bonafede pignatone palamara (1)

FIFA BLU PER FOFÒ - DAL CELLULARE DI PALAMARA SI RICOSTRUISCONO I PRIMI DUE ANNI DI GOVERNO GRILLINO: A POCHI GIORNI DALLA NOMINA A MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, BONAFEDE SI TROVA PIGNATONE IN UFFICIO PER ESSERE INTERROGATO SUL CASO DELLO STADIO DELLA ROMA, E SOPRATTUTTO SUL PERCHÉ AVESSE APPIOPPATO LANZALONE ALLA RAGGI. IL MANAGER DUE GIORNI DOPO FINÌ AI DOMICILIARI, POI SALTÒ L'INCARICO PER IL DAP PROMESSO A DI MATTEO, PER LA GIOIA DI PALAMARA

 

Giacomo Amadori e Simone Di Meo per “la Verità

 

luca lanzalone virginia raggi foto lapresse 3

Quello di due anni fa fu un giugno davvero caldo per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Al momento dell' insediamento si ritrovò, infatti, nella scomoda posizione di testimone nell' esplosiva inchiesta sulle mazzette per lo stadio della Roma, indagine che dopo due giorni avrebbe portato all' arresto dell' imprenditore Luca Parnasi e del presidente dell' Acea Luca Lanzalone, professionista legato a doppio filo al mondo 5 stelle. Per lui quella da Guardasigilli fu davvero un' iniziazione traumatica. E le chat allegate agli atti dell' indagine per corruzione a carico di Luca Palamara aprono nuovi squarci su quei giorni e aiutano a rileggere, sotto un' altra ottica, anche alcune polemiche di oggi.

 

nino di matteo alfonso bonafede

I messaggini più interessanti sono quelli tra l' ex pm della Capitale e Maria Casola, giudice del lavoro a Napoli distaccato nella Capitale come capo dipartimento per gli Affari della giustizia. Una delle quinte colonne ministeriali di Palamara. È l' 11 giugno 2018, e il governo Lega-M5s si è insediato da poco più di una settimana. Ci sono tutti i posti di sottogoverno da assegnare. «Ma Pignatone ambisce a incarichi ministeriali?» gli scrive lei. «Io penso siano solo le solite ridde di voci su tutti», risponde il boss di Unicost. «E com' è che viene spesso?» insiste Casola.

 

Palamara si incuriosisce: «Con Bonafede o Cesqui (Elisabetta Cesqui, ex capo di Gabinetto del ministro Andrea Orlando ed esponente di punta della corrente di sinistra di Magistratura democratica, ndr)?». Il giudice partenopeo: «Non lo so da chi va. So che passa nel corridoio. Ma non lo dire ti prego».

 

giuseppe pignatone (2)

La spiegazione di Palamara è interlocutoria: «Ci sono questioni che lui aveva aperte con il ministero su vari fronti... Però nulla toglie che possa parlare anche di altro». Dopo qualche giorno, i due si risentono e l' allora consigliere del Csm spiega: «Quanto a Pigna (la voce dell' incarico ministeriale, ndr) era totalmente infondata». Lo conferma anche la Casola che aggiunge un dettaglio: «Sì, sì era venuto per indagine... Ma Bonafede rischia di saltare secondo te?». Palamara è sibillino: «Delicata».

 

I due magistrati fanno riferimento al procedimento per la costruzione del nuovo impianto calcistico dei giallorossi. Il nome del Guardasigilli, seppur non indagato, emergeva ripetutamente nel fascicolo e nel verbale della stessa sindaca della Capitale, Virginia Raggi.

 

Proprio l' 11 giugno, quando la Casola scrive a Palamara, Pignatone e l' aggiunto Paolo Ielo si presentano in via Arenula per sentire a sommarie informazioni il neo ministro. Dalle carte risulta questo solo incontro, nonostante la capa del Dag avesse chiesto perché Pignatone venisse così «spesso».

