giuseppe conte beppe grillo movimento 5 stelle

CONTE & CASALINO, SOGNARE NON COSTA NULLA - IL SONDAGGIONE BY GHISLERI: IL "PARTITO DI CONTE" SI ATTESTA SU UN VIRTUALE 10.5% - IL M5S SI DIMEZZEREBBE PASSANDO DAL 14.5% AL 7.0%, PICCOLI DANNI AL PD (DAL 19.8% AL 17.4%) - DAL CENTRODESTRA ARRIVEREBBE UN 1%, PROVENIENTE DA FORZA ITALIA - “IL PIÙ SIGNIFICATIVO È LO SCONTRO TRA CHI DESIDERA TORNARE AL MOVIMENTO DELLE ORIGINI (38.8%) E CHI VUOLE UNA FORMA PIÙ CLASSICA DI PARTITO (51.3%)” - MA ALLE ELEZIONI MANCANO DUE ANNI, CAMPA CAVALLO! 

beppe grillo giuseppe conte luigi di maio

Alessandra Ghisleri per “la Stampa”

 

Quando il Movimento 5 Stelle comparve per la prima volta sulle schede elettorali delle elezioni amministrative del 2009, al tradizionale bipolarismo rappresentato da centrodestra vs centrosinistra, nato con la fine della I Repubblica, si sostituì un inedito tripolarismo. Beppe Grillo fu determinante con i suoi proclami forti, semplici, chiari e diretti a dar voce al pensiero di una buona parte del Paese. Un pensiero che nessuno, forse per pudore o per timore, aveva mai avuto il coraggio di confessare in pubblico sebbene fosse già molto diffuso e rilevato dai sondaggi.

 

BEPPE GRILLO E GIUSEPPE #CONTE

Così con l' incalzare della crisi economica e degli scandali politici la "rivolta" tanto invocata da Grillo iniziò a prendere forza e forma. A 12 anni di distanza, oggi ci troviamo in una situazione nuova e completamente differente. E se allora il 56.1% degli italiani pensava che il Movimento 5 Stelle fosse costituito da individui politici imprevedibili e improvvisati, oggi 1 italiano su 3 è persuaso che l' adesione al progetto di Giuseppe Conte di molti parlamentari sia per assicurarsi quel terzo mandato elettorale non ammesso fino ad oggi dallo statuto del Movimento.

 

conte grillo

Nel 2018 una buona parte di italiani interpretava il Governo Conte-I come un "corso di realismo" per plasmare una nuova classe politica. Oggi l' ex Presidente del Consiglio ha una sua rilevanza politica che porta a credere quasi il 40% della popolazione che ogni sua azione, compresa l' ultima diatriba con Beppe Grillo, potrà avere delle conseguenze sul futuro assetto della politica nazionale con possibili ricadute anche sull' azione del governo.

 

il post di beppe grillo contro conte

Tanti sono i cambiamenti che si sono avuti nel Paese, e lo choc della pandemia ha mutato, non solo nei desideri ma soprattutto nelle abitudini, i cittadini. Oggi le ambizioni a «spazzare via tutto» e le volontà di «aprire le Istituzioni come una scatoletta di tonno» sono state accantonate per nuovi progetti di ricostruzione del Paese.

 

Con Mario Draghi alla guida del Governo gli italiani si dimostrano più ottimisti nel guardare quel futuro che negli ultimi due anni è stato messo ancora più in discussione dalla crisi sanitaria e dalla conseguente incertezza economica. Su questo punto emerge chiaro che a Beppe Grillo - visti anche gli ultimi video - mancano quegli strumenti per interagire in una nuova formula con il suo elettorato che lo ha sempre considerato il Padre-Papà del Movimento.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - CONTE GRILLO E CASALEGGIO

Esiste ancora quella base che crede nella partecipazione diretta, quella forza dal basso che ha stimolato l' opinione pubblica proprio grazie a Beppe Grillo, tuttavia oggi gli elettori pentastellati chiedono di tradurre in una o due opzioni politiche pragmatiche la linea Conte e la linea Grillo. Invece nello scontro in differita degli ultimi giorni ciò che è stato percepito è un metodo asfittico che ha eliminato ogni possibilità di dialogo: «o stai con me o sei fuori!». Un aut-aut che i cittadini hanno avvertito da entrambi i protagonisti.

 

Tutto ciò si è tradotto nelle intenzioni di voto rilevate tra l' 1 il 2 luglio in una perdita sul campo di quasi due punti percentuali per il Movimento 5 Stelle, che passa dal 16.2% di due settimane fa al 14.5% di oggi. Si tratta sempre di una percentuale molto importante che tuttavia deve fare i conti con le scelte future dell' ex Presidente del Consiglio. Infatti nell' ipotesi ad oggi solo artificiosa di un possibile partito personale di Giuseppe Conte le conseguenze nel campo progressista sarebbero notevoli: il Partito Democratico passerebbe dal 19.8% al 17.4% perdendo quasi 2.4%, mentre il M5S si dimezzerebbe passando dal 14.5% al 7.0%. Il tutto in favore di un ipotetico partito di Giuseppe Conte che, sull' onda degli ultimi avvenimenti politici, si attesterebbe su un virtuale 10.5%.

grillo conte

 

Anche il centrodestra risulterebbe possibile "donatore" con uno scarso 1.0%, proveniente soprattutto dall' area azzurra. Del resto pure il centrodestra sta vivendo il suo tempo di sommovimento vedendo in perfetta sovrapposizione le due principali forze dell' area Lega e Fratelli d' Italia.

 

Tuttavia il dato ancora più significativo che emerge nelle rilevazioni di questi giorni è che lo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte ne sottende un altro, tra chi desidera tornare a quel movimento delle origini (38.8%) e chi vuole una nuova evoluzione proseguendo il suo processo di trasformazione verso una forma più classica di partito (51.3%).

 

grillo conte

Comunque queste riflessioni si fanno senza avere le elezioni alle porte e quindi il percorso per tutti è ancora molto lungo; sfide e opportunità lasceranno sul campo nuovi progetti politici all' ombra di Mario Draghi. Per Giuseppe Conte sarà ancora più complicato dare forma e sostanza all' idea di un suo partito, perché deve ancora far emergere il suo lato propositivo: quello delle sue idee, delle sue visioni per il Paese. Deve ancora costruire il suo presidio sul territorio, deve avere le gambe per arrivare fino alle future elezioni. Non è una competizione con lo sprint dei 100 metri, è una maratona da affrontare con un passo da mezzo fondista incessante.

Ultimi Dagoreport

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS, L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…