ursula von der leyen giorgia meloni raffaele fitto

LA DURA VITA DI UN “FASCIO-DEMOCRISTIANO” A BRUXELLES – RAFFAELE FITTO È VISTO COME UN ESTREMISTA DAI SOCIALISTI EUROPEI E COME TROPPO MODERATO DAI GRUPPI DI DESTRA – IL NEO VICEPRESIDENTE AVRÀ L'INGRATO COMPITO DI RIFORMARE I FONDI DI COESIONE UE E STRAPPARE LA PROROGA DEL PNRR (VISTI I RITARDI ITALIANI). MA SI RITROVERÀ QUEL MASTINO DI DOMBROVSKIS A LIMITARE I SUOI POTERI – A MELONI RIMANE LA GRANA DELLE DELEGHE AGLI AFFARI EUROPEI: TAJANI NON VUOLE ESSERE COMMISSARIATO DA ELISABETTA BELLONI…

1 - A CAPO FITTO

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresse

Quanto conterà Raffaele Fitto nella nuova Commissione europea? Nella girandola disinvolta delle deleghe fra i nuovi commissari di Ursula von der Leyen che significherà essere vicepresidente esecutivo? Cosa ha effettivamente ottenuto per lui Giorgia Meloni?

 

Secondo i detrattori le dimensioni del fondo a cui Fitto dovrà sovrintendere – circa ottocento miliardi della programmazione settennale dell'Unione – non rappresenta il metro della sua influenza. La risposta è più complessa di così. Fitto diventa commissario responsabile della Coesione nei mesi in cui è iniziata la discussione su come riformarla. […]

 

Ma c'è di più: Fitto, in condominio un altro vicepresidente – il lettone Valdis Dombrovskis – avrà il compito di fare una proposta complessiva di modifica. […]

 

LA SQUADRA DELLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN

Ce ne sarà bisogno: per allargare la maggioranza ai Conservatori europei, Von der Leyen ha perso per strada trenta dei quattrocento deputati europei che poche settimane fa l'avevano votata per un secondo mandato.

 

Come vicepresidente esecutivo Fitto avrà poi un altro compito, forse quello che gli garantirà maggior potere: il coordinamento di tutta la spesa per agricoltura, pesca e infrastrutture. Detta più semplicemente: se il valore complessivo delle risorse è distribuito proporzionalmente fra Paesi, Bruxelles ha il potere discrezionale di decidere quante risorse concedere per – a titolo di esempio – la pesca alla Grecia o l'agricoltura alla Polonia e l'Ungheria.

 

RAFFAELE FITTO ALL EUROPARLAMENTO

Spetterà a lui verificare la distribuzione corretta di quei tre capitoli di spesa. «Si tratta di circa il 75 per cento dell'intero bilancio comunitario», spiega Carlo Altomonte, professore alla Bocconi e fra i massimi esperti di integrazione europea. Difficile dire se a Meloni sia convenuto rinunciare a uno dei pochi ministri di cui si fidava quasi ciecamente, e a cui aveva dato un potere enorme.

 

Entro una settimana – quando le sue dimissioni saranno formalizzate – Meloni si troverà senza colui che gestiva i duecento miliardi straordinari del Pnrr, altri settanta della Coesione, la delega del Sud e per gli Affari europei. Visti gli enormi ritardi sulla gestione della spesa, come commissario Fitto si dovrà impegnare per cercare di strappare la proroga della scadenza di metà 2026 per realizzare tutte le opere previste dal Pnrr.

 

wopke hoekstra raffale fitto foto lapresse

Quell'ingrato compito per domani gli garantisce un potere contrattuale oggi con la premier, alla quale ha vivamente sconsigliato di spacchettare le sue deleghe da ministro.

 

Per questo – ormai è deciso – la gestione di Pnrr, Sud e fondi di coesione rimarrà a Palazzo Chigi. Resta solo da decidere se nominando un nuovo sottosegretario o meno. Discorso diverso vale per la quarta delega pesante di Fitto, quella agli Affari europei, che in un primo momento Meloni avrebbe voluto tenere per sé: con il passare delle settimane in lei è maturata la consapevolezza di doversi affidare ad una terza persona.

 

RAFFAELE FITTO - MEME BY EDOARDO BARALDI

Il perché lo spiega Enzo Amendola, che quella delega l'ha avuta sia da ministro nel secondo governo di Giuseppe Conte che da sottosegretario con Mario Draghi: «Le riunioni a Bruxelles sono continue, non meno di due la settimana, impensabile Meloni possa farsene carico personalmente. Il responsabile degli Affari europei è il collante fra tutti i ministri e Bruxelles, una sorta di leader sindacale a difesa di tutti i dossier che riguardano il Paese».

