conte salvini

CONTE? NON CONTA! DAL REDDITO DI CITTADINANZA ALLA GESTIONE DELL’EMERGENZA AFGHANA, IL KABUL-LO DI VOLTURARA APPULA È SEMPRE PIU’ ISOLATO NEL GOVERNO – AL MEETING DI RIMINI SUL REDDITO SALVINI DICE: “OGGI E’ NATA UNA MAGGIORANZA PRONTO A RIVEDERLO” (E CONTE SI SBRACCIA IN SEGNO DI DISSENSO MA NON TROVA ALLEATI) – SULL’AFGHANISTAN ‘GIUSEPPI’ INSISTE PER APRIRE UN DIALOGO CON I TALEBANI (CIAO, CORE!) – SALVINI MOLLA DURIGON: L’ADDIO DEL SOTTOSEGRETARIO E’ SEMPRE PIU’ VICINO…

Cesare Zapperi per corriere.it

 

Su reddito di cittadinanza e gestione dell’emergenza afghana, mentre si profilano sviluppi sul caso Durigon, le posizioni sono più distanti nella maggioranza di governo che non rispetto all’opposizione. Da un lato, c’è il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, dall’altro, pur con diverse sfumature e accentuazioni, ci sono gli altri partiti.

 

conte si sbraccia

La differenza è emersa in modo plastico nel dibattito che al Meeting di Rimini ha visto protagonisti sullo stesso palco, oltre all’ex premier, Matteo Salvini (Lega), Enrico Letta (Pd), Antonio Tajani (FI), Ettore Rosato (Iv), Maurizio Lupi (Ncl) con Giorgia Meloni (FdI) in collegamento esterno. Solo Conte ha difeso l’importanza dell’assegno per i più poveri, mentre per il resto si è levato un coro di critiche, condivise dalla platea ciellina, con

 

Salvini nei panni del più tranchant : «Chiedo formalmente alla maggioranza di intervenire per rivedere il reddito di cittadinanza». Conte ha cercato di manifestare il suo no con ampie bracciate di dissenso, ma non ha trovato alleati nei due rappresentanti di centrosinistra presenti sul palco che sul tema non si sono espressi. E alla fine, il leader M5S ha ammesso: «Sono emerse differenti valutazioni ma noi rimaniamo fedeli a questa formula. La nostra posizione è anche quella di Draghi che ha riconosciuto il fondamento positivo di un sistema, di una cintura di protezione sociale».

 

ettore rosato giuseppe conte antonio tajani enrico letta matteo salvini maurizio lupi - meeting rimini

 

L’emergenza afghana

Anche sull’Afghanistan, mentre Conte ha ribadito di ritenere fondamentale un dialogo con i talebani (e appoggiato Draghi nella richiesta di un G20 straordinario), Meloni, d’accordo con Tajani, ha replicato parlando di fallimento dell’Occidente, di gestione disastrosa della crisi e di impossibilità di aprire qualsiasi confronto con il regime. Letta ha aggiunto l’auspicio di un rinvio del termine del 31 agosto per l’evacuazione.

 

 

Green pass

Il confronto ha poi toccato i temi di più stretta attualità. Sul green pass Salvini è rimasto solo («Tamponi per tutti, niente obblighi né sanzioni»), Meloni ha chiesto che si riaprano le scuole, Tajani, Rosato e Lupi hanno rimarcato il valore determinante dei vaccini. Poi si è parlato di futuro. Letta ha chiesto a Draghi di lanciare un patto con le parti sociali sull’esempio di quel che fece Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, mentre Conte ha sottolineato che bisogna dare sostegno alle Pmi e va rivisto lo Statuto dei lavoratori. Ma le vere stoccate tra i partecipanti ci sono state sul tema dei partiti. Anche qui, è stato un coro di critiche alle formule leggere, all’uno vale uno e alla politica online, con il solo leader M5S a sostenere il contrario.

salvini

 

Il caso Durigon

Una possibile novità è emersa a margine quando, sul caso Durigon, Salvini (il giorno dopo l’incontro con Draghi) ha detto: «Decideremo insieme quale è la scelta migliore per il governo e per il Movimento». Un passo in avanti rispetto al fuoco di sbarramento sulla richiesta di dimissioni che lascia intendere che il passo indietro «spontaneo» potrebbe essere questione di giorni.

giuseppe conte al meeting di rimini 2giuseppe conte al meeting di rimini 3

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…