigenza pubblica che statuisce che i dirigenti delle amministrazioni vigilanti non possono avere incarichi operativi negli enti vigilati. Insomma la Dal Verme, passando al Demanio, rivestirebbe il ruolo di vigilante e vigilata. Ma non solo: come si legge nel suo curriculum vitae pubblicato sul sito del ministero, è stata Presidente del Collegio Sindacale – Autovie Venete SpA e Componente effettivo del Collegio sindacale – Alitalia SpA.

ernesto maria ruffini

 

E se dovesse approdare all’Agenzia del Demanio sarebbe chiamata a dare tante spiegazioni sulle decisioni dell’Agenzia che in qualche modo investono anche questi due colossi. Su tutte l’affaire Atlantia e quindi Autostrade: un settore di interesse del Demanio che porterebbe la Del Verme, per le sue precedenti cariche in aperto contrasto con la direzione cui aspirerebbe. Il dossier Autostrade Spa è ancora lì aperto e con i grillini ancora sulle barricate potrebbe diventare un grosso problema per Mario Draghi.

 

La professionalità della Dal Verme non si discute ma non si comprende il pressing sfrenato del cognato Paolo Gentiloni a volerla a tutti costi alla guida del Demanio. Probabilmente si aspira a gestire la grossa mole di interventi cui è chiamata l’Agenzia nell’attuazione del Recovery Found. Oppure ad incidere su qualche dossier di pertinenza di via Barberini che potrebbe rispondere ad interessi di lobby o gruppi di potere. Due dubbi che hanno, probabilmente, spinto proprio il premier a congelare la nomina e chiedere lumi all’Avvocatura dello Stato.

 

marcello minenna

L’avvicendamento rientra nel cosiddetto spoil system, regolato dalla legge n. 145/2002, che prevede come “le nomine degli organi di vertice e dei componenti dei consigli di amministrazione o degli organi equiparati degli enti pubblici, delle società controllate o partecipate dallo Stato, delle agenzie o di altri organismi comunque denominati, conferite dal Governo o dai Ministri nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura, computata con decorrenza dalla data della prima riunione delle Camere, o nel mese antecedente lo scioglimento anticipato di entrambe le Camere, possono essere confermate, revocate, modificate o rinnovate entro sei mesi dal voto sulla fiducia al Governo”. 

 

Di fatto ogni Governo entrante può porre a capo dei principali enti pubblici delle persone di fiducia anche, come nel caso di Minenna e Ruffini, confermando i vertici in essere facendo una valutazione di merito.

 

Ma sul tema bisogna ricordare una sentenza del tribunale del lavoro di Roma, del novembre del 2019, in cui  i giudici del tribunale del lavoro nel decidere sul caso sollevato dal direttore delle Dogane Giovanni Kessler pur cassando la richiesta di quest’ultimo sulle indennità percepite, hanno riconosciuto che la funzione del direttore dell’Agenzia non è un incarico politico ma bensì amministrativo dovendosi rispettare pertanto la durata contrattuale indicata nei tre anni.

 

draghi

A sostegno di ciò i giudici hanno portato la convenzione stipulata tra il ministero dell’economia e l’Agenzia delle Dogane che ha durata triennale. In quel contesto Vincenzo Patricelli, coordinatore di Flp, aveva dichiarato come da “Flp da tempo afferma che i direttori delle Agenzie fiscali non dovrebbero essere soggetti a spoils system in quanto figure di gestione e non di indirizzo politico, ma essere valutati, come tutti i dirigenti, al termine del loro mandato e solo allora confermati o sostituiti”.

 

Ora bisogna aspettare il parere dell’Avvocatura e poi l’ultima parola spetta a Mario Draghi. Ma il pressing di Paolo Gentiloni per vedere la cognata alla guida dell’Agenzia del Demanio non si ferma nemmeno difronte a queste evidenze.

 

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)