 

Meloni vorrebbe affidare quel ruolo all'ambasciatore – ed attuale capo del coordinamento dei servizi segreti – Elisabetta Belloni. La scelta di un tecnico non è casuale: la premier vuole per quella poltrona una persona di fiducia e con la necessaria esperienza diplomatica. Deve però fare i conti con i malumori del suo vice e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che per quella poltrona l'ha invitata a scegliere «il più politico dei politici». […]

 

2 - FITTO E I GIORNI DA «BIGAMO»

Estratto dell’articolo di Francesco Verderami per il “Corriere della Sera

 

raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresse

Per due giorni Fitto sarà politicamente bigamo: ministro di «Giorgia» e vice di «Ursula». Con la premier italiana sarà oggi a Cagliari, con la presidente europea si vedrà a Bruxelles la settimana prossima. Fino a venerdì sera, quando si dimetterà dal governo, il «Fitto di prima» assolverà al suo ruolo nell’esecutivo: stamattina accompagnerà Meloni in Sardegna per la firma del patto di coesione con la Regione, in attesa di tornare a Roma per preparare l’arrivo della sesta rata del Pnrr ed esaminare gli ultimi dettagli in vista della settima.

 

Ma il «Fitto di dopo» è già formalmente in carica, dato che il Parlamento europeo ha votato la fiducia a von der Leyen. E ieri nessuno ha notato differenze nel suo atteggiamento: come fosse ancora a Montecitorio, infatti, ha seguito il dibattito accennando appena un sorriso quando i suoi avversari gli hanno dato del «fascista».

 

raffaele fitto - vignetta by giannelli

Sapeva che i suoi accusatori — alla fine dei loro interventi — sarebbero andati a complimentarsi con lui, sussurrandogli un «lo so che farai bene». E così è stato. Perché il «Fitto di dopo», come il «Fitto di prima», è vaccinato al gioco politico.

 

Ed era consapevole che quell’epiteto gridato nell’Emiciclo di Strasburgo era in realtà un messaggio che gli eurodeputati mandavano ai loro elettori nazionali. Così i socialisti tedeschi, in vista del voto in Germania, si sono astenuti sulla nuova Commissione per rivitalizzare la base dell’Spd. E i popolari spagnoli sono stati polemici con von der Leyen per la scelta di Ribera, perché scommettono che a Madrid «Sanchez non reggerà, si dovrà dimettere e si andrà presto alle elezioni».

 

[…] in attesa del nuovo bilancio pluriennale  «Ursula» ha affidato al «Fitto di dopo» il tesoretto del governo europeo che sta nel dipartimento della Coesione. Così come «Giorgia» aveva dato al «Fitto di prima» la gestione del tesoretto italiano, che sta nel Pnrr. E allora «grazie Meloni» e «grazie von der Leyen», ha scritto nella sua pagina Facebook il vice presidente esecutivo. Che ha citato il «prezioso sostegno» di Mattarella e premiato Gentiloni «per il lavoro svolto in questi anni».

 

elisabetta belloni foto di bacco (4)

È il metodo diccì, tornato di moda come le vecchie formule politiche italiane: le maggioranze a geometrie variabili, le astensioni tecniche, le assenze pilotate. Ecco perché, mentre si sbriciolavano i socialisti, si assottigliavano i liberali, si disimpegnavano i verdi, e si spaccavano persino i Conservatori, i numeri per la Commissione sono apparsi più che sufficienti. Cinque anni fa, infatti, von der Leyen superò la prova della fiducia per appena nove voti: quelli dei cinquestelle. Non ci fosse stato «Giuseppi» non ci sarebbe mai stata «Ursula».

 

Il «Fitto di dopo» non dovrà calarsi in un nuovo ruolo, perché è lo stesso del «Fitto di prima». Semmai alle novità (non solo lessicali) dovranno abituarsi gli europarlamentari di Fratelli d’Italia. Raccontano, per esempio, che Fidanza quasi ci rimanesse secco ieri. È stato quando il capo del Ppe Weber — alludendo al partito di Meloni — ha detto con tono trionfale: «Il centro si allarga. Con il loro voto abbiamo conquistato la parte europeista dell’Ecr».

 

[...]

 

antonio tajani giorgia meloni alla camera foto lapresse

Ma il «Fitto di prima» ha ancora qualcosa da fare prima di lasciare il governo. Sono le ultime istruzioni alla struttura tecnica con cui ha gestito la revisione e poi l’attuazione del Pnrr. Una sorta di «pilota automatico» che fra quarantotto ore lascerà in eredità a Meloni. Tra ipotesi di interim e divisione del dicastero, una cosa è certa: la premier non spacchetterà quel team.

URSULA VON DER LEYEN E I NUOVI COMMISSARI UE A BRUXELLESRAFFAELE FITTO ALL EUROPARLAMENTO

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…