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IL DURO DI BERLINO - OGGI COMINCIANO I COLLOQUI ESPLORATIVI DI OLAF SCHOLZ PER FORMARE IL NUOVO GOVERNO CON VERDI E LIBERALI, E SARÀ LA FDP DI CHRISTIAN LINDNER A VENDERE CARA LA PELLE IN UNA EVENTUALE, E SEMPRE PIÙ PROBABILE, COALIZIONE SEMAFORO - IL LEADER DEL PICCOLO PARTITO È UN FALCO DEL RISPETTO DELLE REGOLE SUL DEFICIT E PUNTA AL MINISTERO DELLE FINANZE (NON SAREBBE UNA BUONA NOTIZIA PER L’ITALIA)

Uski Audino per "la Stampa"

 

olaf scholz

 «E domani si comincia»: è stato Olaf Scholz leader dell'Spd a dare il via alle danze che stamane alle 11 vedranno per la prima volta socialdemocratici, Verdi e Liberali intorno al tavolo per iniziare i colloqui esplorativi a tre in vista di una possibile coalizione di governo in Germania.

 

A dieci giorni dalle elezioni i due "piccoli" partiti, dopo speculari colloqui bilaterali con l'Unione Cdu-Csu e con l'Spd, hanno sciolto la riserva e comunicato di voler cominciare il negoziato con i socialdemocratici.

 

VOLKER WISSING, ANNALENA BAERBOCK, CHRISTIAN LINDNER, ROBERT HABECK

Sarà dunque una coalizione Semaforo a guidare il Paese in futuro? È presto per dirlo. Anche perché l'alternativa, con Verdi e Liberali più i conservatori, non è esclusa. È tenuta in vita non solo dal desiderio di Armin Laschet di restare al governo, ma anche dalla volontà di Verdi e Liberali di gestire le trattative da un punto di forza, con un piano B a portata di mano su cui fare leva.

 

annalena baerbock robert habeck

La buona notizia per l'Europa è che i tempi per la formazione di un nuovo governo a Berlino potrebbero essere più veloci di quanto temuto. Tutti hanno lanciato il segnale di voler fare in fretta, con riunioni a tappe forzate, sabato e domenica compresi, e decisioni cadenzate a ritmo di ore.

 

CHRISTIAN LINDNER

Le ragioni di tanta urgenza sono almeno tre. La prima è che si vuole dare un segno di discontinuità rispetto al 2017 quando ci vollero cinque mesi per fare il governo. La seconda è che si vuole dare un messaggio di responsabilità. La terza riguarda la possibilità che i Verdi vogliano sfruttare la debolezza momentanea dell'Unione, decapitata dopo le elezioni, per spostare l'ago della bilancia verso un governo con i socialdemocratici, a loro più favorevole.

 

«La Germania non deve ancora essere un freno per l'Europa» ha detto la deputata verde Franziska Brantner, motivando l'impulso alla velocità. Del resto in questo momento l'Spd è il partito più affidabile con cui instaurare una qualsiasi trattativa, anche per gli stessi Liberali. Lo conferma un sondaggio secondo il quale il 53% dei sostenitori dell'Fdp è a favore di una coalizione con Spd e Verdi, soluzione che riscuote il 59% dei consensi.

angela merkel armin laschet

 

Al contrario la Cdu è un partito acefalo costantemente cannoneggiato dall'alleata bavarese, che con Markus Söder vorrebbe portare a termine la sua offerta pubblica d'acquisto sulla leadership dell'Unione. La velocità delle trattative va di pari passo con la riservatezza dei colloqui.

 

christian lindner

Questa è la lezione imparata dal 2017, quando i contenuti delle «consultazioni sul balcone» della Cancelleria, dichiarati alla luce del sole passo dopo passo, resero complicatissimo trovare una sintesi. Per questo i leader che si sono succeduti ai microfoni in questi giorni hanno indicato la riservatezza come una precondizione di qualsiasi accordo.

 

OLAF SCHOLZ ANGELA MERKEL

Dalle mezze parole pronunciate, tuttavia, emerge che i Liberali di Christian Lindner sono quelli che venderanno più cara la pelle in un'eventuale coalizione Semaforo. «L'Fdp entra solo in un governo di centro dove sia forte il valore della libertà e un impulso al rinnovamento del Paese» ha detto ieri Lindner. Non è affatto escluso che l'Spd abbia già proposte in mano per l'Fdp che vadano in direzione della «modernizzazione industriale ed economica», di cui ha riparlato ieri Scholz, e offerte per una spinta al «cambiamento climatico» per venire incontro ai Verdi. Il pomo della discordia con i Liberali riguarda ancora e sempre le finanze pubbliche.

 

Come finanziare, senza l'intervento dello Stato e non in deficit, gli investimenti necessari per «ammodernare il paese»? Lo sapremo presto. Oggi nel suo lungo addio, Merkel sarà ricevuta in visita dal Papa e poi vedrà il premier Mario Draghi. Osserverà dalla città eterna le prime fasi di un governo senza la sua Cdu.-

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