PAOLO IELO

 

«Lanzalone [] aveva [] la nostra fiducia e per tale ragione è stata presentata alla sindaca» racconta il ministro all' ex capo della Procura di Roma. «Io stesso partecipavo alle riunioni sullo stadio [] Lanzalone ha dato una serie di consigli legali [] originariamente si occupava solo dei problemi connessi ai profili risarcitori relativi a un' eventuale revoca della decisione della costruzione dello stadio». Un catenaccio che deve aver fatto sudare il povero Bonafede.

 

Due giorni dopo la stesura di quel verbale Lanzalone finisce ai domiciliari per corruzione insieme con Parnasi e altri soggetti. Chissà che fifa blu avrà assalito il Guardagilli. Che si trova ad affrontare una tale prova del fuoco da neofita.

 

Va sottolineato che proprio negli stessi giorni, con Pignatone che cammina «nel corridoio» e pone domande, facendo sentire il peso del suo carisma e del suo potere, il ministro decide di scaricare uno dei magistrati di riferimento dell' universo grillino, quel Nino Di Matteo che, a Palermo, aveva avuto una difficile convivenza proprio con Pignatone procuratore aggiunto. Una coincidenza temporale, sicuramente. Fatto sta che, ultimamente, Di Matteo ha rivelato che Bonafede gli aveva offerto la direzione del Dap salvo poi scegliere a sorpresa Francesco Basentini che si dimetterà per lo scandalo dei boss scarcerati durante l' emergenza coronavirus.

alfonso bonafede francesco basentini 1

 

Basentini era sostituto procuratore a Potenza ed era iscritto a Unicost, la corrente di Pignatone e Palamara.

Come emerge dal resto delle chat dell' indagine di Perugia.

Il 20 giugno, una settimana prima della nomina ufficiale, Casola chiede: «Di Matteo?».

Palamara anticipa: «Niente».

La donna domanda ancora: «Basentini che corrente è?». Il pm di Roma spiega: «È del nostro concorso vicino a noi bravo ragazzo cugino di Speranza di Leu molto amico di Pucci. Che lo ha voluto».

 

In quel mese di giugno del 2018 le nomine di via Arenula scatenano gli appetiti dei magistrati di tutta Italia e il povero Fofò prova a riempire le caselle con la sua agenda, a onor del vero, piuttosto spoglia.

 

roberto rossi

C' è una chat tra Palamara e l' amico procuratore Paolo Auriemma che ben descrive il clima di quei giorni: «Se ho capito bene Ariolli (Giovanni, consigliere della Cassazione, ndr) sta chiedendo curricula a magistrati per vedere chi deve essere mandato al ministero e questo lo sta facendo perché glielo ha chiesto Fabrizio Di Marzio (pure lui consigliere della Cassazione e docente universitario) al quale lo ha chiesto Conte (Giuseppe, in quel momento neo premier, ndr)».

 

In effetti Di Marzio viene considerato un magistrato molto vicino al presidente del Consiglio. Ma nel giugno del 2018 Conte è ritenuto un burattino nelle mani dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E infatti tra le toghe viene considerata una strada più efficace quella che raggiunge il grillino doc Bonafede tramite il futuro vicecapo di gabinetto Leonardo Pucci.

 

Continua Auriemma: «Di Marzio è una persona che con piacere non frequento. Per altro stamattina mi ha detto Roberto Rossi (ex procuratore del caso Banca Etruria, ndr) che il collega di Arezzo (Pucci, ndr) sta facendo delle resistenze ad andare come capo di gabinetto perché è persona seria e consapevole e capisce forse di non essere in grado».

 

In sostanza Bonafede, che aveva deciso di non mettere il ministero unicamente nelle mani degli uomini di Pier Camillo Davigo e Di Matteo, scegliendo anche magistrati di altre correnti, non riesce a trovare toghe di primo piano pronte alla bisogna. Pucci si sarebbe tirato indietro e il Guardasigilli sarebbe stato costretto a ripiegare su Fulvio Baldi, sostituto pg della Cassazione diventato famoso, nel 2016, per aver chiesto l' assoluzione nel processo Mediatrade per Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi. Baldi, dopo quasi due anni, verrà travolto dalle chat e dalle conversazioni con Palamara.

FULVIO BALDI

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…