matteo salvini silvio berlusconi giorgia meloni sicilia

DARSELE DI SANTA REGIONE – NEL CENTRODESTRA SI VOCIFERA DI UNO “SCAMBIO” TRA FORZA ITALIA E LEGA SU SICILIA E LOMBARDIA: L’IDEA È DI LASCIARE A SALVINI L’ISOLA, CANDIDANDO IL SEGRETARIO DEL CARROCCIO NINO MINARDO, IN CAMBIO DEL VIA LIBERA A LETIZIA MORATTI PER IL PIRELLONE – MA NON È COSÌ SEMPLICE: LA MELONI DIFFICILMENTE ACCONSENTIREBBE A MOLLARE IL “SUO” MUSUMECI AL PROPRIO DESTINO, DOPO TUTTO IL CASINO DEGLI ULTIMI MESI. E LA PRESTIGIACOMO…

1 - NELLA PARTITA DELLE REGIONALI SCAMBIO SICILIA-LOMBARDIA L'ISOLA A SALVINI, PIRELLONE A FI

Estratto dell’articolo di Claudio Reale per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI NELLO MUSUMECI

Nella strana estate della politica italiana spunta la pazza idea di uno "scambio" Forza Italia- Lega su Sicilia e Lombardia. La trattativa per scegliere il candidato da schierare nell'isola alle elezioni che dopo le dimissioni anticipate dell'uscente Nello Musumeci si terranno il 25 settembre si intreccia infatti con quella per le Regionali che la prossima primavera decideranno il nome del successore di Attilio Fontana.

 

In campo per la Sicilia ci sono lo stesso Musumeci, sostenuto da Fratelli d'Italia, il leghista Nino Minardo, la forzista Stefania Prestigiacomo e l'ex magistrato Massimo Russo, appoggiato dal Movimento per l'autonomia, ma dopo settimane di scontri i leader regionali del centrodestra hanno deciso di delegare la decisione a un tavolo nazionale.

 

matteo salvini e attilio fontana

 Lì potrebbe andare in scena il ribaltamento: i berlusconiani potrebbero cedere il passo a Minardo nell'Isola, ottenendo in cambio il via libera per Letizia Moratti (o, con una mossa a sorpresa, per Licia Ronzulli) al Pirellone.

 

In questo schema Fdi si "consolerebbe" con una compensazione in Sicilia - l'ipotesi è la presidenza dell'Assemblea regionale - e con il diritto di schierare il candidato governatore nel Lazio, puntando probabilmente sul capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida. […]

 

2 - LE LITI SULLA SICILIA, GLI AZZURRI NON CEDONO

Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”

 

letizia moratti e silvio berlusconi

S’è fatto sentire Berlusconi in Sicilia, bocciando l’ipotesi di «trattativa» che assegnerebbe la presidenza della Regione alla Lega in cambio della stessa carica per Forza Italia in Lombardia e per Fratelli d’Italia nel Lazio.

 

Dicono che il Cavaliere sia «arrabbiato e scocciato», deciso a chiudere la partita: «La Sicilia non può che essere assegnata a noi». Decisiva una telefonata a Gianfranco Miccichè, nel suo studio di Palazzo dei Normanni: «Chiudi. Punto e basta. A costo di rompere con questi alleati che abbiamo». E il coordinatore azzurro nell’isola: «Lei mi fa un grande regalo».

 

STEFANIA PRESTIGIACOMO SULLA SEA WATCH

Saltato un ventilato vertice romano sulla complicata scelta del candidato unitario, proseguono quindi i colloqui fra Palermo e Catania dove echeggia la rivendicazione azzurra attribuita al Cavaliere, come ripetono Miccichè, da coordinatore regionale, ma anche Stefania Prestigiacomo che da aspirante candidata pur tace con i cronisti, parca perfino con i suoi più stretti collaboratori: «Devo stare zitta. Le mie quotazioni risalgono e non posso rispondere manco ai veleni di Ignazio...».

 

Ignazio è il plenipotenziario di Giorgia Meloni, il «siculo» La Russa che continua a difendere la riconferma di Nello Musumeci in una estenuante trattativa dove, è certo, «Berlusconi non può avere detto quel che gli fanno dire».

 

MATTEO SALVINI ANTONINO MINARDO

E cioè che, dopo 28 anni, la guida della Sicilia spetterebbe a FI, come si legge anche in un recente documento con richiamo esplicito a una carica mai avuta nemmeno ai tempi del clamoroso 61 a 0. Implacabile La Russa: «Se non l’ha avuta quando era il primo partito, perché adesso che non è il primo partito? Non è linguaggio suo. Né può dire che gli spetta. Se a qualcuno spet ta, allora c’è l’uscente, Nello Musumeci».

 

GIORGIA MELONI NELLO MUSUMECI

Allo psicodramma del centrodestra fa eco quello del centrosinistra dove il Pd insiste su Caterina Chinnici, in attesa di conferma reale del sostegno dei Cinque Stelle — divisi sull’alleanza dopo la rottura a Roma — che pongono nove condizioni per proseguire insieme.

 

Sperano a sinistra di capitalizzare le divisioni del fronte opposto dove si capirà forse oggi se davvero potrà tramontare la contestata autocandidatura di Musumeci a vantaggio di un colonnello di Matteo Salvini, il segretario siciliano della Lega, Nino Minardo, nome non molto noto anche se esponente di una famiglia con un impero fondato su una diffusa rete di stazioni di rifornimento e su una TV seguita, «Video Regione».

Caterina Chinnici

 

È stata questa candidatura a scatenare la reazione di Miccichè e poi di Prestigiacomo, indispettita da La Russa perché, riferiscono i suoi amici, «s’è messo a dispensare patenti, a scartare, a fare i raggi X...».

 

Non le è andato giù il richiamo alla Sea Watch, al blitz che lei fece con Davide Faraone, altri e Fratoianni nel 2019 a bordo della nave tenuta al largo di Siracusa con i migranti a bordo da Salvini ministro.

IGNAZIO LA RUSSA A MEZZORA IN PIU

 

E La Russa: «Io nemmeno me lo ricordavo, ma alla Lega non hanno dimenticato. Non c’è un mio veto, ma una preclusione politica della Lega». Ha buona memoria anche Stefania, la ribelle di allora, un asso nella manica: «Sì, su quella nave salì con noi pure Valeria Sudano del Pd, oggi moglie di un leader della Lega e transitata nel partito di Salvini che non può avere posto veti».

STEFANIA PRESTIGIACOMO, NICOLA FRATOIANNI E RICCARDO MAGI IN GOMMONE VERSO LA SEA WATCH

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…