ielo pignatone

FAVA AMARA PER L’ENI - NELL'ESPOSTO DEL PM ROMANO STEFANO FAVA INVIATO AL CSM ACCUSA I SUOI SUPERIORI PIGNATONE E IELO: “SI OPPOSERO AL FERMO DEL FACCENDIERE AMARA PER I SOLDI DELL’ENI” – “IL 27 APRILE 2018 RISULTA UNA DAZIONE DI 27 MILIONI DI EURO DALL'ENI (ATTRAVERSO LA DITTA NAPAG, RICONDUCIBILE AD AMARA, NDR), E IO ESORTAVO I COLLEGHI A INVESTIGARE SU DI LUI” - PER FAVA PIGNATONE E IELO ERANO INCOMPATIBILI CON LE INDAGINI A CAUSA DI ALCUNI VECCHI INCARICHI DI LAVORO RICEVUTI DA...

Giacomo Amadori per “la Verità”

Palamara e Pignatone

 

L' esposto del pm romano Stefano Fava inviato al Csm contro i suoi superiori Giuseppe Pignatone (capo dell' ufficio sino a maggio) e Paolo Ielo (procuratore aggiunto) è stato liquidato da tutti i media come una sorta di polpetta avvelenata. Ma Fava ha difeso il suo atto d' accusa con le unghie il 4 giugno scorso, quando è stato interrogato dai pubblici ministeri Mario Formisano e Gemma Miliani con l' accusa di rivelazione di segreto e favoreggiamento a vantaggio del pm Luca Palamara, indagato per corruzione.

 

PAOLO IELO

IL CASO AMARA - Nel verbale, non segretato e acquisito dal Csm, ha raccontato di quando nell' inchiesta sul faccendiere Piero Amara e sul lobbista Fabrizio Centofanti emerse per la prima volta il nome di Palamara: «Subito gli ho riferito (a Ielo, ndr) che dovevo astenermi (per l' amicizia che li legava, ndr) Ielo mi disse che eravamo tutti "sulla stessa barca"». Un piccolo aneddoto che ben spiega il motivo per cui Palamara e il suo trojan stanno inguaiando così tante toghe.

 

Fava ha pure evidenziato tutte le presunte anomalie nelle indagini svolte sul conto di Amara, arrestato nel febbraio del 2018, ma che secondo il pm aveva goduto di un trattamento troppo morbido rispetto alla gravità dei reati commessi successivamente al suo arresto: «È vero che Amara è stato arrestato nel 2018, ma quel giorno gli vengono contestate due ordinanze», firmate dai tribunali di Roma e Messina.

giuseppe pignatone

 

Come dire che non arrestarlo era impossibile. Ma dopo succede qualcosa: «Il 27 aprile 2018 risulta una dazione di 27 milioni di euro dall' Eni (attraverso la ditta Napag, riconducibile ad Amara, ndr), e io esortavo i colleghi a investigare su di lui, lui mai ha collaborato realmente con noi, ha riferito solo circostanze di comodo che ci hanno permesso di arrestare quattro pensionati.[]».

 

Per Fava i suoi due superiori erano incompatibili con le indagini a causa di alcuni vecchi incarichi di lavoro ricevuti dai fratelli di Pignatone e Ielo dallo stesso Amara e dall' Eni, di cui Amara era legale esterno.

 

Domenico Ielo

«Io ancora non comprendo come non si possa ritenere incompatibile il dottor Ielo rispetto ad Amara quando egli mi scrive espressamente di dover eliminare dal suo schema decisorio la vicenda Napag» ha dichiarato il pm a Perugia.

 

L'INCHIESTA «SCIPPATA» - Dove ha descritto come gli sarebbe stata «scippata» l'inchiesta su Amara, il mese dopo che era stato iscritto sul registro degli indagati: nel dicembre 2016 «mi viene comunicato di fare lo stralcio di otto posizioni compreso Amara». Il fascicolo viene coassegnato e non è più esclusiva di Fava.

piero amara

 

Cambia anche la polizia giudiziaria: l' indagine, prima affidata al Valutario della Finanza, passa al Gico delle Fiamme gialle. «Nel provvedimento del 22 dicembre 2016 a firma del dottor Ielo si spiega la ragione [] revoca su cui io non ero d' accordo» si legge nel verbale.

Ma le stranezze non sarebbero finite. Nel dicembre 2018 Fava chiede l'arresto del commercialista M. L., indagato insieme ad Amara in un filone delle inchieste sulle sentenze pilotate al Consiglio di Stato. Lo stesso M. L. aveva ricevuto un ricco arbitrato insieme al padre di un giudice arrestato per corruzione e, una volta indagato, aveva scelto come avvocato Salvino Mondello, difensore di Amara, e, si dice in un' intercettazione, «testimone di nozze» dello stesso Ielo.

descalzi

 

Nel dicembre 2018 Ielo aveva dichiarato «di non poter trattare il procedimento e quindi di non poter vistare la misura, in quanto il fratello aveva ricevuto degli incarichi dall' Eni».

Ma il 29 gennaio 2019 l' aggiunto Rodolfo Sabelli avrebbe condotto Fava nell' ufficio di Ielo e questi gli avrebbe detto che in quel fascicolo «si sarebbe occupato dei reati di turbativa d' asta e di corruzione».

 

RODOLFO SABELLI

Fava fa notare chi sia l' avvocato di M. L. e il giorno successivo invia la nomina di Mondello a Ielo. Il 13 febbraio i due aggiunti comunicano che non intendono avallare la richiesta di arresto di M. L..

 

L' INFORMATIVA - L' 8 febbraio Fava torna alla carica e predispone una richiesta di manette contro Amara per autoriciclaggio, dopo aver letto un' informativa della Finanza e dopo essersi convinto «delle argomentazioni della polizia giudiziaria». «Anche su tale richiesta il dottor Sabelli non appone il visto [] e invia gli atti al dottor Pignatone che dopo una richiesta di chiarimenti [] formalizza il diniego di visto».

fabrizio centofanti

 

Dopo un lungo carteggio con Pignatone, poi segretato, a Fava, il 18 marzo, viene tolto il fascicolo. Anche per questo il pm inizia la sua battaglia un po' donchisciottesca, che viene strumentalizzata dai nemici, pare numerosi, di Ielo, e il 27 marzo presenta il suo esposto al Csm.

 

In Procura parte il tam tam, qualche giornalista infila nel calderone delle presunte accuse di Fava anche una consulenza da 250.000 euro affidata da Condotte spa al fratello di Ielo. Ma in realtà Fava non ne sapeva nulla: «Chi mi informa è il dottor Ielo. Ai primi di maggio 2019 entra nella mia stanza chiude entrambe le porte e mi comunica che il fratello aveva ricevuto degli incarichi da Eni dal 1999».

 

Ma non solo. Cita anche Condotte, sottolinea di essersi sempre «astenuto» e chiede a Fava di «controllare il procedimento» in cui era stata coinvolta la sorella del commissario di Condotte: «Mi disse di verificare che lui aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati e che "aveva fatto il suo dovere"».

LUCA PALAMARA ADELE ATTISANI

 

Una versione che non ha convinto Fava, il quale, però, non si sente un favoreggiatore di Palamara, sebbene sapesse che il collega fosse animato da interessi personali e che tra lui e Ielo «non corressero buoni rapporti».

Ma Fava non vede la «correlazione» tra il suo esposto e l' indagine che si sta svolgendo a Perugia su Palamara: «Io volevo indagare su Amara [] secondo me l' origine del dissidio è questa e questo io contesto al dottor Ielo».

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….