giorgia meloni olaf scholz

DAGOREPORT! - IL CASINO DOMESTICO COSPITO-DONZELLI-DELMASTRO È NIENTE RISPETTO AI PROBLEMI EUROPEI CHE ISOLANO “IO SONO GIORGIA” – SE L’ACCORDO CON ALGERIA E LIBIA SUL GAS È FUFFA, L’INCONTRO CON SCHOLZ SI È RIVELATO UN FLOP, A PARTIRE DAL FONDO SOVRANO - MA È LA TRATTATIVA IN CORSO PER UN’ALLEANZA TRA IL GRUPPO DEI CONSERVATORI, DI CUI MELONI È PRESIDENTE, E IL PARTITO POPOLARE EUROPEO (PPE), CHE STIZZISCE SCHOLZ E MACRON. E ROMPERE I COJONI AI LEADER DELL’ASSE FRANCIA-GERMANIA, NON PARE LA MOSSA GIUSTA DELLA DUCETTA, DOPO APPENA TRE MESI AL GOVERNO…

GIORGIA MELONI IN ALGERIA

DAGOREPORT

Gran parte dei giornali stanno accreditando una narrazione che vuole una Meloni domestica ingarbugliata a Palazzo Chigi per via delle quotidiane cazzate del circolo magico della Garbatella mentre dall’altra parte veleggia una Meloni internazionale spadroneggiante in Algeria e Libia che va alla conquista dell’Europa.

 

In realtà, con i due paesi nordafricani (il ministro del Tesoro libico ha già misconosciuto l’intesa), di concreto il duo Meloni-Descalzi ha incassato solo accordi ricchi di parole parole parole. Il cosiddetto “piano Mattei” che dovrà fare dell’Italia l’”hub del gas” europeo è solo un pio desiderio: le infrastrutture dove sono?

GIORGIA MELONI CLAUDIO DESCALZI

 

Dopo la visita di cortesia in Svezia, l’incontro berlinese di Giorgia con Olaf Scholz si è rivelato fallimentare. Sul tavolo la premier della Garbatella ha scodellato due problemi: la nascita di un fondo sovrano europeo per aiutare le imprese e la questione dei migranti. Di quest’ultimo, ha intascato quella solidarietà ipocrita che non costa niente, anche perché gli sbarchi, oggi, fanno paura solo a Salvini.

GIORGIA MELONI OLAF SCHOLZ

 

Sul fondo sovrano per supportare le imprese europee, come risposta a quello americano lanciato da Biden, la risposta del cancelliere tedesco è stato un no secco come un cassetto chiuso con un ginocchiata - come previsto da alcuni funzionari del Mef che l’avevano sconsigliata di proporlo. L’obiezione di Scholz è stata improntata alla real-politik: chi governa e controlla gli aiuti alle imprese dei 27 paesi dell’Ue?

 

MACRON E SCHOLZ

L’atteggiamento di chiusura del cancelliere tedesco ha poi un altro, tosto motivo politico. La Meloni, per tagliare le sue radici sovraniste ed euro-scettiche e costruire una nuova immagine di sé all’estero, sta negoziando un’alleanza tra il gruppo dei Conservatori e Riformisti ECR, di cui è presidente, e il Partito Popolare Europeo (Ppe), in vista delle elezioni europee del 2024.

manfred weber antonio tajani

 

A fare da mediatore è il ministro degli esteri, Antonio Tajani, grande conoscitore degli equilibri tra i palazzi del parlamento europeo, nonché stretto amico del presidente del partito popolare, Manfred Weber. L’eventuale asse tra le due formazioni dell’Europarlamento sposterebbe a destra il baricentro del Partito popolare, al cui interno ora campeggiano, con tendenze più moderate, anime liberali e vecchi volponi democristiani (CDU).

 

RENZI MACRON GOZI

Un piano clamoroso perché una solida alleanza Ecr-Ppe cambierebbe la stessa maggioranza del parlamento a Bruxelles, dove i Socialisti & Democratici, fiaccati dallo scandalo mazzette Qatargate, sono piuttosto indeboliti politicamente. E il caos vuole che Scholz sia membro di quel partito socialdemocratico tedesco (SPD) che da un’alleanza Ppe e Conservatori sarebbe tagliato fuori.

mario draghi abbraccia emmanuel macron

 

Come sarebbe altrettanto fatto fuori l’altro leader europeo, Emmanuel Macron, che è alla testa di Renew Europe, formazione che raggruppa i liberali europei, lontani da conservatori e socialisti. Ecco: rompere i cojoni ai capoccioni dell’asse Francia-Germania, motore dell’Unione Europea, non sembra la mossa giusta della Ducetta della Garbatella, dopo appena tre mesi al governo.

 

Anche perché l’Italia con Draghi a Palazzo Chigi, in data 26 giugno 2021, aveva firmato un accordo con la Francia “per una cooperazione rafforzata nei settori industriale e culturale” - ricordato recentemente alla Meloni da Mattarella. Di più: quello firmato da Draghi e Macron doveva essere un accordo a due che in prospettiva doveva coinvolgere la Germania e preludere ad una forte intesa Italia-Francia-Germania.

SCAMBIO DI TWEET MACRON MATTARELLA - ANNIVERSARIO TRATTATO DEL QUIRINALE

 

La strategia europea del governo Meloni sta invece deragliando su un altro binario: scazzi con l’Eliseo sui migranti, irritatissimo anche per essere stato scavalcato con la trattativa sul gas algerino (l’Algeria viene considerata ancora “cosa loro”); porte in faccia da Scholz che non digerisce l’alleanza Ppe-Conservatori. Ecco perché il casino domestico Cospito-Donzelli-Delmastro è niente rispetto ai problemi europei che assediano “Io sono Giorgia”.

 

sergio mattarella emmanuel macron meeting 'il grido della pace' santegidio 3

 

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